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Quando e come avviene l'accertamento del cambio di residenza
Contratti e Documenti 26 agosto 2024

Quando e come avviene l’accertamento del cambio di residenza?


La procedura per il cambio di residenza è solitamente molto veloce, l’accertamento può invece richiedere più tempo.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Il cambio di residenza è un procedimento amministrativo che comporta la registrazione del trasferimento del proprio domicilio presso un nuovo indirizzo. Questo passaggio, seppur semplice nella sua esecuzione pratica, richiede la successiva verifica da parte delle autorità competenti per accertare la reale presenza della persona presso la nuova residenza dichiarata. Tale verifica è conosciuta come “accertamento del cambio di residenza” e costituisce una fase fondamentale per confermare ufficialmente il trasferimento nel sistema anagrafico del Comune.

Quando avviene l’accertamento del cambio di residenza?

L’accertamento del cambio di residenza viene avviato dopo che un cittadino presenta la richiesta presso l’ufficio anagrafe del Comune competente. È importante presentare la domanda di cambio di residenza entro 20 giorni dal trasferimento effettivo. Durante la presentazione della richiesta, il cittadino deve fornire tutta la documentazione necessaria, che può includere contratti di affitto o proprietà, per comprovare il diritto a risiedere nel nuovo domicilio. 

Una volta ricevuta la richiesta, il Comune può disporre un sopralluogo per verificare la presenza effettiva del richiedente all’indirizzo indicato e per confermare la veridicità delle informazioni fornite. In generale, il Comune ha fino a 45 giorni per completare l’accertamento e comunicare l’esito al cittadino. 

Questo termine è previsto dal decreto legge n. 5/2012. Se il Comune non fornisce alcuna risposta entro questo periodo, si applica il principio del “silenzio-assenso”, il che significa che il cambio di residenza si considera automaticamente confermato. Tuttavia, il periodo di accertamento può variare leggermente a seconda delle dimensioni del Comune e del carico di lavoro dell’ufficio anagrafe.

Come avviene l’accertamento del cambio di residenza?

L’accertamento del cambio di residenza è un processo che coinvolge diverse fasi di verifica. Dopo la presentazione della richiesta, un incaricato dell’ufficio anagrafe o della polizia municipale effettua una visita presso il nuovo indirizzo indicato. Durante questa visita, l’incaricato può richiedere di visionare i locali e di incontrare l’occupante, al fine di confermare la sua effettiva presenza. È altresì possibile che vengano raccolte testimonianze da parte dei vicini di casa, per assicurarsi che il dichiarante abbia effettivamente trasferito la propria residenza. 

L’incaricato può, inoltre, richiedere la visione di documenti che attestino la legittimità dell’occupazione dell’immobile, come un contratto di affitto o un titolo di proprietà. Nel caso in cui l’agente di polizia municipale si rechi nell’indirizzo dichiarato e non trovi il cittadino, seguirà una comunicazione alle autorità di pubblica sicurezza e l’esito negativo del cambio di residenza.

Esito dell’accertamento e conseguenze

Una volta completato l’accertamento, l’esito viene comunicato all’ufficio anagrafe. Se l’accertamento ha avuto esito positivo, il cambio di residenza viene registrato definitivamente, e il nuovo indirizzo sarà quello ufficiale per tutte le comunicazioni amministrative e legali. Nel caso in cui l’accertamento non confermi la presenza del dichiarante presso il nuovo indirizzo, il Comune può rifiutare la registrazione del cambio di residenza, mantenendo l’indirizzo precedente come quello ufficiale. In alcuni casi, l’esito negativo può portare all’applicazione di sanzioni amministrative per dichiarazioni mendaci.

Eccezioni e particolarità dell’accertamento

Esistono alcune particolarità che possono influenzare l’esito dell’accertamento del cambio di residenza. Una sentenza della Cassazione del febbraio 2021 si è però pronunciata affinché venga fatta chiarezza su alcune situazioni. Nel caso in cui l’agente di polizia municipale si presenti durante le ore di lavoro del cittadino per procedere all’accertamento, e non lo trovi all’interno dell’abitazione, non vuol dire che stia commettendo un illecito. 

A tal proposito la cassazione ha introdotto il principio della “leale collaborazione”: il cittadino nel momento in cui fa richiesta per cambio di residenza, deve presentare al Comune i suoi orari di lavoro e studio, affinché quest’ultimo possa stabilire la fascia oraria in cui procedere al controllo.

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