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La banca tiene conto del reddito netto o lordo per concedere il mutuo?
Mutui, Prestiti e Assicurazioni 31 marzo 2025

La banca tiene conto del reddito netto o lordo per concedere il mutuo?


Ai fini della concessione di un mutuo, gli istituti di credito quale reddito valutano? Ecco cosa sapere e la regola del 30%.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Quando si valuta la possibilità di accendere un mutuo, una delle prime domande riguarda il tipo di reddito preso in esame dalla banca: si considera il reddito netto o lordo per il mutuo? La risposta è chiara: gli istituti di credito basano le proprie valutazioni quasi esclusivamente sul reddito netto, ovvero l’importo effettivo che il richiedente percepisce mensilmente al netto di imposte e trattenute.

Questo parametro è determinante per calcolare la capacità di rimborso, cioè la possibilità concreta che la persona possa sostenere le rate nel tempo, senza compromettere il proprio equilibrio finanziario. Il reddito lordo, al contrario, non rappresenta un indicatore realistico delle risorse effettivamente disponibili.

Come calcola la banca la rata sostenibile in base al reddito netto

Nel processo di valutazione, le banche applicano il cosiddetto rapporto rata/reddito, che stabilisce una soglia massima tra la rata mensile del mutuo e il reddito netto del richiedente. In genere, tale soglia si attesta tra il 30% e il 35%.

Ciò significa che, per un reddito netto di 1.500 euro al mese, la rata mensile non dovrebbe superare indicativamente i 450-525 euro. Superata questa soglia, il rischio percepito dall’istituto aumenta e la richiesta di mutuo potrebbe essere respinta, a meno che non vengano fornite garanzie aggiuntive.

L’importo complessivo erogabile è poi legato alla durata del mutuo e al tasso d’interesse, ma anche al valore dell’immobile: normalmente, il mutuo non supera l’80% del prezzo dell’abitazione.

Perché il reddito lordo non viene considerato affidabile

Il reddito lordo, per quanto rappresenti il valore contrattuale del lavoro, non tiene conto di tutte le trattenute che incidono sulle reali disponibilità economiche. Imposte sul reddito, contributi previdenziali e altre trattenute obbligatorie riducono l’importo effettivamente spendibile.

Per questo motivo, la banca tiene conto del reddito netto per il mutuo, valutando anche eventuali impegni finanziari in corso (ad esempio prestiti personali, cessioni del quinto o finanziamenti per acquisti a rate). La capacità di rimborso viene quindi stimata sulla base di ciò che rimane effettivamente disponibile ogni mese, dopo tutte le uscite fisse.

Il ruolo della stabilità del reddito e della storia creditizia

Non è solo l’importo del reddito a influire sulla concessione del mutuo. Le banche esaminano anche la stabilità della fonte di reddito: i dipendenti a tempo indeterminato o i lavoratori pubblici offrono generalmente maggiori garanzie rispetto a chi ha contratti a termine o attività autonome.

Allo stesso modo, viene verificata la storia creditizia del richiedente tramite la Centrale Rischi e le banche dati dei sistemi di informazioni creditizie. Eventuali ritardi nei pagamenti o insolvenze pregresse possono rappresentare un ostacolo significativo all’ottenimento del mutuo.

Eccezioni e margini di flessibilità nel rapporto rata/reddito

Anche se la regola generale impone un tetto al rapporto rata/reddito, le banche possono introdurre delle eccezioni. Durante periodi di crescita del mercato immobiliare o in presenza di garanzie aggiuntive, come un garante solido o un acconto iniziale elevato, le soglie possono essere riconsiderate.

In particolare, quando il mutuo copre una percentuale inferiore al valore dell’immobile (ad esempio il 50% anziché l’80%) o se si tratta di un finanziamento per la prima casa, gli istituti di credito potrebbero dimostrarsi più flessibili. Al contrario, nei casi in cui si finanzia una seconda casa o si richiede un mutuo al 100%, i requisiti diventano più stringenti e il rispetto del limite del 30% diventa più vincolante.

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