Link copiato!
Link copiato!
Detrazioni fiscali sulla ristrutturazione per immobili da mettere a reddito: guida pratica
Lavori e investimenti immobiliari 25 settembre 2025

Detrazioni fiscali sulla ristrutturazione per immobili da mettere a reddito: guida pratica


Ristrutturare per affittare o vendere casa: tutto quello che bisogna sapere, dalle detrazioni con aliquote aggiornate, ai lavori ammessi e gli errori da evitare.
author-avatar
Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

I lavori di ristrutturazione possono rendere un appartamento competitivo sul mercato degli affitti o in caso di vendita. In genere, si procede dagli impianti, dai lavori di isolamento per una migliore resa energetica e un risparmio sui consumi domestici, quindi infissi, bagno, cucina. Spesso sono opere costose, ma la buona notizia è che anche nel 2025 chi ristruttura può contare sulle detrazioni, uno “sconto fiscale” spalmato in dieci anni che riduce l’Irpef e, di fatto, accorcia i tempi di rientro dell’investimento. 

Rispetto al passato, oggi il legislatore “sconta” soprattutto i lavori sulla prima casa, mentre quelli su abitazioni destinate alla locazione restano agevolati con aliquote differenti. Facciamo chiarezza, caso per caso, su come alleggerire il conto finale dei lavori di ristrutturazione per immobili da mettere a reddito.

Le detrazioni fiscali: che cosa sono e come funzionano

Intanto, le detrazioni non vanno confuse con le deduzioni. Le prime agiscono direttamente sull’imposta che il proprietario di una casa deve pagare al Fisco, riducendo i costi dei lavori. 

In caso di ristrutturazione edilizia, il contribuente proprietario di case e immobili può “spalmare” questo “sconto” su un arco temporale di 10 anni, ottenendo ogni anno una quota di rimborso sottratta dall’Irpef dovuta al Fisco. È un meccanismo che rende meno gravoso l’investimento e, nel tempo, garantisce un ritorno fiscale proporzionato alle spese sostenute. Quindi, le detrazioni non riducono il preventivo dell’impresa che dovrà effettuare i lavori di ristrutturazione in condominio o in singole proprietà. 

Abitazione principale e altre abitazioni: quali differenze

La normativa distingue con chiarezza tra prima casa e immobili diversi dall’abitazione principale. Questo significa che chi ristruttura la casa in cui vive gode di una detrazione più alta, quindi è più agevolato dallo Stato.

Mentre, chi mette mano a una seconda casa o a un appartamento da vendere o dare in affitto, rientra nella categoria “altre abitazioni”, con percentuali inferiori di “sconto fiscale”. Dunque, chi investe con l’obiettivo di affittare o mettere a reddito una proprietà, deve mettere in conto queste differenze nei preventivi di spesa. 

Bonus Ristrutturazione 2025: quanto viene rimborsato

Nel 2025 la detrazione è pari al 50% per chi ristruttura la propria abitazione principale, ma scende al 36% se i lavori interessano altre abitazioni da ristrutturare. Il tetto massimo di spesa “detraibile” rimane fissato a 96mila euro per unità immobiliare, sempre da ripartire in dieci rate annuali. 

Dal 2026 le percentuali caleranno ulteriormente e gradualmente, scendendo al 36% e 30%, sempre con massimale di 96.000 euro e rimborso spalmato in 10 rate. 

Quali bonus spettano se l’immobile è destinato alla locazione

Le detrazioni fiscali concesse a seguito di lavori di ristrutturazioni si ottengono richiedendo dei Bonus differenti, a seconda dei casi specifici. Ecco quali considerare quando un proprietario vuole investire su un immobile da locare, o comunque da mettere a reddito:

Immobili da mettere a reddito: chi può richiedere la detrazione

La regola è semplice: se l’immobile è a uso residenziale, la detrazione è ammessa. Che poi venga destinato a locazione turistica, ad affitto lungo o lasciato temporaneamente sfitto in attesa di inquilini non fa differenza. L’unico limite riguarda gli immobili “strumentali” di un’impresa, come i beni merce di una società di costruzioni: in quel caso la detrazione non è ammessa. In tutti gli altri casi, il proprietario può sfruttare l’agevolazione e ridurre i tempi di rientro dall’investimento.

Se a ristrutturare è l’inquilino (con il consenso del proprietario), può detrarre le spese intestandosi fatture e bonifici. E se il contratto di affitto scade, l’inquilino continua a portare in detrazione le rate residue sulla sua dichiarazione dei redditi.

E in caso di vendita o eredità?

Le detrazioni non decadono anche in caso di trasferimenti di proprietà ed eredità dell’immobile prima dell’esaurimento delle rate rimborsate. Tuttavia, il diritto alle quote non utilizzate si trasferisce al nuovo acquirente, salvo diverso accordo inserito nell’atto di compravendita. 

In caso di successione, le rate residue passano all’erede che mantiene la detenzione materiale e diretta dell’unità. Mentre, con costituzione di usufrutto, le rate non fruite restano al nudo proprietario.

Quali sono i lavori ammessi 

Gli interventi edilizi “detraibili” riguardano opere di manutenzione straordinaria, restauro/risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia. Nel dettaglio, chi ristruttura per dare in affitto il proprio immobile, può richiedere lo sconto fiscale sulle seguenti opere:

Condomini (ordinari e piccoli): come funziona e cosa va nel bonifico

Quando i lavori riguardano le parti comuni di un edificio residenziale condominiale (tetto, facciata, scale, cortili, ecc), la detrazione va a beneficio di ciascun condòmino in proporzione alla quota millesimale e alla spesa effettivamente versata. Ma le condizioni cambiano a seconda delle dimensioni di un condominio:

Come si ottiene la detrazione fiscale: dalla pratica edilizia al 730

La detrazione sui lavori di ristrutturazione di immobili da mettere a reddito si ottiene solo se i passaggi amministrativi sono rispettati e i pagamenti riportano i dati richiesti dalla normativa. Ecco, in sintesi, cosa sapere.

Quali titoli servono

Come selezionare imprese e preventivi

La scelta dell’impresa incide su qualità dei lavori e corretto accesso alla detrazione. 

Come si pagano i lavori 

Per ottenere la detrazione, il pagamento deve essere tracciabile con “bonifico parlante”; fa fede la data di addebito del bonifico.

Quando serve la comunicazione ENEA

È richiesta per interventi che generano risparmio energetico o utilizzano fonti rinnovabili.

Quando è obbligatoria la notifica preliminare all’ASL

Cosa inserire nella dichiarazione dei redditi

La detrazione riguarda il periodo d’imposta in cui è stato effettuato il bonifico.

Quali documenti vanno conservati

Quali errori fanno perdere la detrazione

Condividi articolo
Newsletter
Iscriviti alla newsletter per tenerti aggiornato sulle nostre ultime news

Articoli più letti
Guide più lette
Google News Banner
Contatta la redazione
Contatta la redazione
Per informazioni, comunicati stampa e richieste scrivici a redazione@immobiliare.it