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persone parlano davanti al palazzo
Parti e Impianti Comuni • 1 ottobre 2026

Infermiere in condominio: chi è di cosa si occupa


La Liguria studia un progetto per portare l’assistenza infermieristica nei grandi condomìni, utilizzando anche le vecchie portinerie come presìdi di prossimità.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Dalla portineria inutilizzata a un piccolo presidio sanitario sotto casa: questa è l’ipotesi su cui sta lavorando l’Assessorato alla Sanità della Regione Liguria, con un progetto pensato soprattutto per anziani e persone con ridotta autonomia. L’iniziativa è ancora in fase di elaborazione, ma individua nel condominio un possibile nuovo punto di accesso ai servizi di assistenza territoriale.

Come dovrebbe funzionare l’infermiere di condominio

Il punto di partenza è ridurre gli spostamenti delle persone più fragili e avvicinare l’assistenza ai luoghi in cui vivono. In Liguria molti over 65 sono già seguiti a domicilio nell’ambito dell’assistenza domiciliare integrata; il passo ulteriore ipotizzato dalla Regione è concentrare parte di questi servizi all’interno dei grandi complessi residenziali, con un piccolo ambulatorio e un’équipe infermieristica dedicata.

Per ora, però, non c’è ancora un progetto approvato dalla Giunta regionale. L’assessorato sta lavorando alla sperimentazione e avrebbe già individuato un primo grande condominio nel quale effettuare un sopralluogo. È quindi una proposta in fase preparatoria, non un servizio già disponibile per i residenti.

Secondo l’impostazione finora illustrata, gli infermieri sarebbero professionisti già in servizio nel sistema sanitario regionale e svolgerebbero parte del turno direttamente nel condominio. Solo in caso di organici insufficienti verrebbe valutato il ricorso a nuove assunzioni.

Genova dovrebbe essere il primo banco di prova, ma si inspira alle esperienze di assistenza di prossimità già diffuse in alcuni Paesi del Nord Europa, dove servizi sanitari di base e residenzialità sono più frequentemente integrati. Secondo l’assessorato, se la sperimentazione prenderà forma nei termini annunciati, la Liguria potrebbe essere la prima Regione italiana a tentare un’applicazione strutturata del modello condominiale, oltre le singole iniziative locali.

Il quadro normativo già esistente

L’idea dell’assistenza di prossimità non parte da zero. Il DM 77/2022, adottato nell’ambito della riforma dell’assistenza territoriale collegata al PNRR, ha definito anche il ruolo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFeC), professionista chiamato a operare a contatto con famiglie e comunità e a facilitare l’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari. Il progetto ligure prova quindi a trasportare questa logica dentro un grande condominio.

Lo stesso decreto ha definito anche altri tasselli della rete territoriale, come le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le Centrali Operative Territoriali, pensati per spostare parte dell’assistenza sanitaria fuori dagli ospedali e più vicino ai luoghi di vita delle persone. 

In Liguria la riorganizzazione dell’assistenza territoriale è già in corso. La Regione sta attivando 32 Case della Comunità, destinate a diventare punti di riferimento per bisogni sanitari e sociosanitari, presa in carico dei pazienti cronici e gestione delle patologie a bassa complessità. L’infermiere di condominio si inserirebbe, quindi, in una rete più ampia e non come struttura autonoma.

Da questo punto di vista, il progetto non introduce oggi una nuova figura professionale né una disciplina speciale per il condominio. La novità è soprattutto organizzativa: utilizzare uno spazio comune dell’edificio come presidio di prossimità, avvicinando alcune prestazioni infermieristiche ai residenti e riducendo, almeno in prospettiva, la necessità di spostamenti o visite domiciliari individuali.

I dati della Liguria

La scelta della Liguria ha anche una ragione demografica. Al 1° gennaio 2025 i residenti con almeno 65 anni erano 441.036 su 1.510.143 abitanti, circa il 29,2% della popolazione regionale. Un dato che aiuta a capire perché la Regione stia cercando soluzioni capaci di portare una parte dell’assistenza direttamente nei luoghi di vita quotidiana.

Resta un passaggio decisivo: trasformare l’idea in un progetto operativo. Al momento la sperimentazione è ancora interna all’assessorato, non è stata approvata dalla Giunta e non sono stati definiti in via definitiva gli edifici coinvolti. Il criterio iniziale sembra comunque orientato verso grandi complessi con molti residenti e spazi comuni utilizzabili, più che verso una selezione basata esclusivamente sul disagio sociale.

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