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Telecamere in condominio, no a videosorveglianza senza la preventiva delibera dell'assemblea
Tasse, Imposte e Tributi • 23 agosto 2024

Cosa rischia chi spia oltre i confini di casa con telecamere di videosorveglianza?


A San Benedetto del Tronto un cittadino è stato sanzionato per l'uso improprio di un sistema di videosorveglianza vicino alla propria abitazione.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Un cittadino è stato multato per aver installato telecamere di videosorveglianza che riprendevano aree pubbliche. Analizziamo le motivazione che hanno portato il Garante per la protezione dei dati personali a ribadire l’importanza di rispettare i confini della sfera privata nelle riprese video.

Il caso

A San Benedetto del Tronto un cittadino è stato sanzionato per l’uso improprio di un sistema di videosorveglianza vicino alla propria abitazione. Le telecamere, installate a protezione della propria casa, erano state posizionate in modo tale da riprendere non solo le aree di pertinenza del proprietario, ma anche parte della strada pubblica e l’ingresso di un esercizio commerciale adiacente. Tale configurazione ha portato la Polizia locale a intervenire e a segnalare il caso all’Autorità garante per la protezione dei dati personali.

L’indagine e la decisione del Garante

Il Garante, a seguito della segnalazione, ha avviato un’istruttoria approfondita per valutare la conformità dell’impianto di videosorveglianza alle normative vigenti. L’indagine ha rivelato che le riprese effettuate dalle telecamere installate dal cittadino violavano i principi di protezione dei dati personali, in quanto coprivano zone ben oltre la sfera privata, includendo aree pubbliche e accessi a esercizi commerciali.

Il provvedimento n. 304 del 23 maggio 2024, emanato dal Garante, ha sottolineato l’illegittimità del trattamento dei dati personali in questo contesto, sancendo che le riprese che si estendono al di fuori delle aree di stretta pertinenza del proprietario sono considerate fuori legge, a meno che non vi sia una documentazione che giustifichi tale estensione per ragioni di sicurezza effettiva e proporzionata.

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) è chiaro: l’uso di telecamere di videosorveglianza è ammesso solo se limita le riprese alle aree di pertinenza del titolare. Il Garante ha ricordato che le disposizioni del GDPR non si applicano quando le riprese avvengono esclusivamente in ambito domestico e personale, senza estendersi a spazi comuni, vie pubbliche o proprietà di terzi.

Nel caso specifico, il proprietario aveva giustificato l’installazione delle telecamere come misura di sicurezza contro comportamenti molesti legati all’attività di un bar situato di fronte alla sua abitazione. 

Tuttavia, il Garante ha ritenuto insufficiente questa giustificazione per legittimare riprese costanti e indiscriminate di aree pubbliche, sottolineando l’assenza di documentazione che dimostrasse una minaccia reale e proporzionata che potesse giustificare un simile trattamento dei dati personali.

Le sanzioni e le misure correttive irrogate

In base alle conclusioni dell’istruttoria, il Garante ha dichiarato l’illegittimità del trattamento dei dati effettuato dal cittadino, infliggendo una sanzione amministrativa di 400 euro. Oltre alla sanzione, è stato ordinato al trasgressore di conformare il proprio impianto di videosorveglianza alle norme previste, limitando l’angolo di visuale delle telecamere alle sole aree di pertinenza della sua abitazione.

Il provvedimento del Garante rappresenta un monito per tutti coloro che utilizzano sistemi di videosorveglianza. È fondamentale che tali dispositivi siano configurati nel rispetto dei diritti alla privacy di terzi e che eventuali estensioni delle riprese siano giustificate da effettive esigenze di sicurezza, documentate e proporzionate. La violazione di questi principi può comportare sanzioni e l’obbligo di adottare misure correttive immediate.

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