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Affitto
Contratti e Documenti 27 marzo 2023

Aumento del canone di affitto: come avviene l’adeguamento all’inflazione


Esistono alcune condizioni particolari in cui l’affitto può essere aumentato per fare fronte all’inflazione. Ecco quali sono.
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Gloria Negri

Ex collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Generalmente, il padrone di casa non può chiedere un aumento del canone all’inquilino per l’intera durata del contratto d’affitto.

Una richiesta di questo tipo risulterebbe illegittima.

L’unico caso in cui il padrone di casa può chiedere un aumento del canone di locazione, in corso di esecuzione del contratto, è per adeguarlo all’inflazione secondo gli indici Istat.

Infatti, nel momento della stipula di un contratto di locazione, le parti possono inserire una clausola che preveda l’adeguamento all’inflazione dell’affitto.

Aumento del canone di locazione: come può venire richiesto?

L’aumento può essere pari al 100% dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

Le parti sono libere di concordare che l’aggiornamento del canone avvenga automaticamente, di anno in anno, oppure su richiesta del padrone di casa.

Nel primo caso, il locatore può pretendere l’aggiornamento in qualsiasi momento ed ha, inoltre, il diritto ad ottenere eventualmente anche gli arretrati degli ultimi cinque anni; nel secondo caso, è invece necessaria una richiesta esplicita.

La domanda di adeguamento del canone all’inflazione può avvenire anche informalmente, con lettera semplice o con richiesta verbale.

L’aggiornamento del canone decorrerà dal mese successivo a quello in cui ne viene fatta richiesta.



Adeguamento del canone di locazione all’inflazione: come avviene

Di norma, la clausola di aggiornamento del canone di affitto all’inflazione fa riferimento agli indici pubblicati dall’Istat. In alcuni casi è, però, possibile prevedere anche criteri differenti, purché rispettino determinate clausole ovvero:

L’adeguamento del canone di affitto all’inflazione può essere:



Aumento del canone di inflazione: i casi della cedolare secca e degli immobili ad uso commerciale

La cedolare secca è un’aliquota fissa introdotta nel 2011 che sostituisce le altre tasse dovute sulle locazioni.

Nel caso di contratti di affitto con cedolare secca, il locatore non può chiedere l’aggiornamento del canone all’inflazione accertata dall’Istat, infatti:

L’aumento del canone per immobili ad uso commerciale è vietato. Nella locazione ad uso commerciale infatti è nulla ogni pattuizione che aumenti il canone già determinato e previsto a contratto. Tale divieto è sancito dall’articolo 79 della legge sull’equo canone.

*Questo contenuto ha scopo informativo e non ha valore prescrittivo. Per un’analisi strutturata su ciascun caso personale si raccomanda la consulenza di professionisti abilitati.

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