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Emergenza caldo, come cambia il lavoro nei cantieri edili
Tasse, Imposte e Normative 4 luglio 2025

Emergenza caldo estate 2025, come cambia il lavoro nei cantieri edili


Emergenza caldo cantieri: Regioni, INPS e parti sociali adottano misure straordinarie per proteggere i lavoratori esposti al sole e alle alte temperature.
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Alessandra Caparello

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

L’estate 2025 si sta rivelando una delle più roventi degli ultimi anni. Con temperature che in molte zone d’Italia hanno già superato i 40°C, l’emergenza caldo è ormai una realtà concreta e preoccupante, soprattutto per chi lavora all’aperto.

 I cantieri edili, in particolare, rappresentano un ambito lavorativo ad altissimo rischio in queste condizioni climatiche estreme. Per questo, istituzioni, parti sociali e Regioni si stanno muovendo in modo coordinato per proteggere i lavoratori e riorganizzare le modalità operative in modo da prevenire gravi conseguenze sulla salute.

Emergenza caldo cantieri: i rischi per i lavoratori

L’emergenza caldo ossia le alte temperature non sono solo fastidiose ma espongono i lavoratori a pericoli seri come colpi di calore, disidratazione, malori improvvisi e infortuni dovuti al calo dell’attenzione e della reattività fisica. Nei cantieri edili in particolare, dove l’attività fisica intensa è spesso accompagnata da esposizione diretta al sole, il rischio aumenta in modo esponenziale. Proprio per questo, il tema dell’emergenza caldo nei cantieri è diventato centrale nel dibattito sulla sicurezza sul lavoro.

Emergenza caldo cantieri: cosa prevede il Protocollo nazionale

Per rispondere all’emergenza climatica in corso, il Ministero del Lavoro ha sottoscritto, il 2 luglio 2025, un Protocollo nazionale con le parti sociali. Questo documento, destinato a diventare decreto ministeriale, introduce una serie di misure strutturate e condivise per ridurre i rischi legati alle alte temperature e garantire la continuità del lavoro in condizioni di sicurezza.

Tra i punti chiave:

Emergenza caldo cantieri: il ruolo dei coordinatori della sicurezza nei cantieri

Il nuovo protocollo inoltre impone ai coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione (CSP) di considerare il rischio caldo già nella redazione del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Allo stesso modo, i datori di lavoro dovranno integrare queste valutazioni nei Piani Operativi di Sicurezza (POS), adottando misure specifiche: fornitura di acqua fresca, disponibilità di ombra o aree di ristoro, modifica dei turni, sospensione delle attività nei momenti di caldo estremo.

Emergenza caldo cantieri: cosa hanno deciso le regioni

Molte Regioni italiane si sono attivate con ordinanze specifiche per vietare il lavoro nelle ore più calde nei settori edili, agricoli e affini. Ecco alcune delle principali misure:

Emergenza caldo: quando scatta la cassa integrazione

Secondo l’INPS è possibile lo stop delle attività lavorative in caso di temperature particolarmente elevate — soprattutto quando la soglia percepita supera i 35 gradi. Le indicazioni sono rivolte sia ai datori di lavoro che intendono attivare la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO), sia a chi può beneficiare del Fondo di Integrazione Salariale (FIS).

In presenza di un’ordinanza emessa da un’autorità pubblica che dispone la sospensione delle attività, è possibile fare richiesta di sostegno economico utilizzando la causale legata all’interruzione per ordine della pubblica autorità, specificando che le cause non sono imputabili né all’impresa né ai lavoratori.

Rimane valida anche la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali per “evento meteo – temperature elevate”, qualora le condizioni climatiche rendano impossibile lavorare in sicurezza, specialmente all’aperto o in ambienti non climatizzati. L’INPS sottolinea infatti come il caldo eccezionale degli ultimi giorni abbia un impatto concreto sulla possibilità di portare avanti alcune attività lavorative.

Ma quando si deve effettivamente fermare il lavoro?

Secondo le indicazioni, le attività possono essere sospese quando la temperatura percepita supera i 35°C, in particolare nei contesti in cui non è possibile garantire ombra o refrigerio, oppure quando si utilizzano strumenti e materiali che generano ulteriore calore, aumentando il rischio per la salute dei lavoratori.

Va considerato anche l’uso di dispositivi di protezione individuale — come tute o caschi — che possono contribuire a far percepire una temperatura ancora più alta rispetto a quella indicata nei bollettini meteorologici.

Per accedere alla cassa integrazione, i datori di lavoro dovranno specificare non solo il contesto meteorologico, ma anche le caratteristiche delle attività interrotte e le modalità operative con cui si svolgevano, in modo da giustificare l’impossibilità di proseguire.

E per chi lavora al chiuso?

L’INPS precisa che la sospensione è ammissibile anche in ambienti interni, se non sono presenti sistemi di ventilazione o raffreddamento adeguati, oppure se per ragioni tecniche o impreviste questi non possono essere utilizzati in sicurezza.

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