Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it
La figura dell’amministratore di condominio è fondamentale per la gestione efficiente e ordinata di un edificio condominiale. Tra le sue numerose mansioni, rientrano la gestione delle parti comuni, la riscossione delle quote condominiali, la convocazione dell’assemblea e l’esecuzione delle delibere.
Proprio per l’importanza di queste funzioni, è naturale chiedersi quali requisiti debba possedere per ricoprire questo incarico e se sia necessaria un’abilitazione specifica o l’iscrizione a un albo professionale.
Scopriamo quali sono i titoli richiesti dalla legge per essere nominati amministratore di condominio e quali conseguenze possono verificarsi nel caso in cui tali requisiti manchino.
Attualmente, in Italia non esiste un Albo professionale pubblico gestito dallo Stato o da un ordine (come per avvocati o ingegneri). Tuttavia, l’attività è fortemente regolamentata dall’art. 71-bis disp. att. c.c.
La legge riconosce alle associazioni di categoria nazionali (come ANACI, ANAIP, ANAMMI) il compito di certificare i propri iscritti ai sensi della Legge 4/2013. Sebbene l’iscrizione a una di queste associazioni sia facoltativa, il possesso dei requisiti di studio e formazione previsti dalla legge resta rigorosamente obbligatorio per tutti i professionisti esterni.
L’iscrizione ad un albo di categoria può essere vista come una garanzia di professionalità e competenza, ma non è un requisito obbligatorio per svolgere l’attività. Più importanti sono le responsabilità penali e civili cui è chiamato un amministratore condominiale.
Dunque, l’albo di categoria non è un obbligo, ma solo una garanzia in più di professionalità e competenza. Tuttavia, l’amministratore di condominio riveste un ruolo delicato e complesso, connesso a diverse responsabilità che prevedono anche oneri e conseguenze. Per legge, è chiamato a:
L’amministratore di condominio svolge un ruolo fondamentale per la gestione del condominio. Pur non essendo obbligatoria l’iscrizione ad un albo professionale, è consigliabile scegliere un professionista con esperienza e competenze adeguate, in grado di assolvere correttamente ai suoi compiti e di tutelare gli interessi del condominio.
La legge italiana prevede alcuni requisiti minimi per poter svolgere l’incarico di amministratore di condominio. In generale, sono richiesti:
L’amministratore è legato ai singoli condomini da un rapporto di mandato con rappresentanza ed è tenuto al rispetto delle regole descritte nel Codice Civile all’articolo 1129 che tratta di nomina, revoca ed obblighi dell’amministratore di condominio e richiama le disposizioni civilistiche sul mandato.
L’abilitazione alla professione di amministratore viene conseguita solo dopo aver svolto un corso ad hoc e superato un esame, ai quali seguono corsi di aggiornamento periodici.
L’assemblea può verificare l’abilitazione effettiva al momento della nomina dell’amministratore, domandando alla figura individuata di mostrare la documentazione che attesti la presenza dei requisiti di onorabilità e professionalità:
Se l’amministratore condominiale è già in carica ma non convince la sua attendibilità, si possono fare alcune ricerche per capire se davvero è abilitato alla professione che sta svolgendo, richiedendo:
Se l’amministratore di condominio non possiede i requisiti di onorabilità e professionalità previsti dalla legge, oppure li perde nel corso del mandato, possono verificarsi diverse conseguenze, a seconda della situazione concreta.
In particolare: