Ex collaboratrice esterna di Immobiliare.it
Spesso, si sente parlare di edifici collabenti, ma ben pochi sanno esattamente di cosa si tratta.
Cerchiamo di capire cosa sono, dove si trovano e quali vantaggi offrono.
Un immobile è definito collabente quando l’intero edificio, o una parte di esso, non può produrre reddito, in quanto versa in uno stato di notevole deterioramento.
Esso, pertanto, a causa di un forte degrado strutturale e/o impiantistico, risulta inutilizzabile, quindi non è abitabile né agibile, e può essere considerato un rudere.
Questa tipologia di edificio viene identificata nella categoria catastale F/2, riferita appunto alle unità collabenti, che è priva di rendita catastale ed è esente da qualsiasi tassazione, come IMU, TASI e TARI.
Non tutti gli edifici con tali caratteristiche vengono accatastati in quanto ciò non è obbligatorio, anche perché ai fini dell’iscrizione al catasto l’immobile deve essere individuabile e perimetrabile, e non sempre è possibile a causa dell’esistenza di un estremo degrado.
La loro identificazione quindi non è facile.
Il recupero e l’eventuale susseguente utilizzo di un immobile collabente non è possibile naturalmente attraverso semplici interventi di manutenzione, ma sono necessarie opere strutturali più importanti.
È bene informarsi se si ha a che fare con questo tipo di immobili, perché tali edifici potrebbero essere ammessi ad agevolazioni e detrazioni fiscali anche importanti, come ad esempio il Superbonus 110%: chi ha avuto accesso a questo strumento infatti ha potuto effettuare degli interventi di demolizione e ricostruzione totali recuperandoli senza costi.
Essi rientrano infatti nella fattispecie dell’articolo 3 del Testo Unico dell’Edilizia: “Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza“.
L’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate rileva che nel 2019 gli immobili censiti nella categoria catastale F/2 risultano essere 563.000 e che sono in aumento del 2,7% rispetto al 2018.
L’analisi permette anche di individuarne la distribuzione sul territorio nazionale: la maggiore concentrazione di edifici collabenti si trova nel Centro-Sud con una percentuale pari a 68% del totale, mentre il loro numero è leggermente superiore nel Nord Ovest con il 19% rispetto al Nord Est con il 13%.
*Questo contenuto ha scopo informativo e non ha valore prescrittivo. Per un’analisi strutturata su ciascun caso personale si raccomanda la consulenza di professionisti abilitati.