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Musica alta in condominio gli orari da rispettare e cosa si rischia
Controversie e vicinato 28 settembre 2023

Musica alta in condominio: gli orari da rispettare e cosa si rischia


La musica alta o il suono di strumenti musicali all'interno di un condominio possono essere fonte di disturbo: ecco cosa dicono le normative al riguardo.
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Vinci Formica

Ex collaboratrice esterna di Immobiliare.it

All’interno di un condominio, una delle più frequenti cause di controversie tra vicini di casa è costituita da rumori e schiamazzi di varia origine. Tra le possibile fonti di disturbo, la musica alta, magari in orari di riposo, è una di queste. 

La legge e i regolamenti stabiliscono delle specifiche fasce orarie in cui si possono suonare strumenti musicali e in ogni caso il buon senso dovrebbe consigliare comportamenti idonei a una civile e rispettosa convivenza tra condomini.

Vediamo cosa dicono le normative circa la musica in condominio e quali sono gli orari da rispettare

Cosa dice la legge sulla musica in condominio

L’articolo 14 del Codice del Condominio, relativo ai divieti a carico dei condomini, dice espressamente che: “È vietato arrecare disturbo agli altri condomini, specie nelle ore di riposo diurno e notturno”.

Gli orari garantiti per il riposo sono considerati quelli compresi tra le ore 13 e le 15 e tra le ore 23 e le 8 del mattino

All’interno di queste fasce orarie ogni rumore, naturale o artificiale, deve pertanto essere ridotto o attenuato in modo da non arrecare fastidio agli altri residenti e da non ledere il loro diritto al riposo. 

Tra i vari rumori che devono essere sottoposti a questi limiti, oltre a quelli dovuti a lavori domestici o ristrutturazioni e a schiamazzi, vi è anche la musica ad alto volume. 

Le prescrizioni dei regolamenti condominiali

Oltre alla norma generale, ogni condominio ha un proprio regolamento che definisce in modo più preciso cosa è concesso fare o meno all’interno delle singole abitazioni per evitare di arrecare disturbo ai vicini, quali sono le norme di comportamento e quali i divieti. 

I regolamenti di condominio potrebbero cioè contenere clausole più restrittive rispetto a quanto stabilito dalla legge.

Pertanto, oltre a fare riferimento alla normativa generale del condominio, occorre vedere se il proprio regolamento contenga ulteriori indicazioni che riguardano in modo specifico l’ascolto della musica o la possibilità di suonare strumenti musicali. 

Generalmente si tratta di fasce orarie ben definite in cui è consentito l’utilizzo di strumenti musicali.

Per esempio, in alcuni regolamenti potrebbe esserne esplicitamente consentito l’uso solo in precise fasce orarie, ossia dalle ore 10 alle ore 12 al mattino e dalle ore 16 alle ore 20 al pomeriggio.

Per chi suona uno strumento, è bene quindi controllare il regolamento del proprio condominio e attenersi alle disposizioni in esso contenute, al fine di evitare non solo contrasti con gli altri condomini dello stabile, ma anche sanzioni amministrative e conflitti legali.

Cosa fare se un vicino disturba suonando uno strumento?

La normativa attualmente vigente relativa al suono di uno strumento in condominio pone una differenza sostanziale tra due diverse situazioni, indicando le relative contromisure da adottare per bloccare il suono e fermare il disturbo per gli abitanti dell’immobile.

Infatti, se il disagio coinvolge tutto il complesso residenziale, allora è sempre possibile rivolgersi alle forze dell’ordine con una segnalazione per disturbo della quiete pubblica. In questo caso diventa compito dei carabinieri o della polizia quello di avviare un procedimento penale nei confronti del soggetto interessato.
Cosa diversa invece si verifica quando il suono degli strumenti arrechi un danno solamente alle unità abitative adiacenti. In questo caso la segnalazione alle forze dell’ordine non è uno strumento utilizzabile per risolvere la situazione.

Come stabilito dai giudici della Corte di Cassazione, se l’attività musicale infastidisce solamente gli appartenenti attigui, i relativi proprietari possono procedere con una diffida nei confronti del responsabile. La questione può anche finire in tribunale nel caso in cui la persona interessata si rifiuti di smettere: in quella sede, sarà compito della giustizia accertarsi sul reale stato delle cose ed individuare eventuali danni provocati dal suono emesso.

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