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Contratti e Documenti 11 settembre 2025

Guida alla tassazione degli affitti: cedolare secca o regime ordinario, cosa e quando conviene


Cedolare secca o ordinario? Aliquote, imposte, affitti brevi 21% o 26% e CIN 2025. Esempi numerici e criteri pratici per decidere quando conviene.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Stai cercando una guida alla tassazione degli affitti ma non sapete da dove iniziare? Non preoccuparti: comprendere le differenze, capire cosa conviene e quando, è più semplice di quanto sembri. Ecco nel dettaglio come funzionano gli affitti con cedolare secca e quelli con regime ordinario.

Cos’è la cedolare secca e come funziona

La cedolare secca è un’alternativa alla tassazione ordinaria degli affitti. Invece di sommare il canone all’IRPEF, il proprietario paga un’imposta fissa sul reddito da locazione: il 21% per i contratti a canone libero e il 10% per quelli a canone concordato, se previsti dalla legge. Scegliendo questo regime non si devono versare l’imposta di registro né quella di bollo e la dichiarazione dei redditi risulta più semplice. L’unico vincolo è che, finché resta attiva la cedolare, il proprietario rinuncia ad aggiornare il canone, ad esempio in base all’indice ISTAT.

Cos’è il regime ordinario: tassazione IRPEF progressiva e possibilità di detrazioni

Con il regime ordinario, invece, l’affitto percepito viene sommato agli altri redditi del proprietario e tassato con le aliquote IRPEF a scaglioni: 23%, 35% e 43% dal 2025, più le addizionali regionali e comunali. In pratica, non si tassa l’intero canone ma solo il 95% (c’è uno sconto forfettario del 5% per spese). Nei contratti a canone concordato lo sconto è ancora maggiore: si calcola l’imposta solo sul 70% del canone. In questo regime restano valide tutte le detrazioni e deduzioni personali (per spese mediche, familiari a carico, bonus edilizi, ecc), che possono ridurre di molto l’imposta finale.

Differenze tra cedolare secca e regime ordinario

Per riassumere, le principali differenze sono:

Quali immobili possono essere affittati con cedolare secca

L’opzione riguarda unità abitative (categorie catastali da A/1 ad A/11) e relative pertinenze locate congiuntamente; sono esclusi gli immobili A/10 (uffici o studi privati). Il locatore deve essere persona fisica che non agisce nell’esercizio di impresa, arti o professioni, e la finalità contrattuale deve essere abitativa. L’inquadramento ufficiale è riportato nelle schede e nelle carte dei servizi dell’Agenzia delle Entrate.

AspettoCedolare seccaRegime ordinario
Aliquote21% (canone libero) o 10% (canone concordato)Aliquote IRPEF progressive: 23%, 35%, 43%
Imposte aggiuntiveNessuna imposta di registro o di bolloImposta di registro: 2% del canone annuo (ridotto al 70% per canone concordato) + imposta di bollo
Aggiornamento canoneNon consentito (no adeguamento ISTAT)Consentito, inclusi adeguamenti ISTAT
Base imponibileIntero canone annuo95% del canone (70% per canone concordato)
DetrazioniNon utilizzabiliUtilizzabili pienamente
ConvenienzaVantaggiosa per redditi medio-alti e chi non ha molte detrazioniPuò convenire per redditi bassi con detrazioni disponibili
Immobili ammessiUnità abitative (A/1–A/11, esclusi A/10) e pertinenze locate congiuntamenteNessuna limitazione particolare sugli immobili

Cedolare secca sugli affitti brevi: regole, limiti e novità dal 2025

Per le locazioni brevi fino a 30 giorni disciplinate dal D.L. 50/2017, i privati possono applicare la cedolare. Dal periodo d’imposta 2024 è in vigore la “doppia aliquota”: 21% su un immobile a scelta del locatore e 26% sugli altri immobili locati con la stessa modalità, assetto confermato per il 2025 nelle guide operative e nei portali specializzati. Dal 1° gennaio 2025 è inoltre pienamente operativo il Codice Identificativo Nazionale (CIN) gestito dal Ministero del Turismo: va richiesto tramite la Banca Dati nazionale (BDSR), indicato negli annunci ed esposto nell’immobile, con sanzioni in caso di omissione. Gli obblighi si aggiungono a quelli già vigenti (comunicazioni alla Questura e imposta di soggiorno dove prevista).

Come registrare un contratto con cedolare secca presso l’Agenzia delle Entrate

La registrazione va effettuata entro 30 giorni dalla stipula (o dall’efficacia, se antecedente) tramite modello RLI web nell’area riservata con SPID/CIE; nello stesso flusso si può esercitare o revocare l’opzione per la cedolare, nonché comunicare proroghe, cessioni e risoluzioni. In caso di proroga, l’opzione si conferma contestualmente. La prassi richiede che il locatore comunichi al conduttore la rinuncia agli adeguamenti del canone prima di esercitare l’opzione: la clausola si inserisce nel contratto o si invia con comunicazione dedicata. Le istruzioni ufficiali e la guida operativa RLI dettagliano tempi e modalità. 

Quando conviene la cedolare secca: vantaggi e svantaggi per proprietari e inquilini

Per i proprietari i vantaggi principali della cedolare secca sono la gestione più semplice, l’aliquota fissa spesso più bassa rispetto a quella IRPEF ordinaria e il risparmio su imposta di registro e bollo. Lo svantaggio è che non possono aggiornare il canone (ad esempio con l’ISTAT) e non possono usare le detrazioni fiscali legate al reddito da affitto.

Per gli inquilini il lato positivo è che il canone resta bloccato, senza aumenti annuali. Di contro, la scelta del regime spetta solo al proprietario e non cambia le detrazioni fiscali che l’inquilino può ottenere per la casa in affitto.

Quando conviene il regime ordinario

Il regime ordinario può risultare preferibile quando il reddito complessivo colloca il contribuente nel primo scaglione (23%) e quando sono presenti detrazioni corpose (familiari a carico, spese sanitarie, interessi mutuo, bonus edilizi, ecc). In tali circostanze, il prelievo effettivo sul 95% del canone può avvicinarsi o scendere sotto il 21% della cedolare. Nei contratti a canone concordato, la riduzione del 30% dell’imponibile IRPEF accentua il vantaggio potenziale del regime ordinario in presenza di ampia capienza di detrazioni. La valutazione va comunque rapportata all’aliquota marginale effettiva del contribuente. 

Esempi di calcolo: quanto si paga con cedolare secca rispetto al regime ordinario

Esempio A – contratto a canone libero (€900 al mese, €10.800 l’anno)

Esempio B – contratto a canone concordato (€400 al mese, €4.800 l’anno).

Come scegliere tra cedolare secca e regime ordinario

La scelta richiede di stimare l’aliquota marginale effettiva e la capienza delle detrazioni nell’IRPEF. Se l’aliquota marginale supera il 21% (o il 10% nei concordati), la cedolare è in genere la soluzione più efficiente; se si resta al 23% con ampie detrazioni, l’ordinario può risultare competitivo. 

Per gli affitti brevi plurimi, dal 2024 opera la doppia aliquota 21%/26%, confermata nel 2025: conviene pianificare quale immobile mantenere al 21% e verificare gli obblighi CIN ora pienamente operativi. In ogni caso, andrà garantita una corretta registrazione con RLI web, l’eventuale clausola di rinuncia agli aggiornamenti del canone e la gestione tempestiva di proroghe e risoluzioni.

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