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Tasse, Imposte e Normative 17 giugno 2025

Decreto Sicurezza: pene più severe contro gli atti vandalici


Con la Legge n. 80/2025, si rafforza la protezione degli immobili pubblici e privati da occupazioni abusive, vandalismi e danneggiamenti: il punto.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Nella Gazzetta Ufficiale n. 131 del 9 giugno 2025 è stata pubblicata la Legge 9 giugno 2025, n. 80, che ha convertito con modificazioni il decreto legge 11 aprile 2025, n. 48, noto come “Decreto Sicurezza”. La nuova legge contiene le norme che alzano la guardia su case, negozi e uffici, pubblici e privati, contro vandalismi, occupazioni abusive e atti di degrado. Si segnala dunque un giro di vite che intende proteggere gli immobili non solo come beni economici, ma anche come simboli di legalità e di vita di quartiere. 

La misura, attesa da diversi anni, riguarda proprio le occupazioni abusive. La riforma, infatti, potenzia i poteri di iniziativa e di comando dei Prefetti e rendendo sinergico il lavoro con le forze dell’ordine. 

Accanto a ciò, viene incoraggiata la collaborazione in tempo reale tra cittadini e polizia locale, attivata oggi grazie a videocamere condivise e app per la segnalazione immediata. L’obiettivo: fermare sul nascere ogni situazione illegale, difendere i proprietari e mantenere il patrimonio immobiliare lontano da abbandono e usurpazioni.

Più poteri ai Prefetti e sgomberi più rapidi contro le occupazioni abusive

Con l’introduzione dell’articolo 10 del cosiddetto “Decreto Sicurezza”, il legislatore innova profondamente il Codice penale, inserendo il nuovo reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui (art. 634-bis c.p.). 

La nuova norma mira a rafforzare la tutela della proprietà abitativa, sanzionando con severità chiunque, mediante violenza, minaccia, artifizi o raggiri, occupi un’abitazione altrui o ne ostacoli l’accesso da parte del legittimo detentore. Si tratta di una svolta normativa che inasprisce l’attuale disciplina sull’invasione di edifici (art. 633 c.p.), portando la pena da un massimo di tre anni a una forbice più severa, da due a sette anni di reclusione. 

La responsabilità penale è estesa anche a chi, pur non avendo partecipato direttamente all’occupazione, ne trae vantaggio economico o collabora attivamente. La legge prevede tuttavia una scriminante per i soggetti che contribuiscono all’accertamento dei fatti e adempiono agli ordini di rilascio: questi ultimi non saranno punibili.

Accanto all’intervento penale, la riforma rafforza il fronte amministrativo, attribuendo maggiori poteri ai Prefetti per disporre sgomberi rapidi, anche in raccordo operativo con le forze dell’ordine. In parallelo, si promuove la collaborazione attiva dei cittadini attraverso strumenti digitali e videosorveglianza, con l’obiettivo di garantire un presidio costante del territorio e prevenire nuove forme di degrado.

Pene più severe per danneggiamenti durante le manifestazioni

Con l’articolo 12 della nuova legge, viene modificato l’art. 635 del codice penale, inasprendo le sanzioni per chi danneggia immobili nel contesto di manifestazioni pubbliche. Se il reato è commesso con minaccia o violenza alla persona, la pena prevista è la reclusione da 1 anno e 6 mesi fino a 5 anni, con una multa fino a 15.000 euro.

L’intervento mira a scoraggiare azioni violente che spesso colpiscono edifici simbolici o strutture urbane durante cortei e proteste, rafforzando la dimensione “pubblica” della tutela immobiliare.

Tutela rafforzata per edifici 

Ancora più netta è la tutela prevista dall’articolo 24, che riformula l’art. 639 del c.p. punendo con maggiore severità il deturpamento o imbrattamento di beni immobili o mobili adibiti a funzioni pubbliche. Se l’atto vandalico ha l’intento specifico di ledere l’onore o il prestigio dell’istituzione cui il bene appartiene, la sanzione prevista è la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi e una multa fino a 3.000 euro

In caso di recidiva, la pena può arrivare a tre anni di reclusione e 12.000 euro di multa. Una norma che riconosce il valore simbolico degli edifici pubblici come elementi fondanti del vivere civile e della fiducia collettiva nelle istituzioni.

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