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Tasse, Imposte e Normative 11 giugno 2026

Costruire una piscina in giardino: ecco gli step da seguire e i permessi richiesti


Dalla scelta tra piscina interrata e fuori terra ai permessi edilizi necessari: ecco tutti gli step da seguire per costruire una piscina in giardino senza errori.
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Alessandra Caparello

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Costruire una piscina in giardino è un intervento che può valorizzare un’abitazione, ma richiede una pianificazione accurata e il rispetto di una serie di norme edilizie e urbanistiche. Dalla scelta del progetto alla fase di esecuzione, ogni passaggio deve essere valutato tenendo conto degli aspetti tecnici, dei vincoli del terreno e delle autorizzazioni necessarie.

Prima di avviare i lavori è quindi importante conoscere quali permessi servono, quali sono gli step da seguire e quali obblighi possono variare in base al tipo di piscina e al comune di riferimento. Vediamo nel dettaglio come procedere.

Piscina interrata o fuori terra: la prima scelta da fare

Il primo passaggio riguarda la tipologia di piscina. Le due soluzioni più diffuse sono la piscina interrata e la piscina fuori terra, e la differenza non è solo estetica o economica, ma anche burocratica.

La piscina fuori terra è generalmente la soluzione più semplice: non richiede scavi importanti né modifiche permanenti del terreno. Proprio per questo, nella maggior parte dei casi, non serve alcun permesso comunale, a meno che non vengano realizzati interventi strutturali come platee in cemento, movimenti terra rilevanti o opere murarie fisse.

La piscina interrata, invece, è un’opera edilizia a tutti gli effetti. Implica scavi, modifiche permanenti del suolo e spesso anche impianti complessi. Per questo motivo è soggetta a una normativa più rigorosa e richiede autorizzazioni specifiche.

Costruire una piscina: quando serve il permesso del Comune

Uno degli aspetti più importanti da conoscere riguarda proprio i casi in cui è necessario ottenere un’autorizzazione edilizia. In generale, i permessi per costruire una piscina in giardino sono obbligatori quando il piano regolatore comunale la considera un intervento di nuova costruzione.

In questi casi è necessario presentare la Domanda di permesso di costruire presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune. Si tratta dell’autorizzazione più “forte” in ambito edilizio, che consente di realizzare opere strutturali importanti. Questo iter è più lungo rispetto ad altre procedure, ma garantisce la piena conformità del progetto alle regole urbanistiche del territorio.

Il ruolo dei professionisti: ingegnere o architetto

Quando si decide di costruire una piscina interrata, il fai-da-te non è un’opzione realistica. È indispensabile il coinvolgimento di un tecnico abilitato, come un ingegnere o un architetto.

Questo professionista ha diversi compiti fondamentali:

In altre parole, il tecnico è la figura che garantisce che la piscina possa essere costruita senza violare norme edilizie o rischiare sanzioni.

SCIA: quando è sufficiente la segnalazione

Non sempre è necessario il permesso di costruire. In molti casi, soprattutto quando l’intervento è meno impattante, si può utilizzare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). La SCIA si applica, ad esempio, quando:

Attraverso la SCIA, il cittadino comunica al Comune l’inizio dei lavori e presenta tutta la documentazione tecnica del progetto. Un aspetto importante è che, una volta presentata la SCIA, i lavori possono iniziare subito. Il Comune ha infatti 30 giorni di tempo per effettuare controlli ed eventualmente contestare l’intervento. In assenza di osservazioni, il cantiere può proseguire regolarmente.

Naturalmente, è fondamentale che i lavori rispettino in modo rigoroso quanto dichiarato nel progetto: eventuali modifiche non autorizzate possono comportare sanzioni o la sospensione dell’opera.

Costruire una piscina: cosa fare a fine lavori

Una volta completata la costruzione della piscina, non tutto è ancora finito dal punto di vista burocratico. È necessario infatti presentare al Comune la Dichiarazione di Conformità, un documento che attesta che l’opera è stata realizzata nel rispetto del progetto approvato e delle norme tecniche indicate nella SCIA o nel permesso di costruire.

Questo passaggio è fondamentale perché certifica la regolarità dell’intervento e chiude formalmente il procedimento edilizio.

Come accatastare la piscina

Un adempimento fondamentale e obbligatorio per tutte le piscine interrate fisse è l’aggiornamento catastale (tramite procedura DOCFA) a fine lavori. La piscina, infatti, aumenta la qualità e la rendita dell’immobile.

Attenzione però alle dimensioni del progetto: secondo il D.M. 2 agosto 1969, se la piscina ha una superficie dello specchio d’acqua superiore agli 80 metri quadrati, l’abitazione viene automaticamente classificata come immobile di lusso (categorie A/1, A/8 o A/9). Questo comporta la perdita immediata di tutte le agevolazioni fiscali sulle tasse sulla casa, inclusa l’esenzione totale dal pagamento dell’IMU sulla prima casa. Per questo motivo, la stragrande maggioranza delle piscine residenziali private viene progettata per rimanere sotto la soglia di sicurezza degli 80 mq.

Cosa rischia chi costruisce una piscina senza permesso

Realizzare una piscina interrata senza le necessarie autorizzazioni può comportare conseguenze molto pesanti. Oltre alle sanzioni amministrative, che possono tradursi in multe anche di decine di migliaia di euro, il Comune può ordinare la demolizione dell’opera e il ripristino dello stato dei luoghi.

Se il proprietario non provvede entro i termini stabiliti, l’amministrazione può intervenire direttamente e addebitare le relative spese. Nei casi più gravi, come quelli che coinvolgono violazioni paesaggistiche o abusi edilizi particolarmente rilevanti, possono inoltre scattare responsabilità di natura penale.

Quando non serve il permesso per costruire una piscina

Non sempre la realizzazione di una piscina richiede il rilascio di un permesso edilizio. In genere, le piscine fuori terra possono essere installate senza particolari autorizzazioni, poiché non comportano scavi, opere murarie permanenti o modifiche significative del terreno. Anche in questi casi, però, è opportuno verificare eventuali disposizioni comunali o vincoli specifici presenti nella zona in cui si trova l’immobile, soprattutto se l’area è soggetta a tutele paesaggistiche o urbanistiche.

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