Link copiato!
Link copiato!
Cosa sono e come si pagano l'addizionale comunale e regionale?
Tasse, Imposte e Tributi 16 agosto 2026

Cosa sono e come si pagano l’addizionale comunale e regionale?


Addizionale regionale e comunale: cosa sono, come si calcolano sul reddito imponibile e come vengono trattenute ogni mese in busta paga.
author-avatar
Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Chi percepisce uno stipendio mensile, sa bene che tra importo netto e lordo esiste da sempre un’evidente differenza. Oltre all’IRPEF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) e ai contributi previdenziali, sono due le imposte che incidono in busta paga: l’addizionale regionale e quella comunale.

Entrambe le voci vengono calcolate sul reddito complessivo determinato ai fini IRPEF, al netto degli oneri deducibili, e sono dovute soltanto se per lo stesso anno risulta dovuta anche l’IRPEF. Finanziano rispettivamente la Regione (principalmente la sanità pubblica) e il Comune di residenza del contribuente (i servizi locali). Le loro aliquote vengono stabilite autonomamente da ciascun ente territoriale, entro i limiti previsti dalla legge statale.

Chi le paga le addizionali?

Le addizionali sono un onere a carico esclusivo del lavoratore dipendente: non c’è una quota patronale, come avviene invece per i contributi previdenziali. Tuttavia, il lavoratore non le versa direttamente all’erario. Spetta al datore di lavoro, che agisce come sostituto d’imposta, calcolare, trattenere e versare questi importi per conto del dipendente. Le somme vengono in pratica scalate automaticamente ogni mese dalla busta paga.

All’interno di questo meccanismo, lo Stato svolge un ruolo di regolazione: fissa l’aliquota base e i limiti entro cui Regioni e Comuni possono manovrare. Il contribuente che produce un reddito diverso da quello di lavoro dipendente (ad esempio un libero professionista in regime ordinario) deve invece versare le addizionali autonomamente tramite modello F24, alle stesse scadenze previste per il saldo IRPEF.

Su cosa si calcolano le addizionali 

Il meccanismo delle addizionali viene calcolato sul reddito dell’anno precedente. Nel 2026, sono quindi dovute le addizionali sui redditi percepiti nel 2025. La base di calcolo è l’imponibile IRPEF, cioè il reddito complessivo ridotto degli oneri deducibili previsti dall’articolo 10 del TUIR. Questa discordanza temporale ha delle conseguenze pratiche, che riguardano il primo anno di lavoro, il licenziamento e i cambi di impiego, situazioni su cui vale la pena soffermarsi.

Come funziona l’addizionale regionale

L’addizionale regionale è dovuta alla Regione in cui il contribuente ha il proprio domicilio fiscale al 1° gennaio dell’anno cui si riferisce l’imposta. L’aliquota base nazionale è pari all’1,23%, anche se ogni Regione ordinaria può aumentarla fino a un massimo del 3,33%. Le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno margini più ristretti, potendo  maggiorare l’aliquota base solo fino a 0,5 punti percentuali.

Alcune regioni hanno introdotto aliquote differenziate per scaglioni di reddito, imitando la struttura progressiva dell’IRPEF. Le aliquote maggiori si trovano storicamente nelle Regioni sottoposte a Piani di rientro sanitario: Campania, Calabria e Lazio applicano aliquote superiori alla media nazionale. Per conoscere l’aliquota esatta della propria Regione si può consultare il sito del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia, dove ogni anno vengono pubblicate le tabelle aggiornate.

Come funziona l’addizionale comunale

L’addizionale comunale funziona in modo leggermente diverso. Ogni Comune può fissare l’aliquota (fino a un massimo dello 0,8% del reddito imponibile), stabilendo eventuali soglie di esenzione. Per acquisire efficacia, le delibere comunali devono essere pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze.

Il pagamento avviene in due momenti: un acconto del 30% dell’addizionale calcolata applicando l’aliquota al reddito imponibile dell’anno precedente, e un saldo determinato con il conguaglio di fine anno. Per i lavoratori dipendenti, l’acconto viene trattenuto con nove rate mensili da marzo a novembre; il saldo viene invece distribuito nelle rate successive al conguaglio di dicembre in undici mensilità da gennaio a novembre dell’anno seguente. A dicembre, l’acconto già versato viene sottratto da quanto sarà dovuto a saldo, facendo ricominciare il ciclo.

Come si distribuisce il pagamento nell’anno

Il numero di rate in cui vengono spalmate le addizionali dipende dal momento in cui il datore di lavoro effettua il conguaglio fiscale di fine anno. Il caso più frequente è quello del conguaglio effettuato a dicembre: in questo caso l’addizionale regionale e il saldo di quella comunale vengono trattenuti in 11 rate mensili, da gennaio a novembre dell’anno successivo. Se il conguaglio avviene a gennaio, le rate diventano 10; a febbraio, 9.

In ogni busta paga dal mese di marzo a novembre, il lavoratore dipendente si vede trattenere due voci distinte: la rata del saldo dell’addizionale relativa all’anno precedente e la rata dell’acconto per l’anno in corso. Dicembre, per contro, è il mese in cui non compaiono trattenute di addizionale già maturata: i conti si chiudono e si azzerano in attesa del ciclo successivo.

Perché il primo anno di lavoro lo stipendio sembra più alto (e il secondo scende)

Poiché le addizionali si calcolano sul reddito dell’anno precedente, durante il primo anno di impiego non esiste un imponibile di riferimento e pertanto nessuna addizionale viene trattenuta in busta paga. Lo stipendio netto è quindi più alto del normale.

L’anno successivo la situazione si normalizza: le addizionali calcolate sui redditi del primo anno di lavoro iniziano ad essere trattenute, facendo scendere il netto mensile in modo percepibile. Non si tratta di un errore né di un cambiamento delle aliquote: è il sistema che entra a regime. 

Le esenzioni per fasce di reddito

Non tutti i contribuenti sono tenuti a versare le addizionali. Se non è dovuta l’IRPEF, non sono dovute nemmeno le addizionali. Sono quindi esenti coloro che possiedono soltanto redditi esenti o soggetti a tassazione separata, oltre a coloro per i quali l’IRPEF netta risulta non superiore a 12 euro.

Sul fronte comunale, molti Comuni hanno introdotto soglie di esenzione basate sul reddito complessivo: al di sotto di un certo valore, l’addizionale non è dovuta. Limiti che variano sensibilmente da un Comune all’altro, potendo cambiare di anno in anno in base alle delibere locali. Anche alcune Regioni prevedono agevolazioni per redditi bassi o per nuclei familiari con figli a carico. Chi aderisce al regime forfettario non paga addizionali sul reddito d’impresa, poiché l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per i nuovi entranti) assorbe anche queste voci.

Il lavoratore senza residenza in Italia

Per i contribuenti non residenti in Italia, il domicilio fiscale, che determina quale Regione e quale Comune devono ricevere le addizionali, coincide con il Comune in cui hanno prodotto il reddito. Se il reddito è stato prodotto in più Comuni, il riferimento è quello dove è stata percepita la quota più elevata. Fanno eccezione i cittadini italiani residenti all’estero per ragioni di servizio con la Pubblica Amministrazione: per loro il domicilio fiscale è l’ultimo Comune di residenza in Italia.

Ciò significa che un lavoratore straniero o un italiano iscritto all’AIRE che lavora per un’azienda italiana con sede a Milano, pagherà le addizionali a favore della Regione Lombardia e del Comune di Milano, indipendentemente da dove risieda. Le modalità di pagamento restano identiche a quelle previste per i residenti: il datore di lavoro opera come sostituto d’imposta, gestendo trattenute e versamenti senza differenze.

Condividi articolo
Newsletter
Iscriviti alla newsletter per tenerti aggiornato sulle nostre ultime news

Articoli più letti
Guide più lette
Google News Banner
Contatta la redazione
Contatta la redazione
Per informazioni, comunicati stampa e richieste scrivici a redazione@immobiliare.it