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Contratti e Documenti 8 agosto 2024

Che cos’è e come funziona la residenza virtuale?


La legge prevede in alcuni casi specifici l'attribuzione di una residenza virtuale: che cos'è, come funziona e chi ne ha diritto?
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Vinci Formica

Ex collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Quando si parla di residenza, ci si riferisce al luogo in cui una persona ha la propria dimora abituale, così come è normato dall’articolo 43, comma 2, del Codice Civile. Esiste però anche la cosiddetta residenza virtuale.

Ma che cos’è esattamente?

Vediamo di cosa si tratta e come può essere attivata.

Che cos’è la residenza virtuale

Come risulta intuitivo dalla sua denominazione, si tratta di una residenza non reale, non fisica, ma esistente solo virtualmente. A differenza di quella fittizia, che costituisce un reato e che di solito è dichiarata per ottenere in modo fraudolento vantaggi fiscali, la residenza virtuale è legittima e prevista dalla legge.

È concessa ai soggetti senza fissa dimora, che risultano tali per scelta o per difficoltà economiche e che pertanto non hanno un’abitazione e vivono per strada.

Tali soggetti, non avendo quindi una residenza, non sono in alcun modo rintracciabili. L’attribuzione di una residenza virtuale serve a ovviare a questi problemi. 

Come funziona la residenza virtuale

Chi è senza fissa dimora e normalmente vive in una determinata città deve richiedere l’iscrizione all’Anagrafe del Comune. Il Comune, una volta ricevuta la richiesta, deve provvedere ad attribuire al richiedente una residenza.

Si tratta quindi di un obbligo previsto dalla legge sia per il cittadino sia per il Comune, e allo stesso tempo anche di un diritto che deve essere garantito a tutti i cittadini.

La residenza in concreto non esiste, ma nonostante ciò possiede valore giuridico. Essa permette al cittadino senza fissa dimora di ottenere documenti o servizi, per esempio avere la carta d’identità o la tessera sanitaria oppure ottenere il permesso di soggiorno. 

Il soggetto senza fissa dimora deve poi comunicare ogni successiva variazione o trasferimento, per esempio in un’altra città o regione, in modo che venga aggiornata l’anagrafe della popolazione residente nei comuni interessati. 

La legge n. 94 del 15 luglio 2009, infine, ha istituito presso il Ministero dell’Interno un registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora, che è gestito dalla Direzione centrale per i servizi demografici. 

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