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Tasse, Imposte e Tributi 15 luglio 2026

I coniugi possono avere residenze diverse?


I coniugi possono avere residenze anagrafiche diverse, anche in Comuni differenti, senza perdere automaticamente l'esenzione IMU?
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Alessandra Caparello

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Può succedere che i coniugi, per motivi di lavoro, esigenze familiari o semplicemente per una diversa organizzazione della vita quotidiana, vivano stabilmente in abitazioni differenti. Avere residenze diverse può compromettere il diritto all’esenzione IMU sull’abitazione principale?

Scopriamo se i coniugi possono avere residenze diverse e cosa dice la legge a riguardo.

I coniugi sono obbligati ad avere la stessa residenza?

Nell’ordinamento italiano non esiste un obbligo che imponga ai coniugi di avere la stessa residenza anagrafica. Il Codice civile stabilisce che marito e moglie concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare, organizzando liberamente la convivenza in base alle proprie esigenze. Questo significa che, pur restando uniti dal vincolo matrimoniale, possono decidere di risiedere stabilmente in abitazioni differenti quando esistono ragioni concrete che lo giustificano.

Le motivazioni possono essere molteplici: trasferimenti per lavoro, esigenze di assistenza a familiari anziani, impegni professionali in città diverse oppure altre scelte condivise dalla coppia. La diversa residenza, quindi, non rappresenta di per sé un’anomalia né mette in discussione il rapporto coniugale.

Il chiarimento della Corte Costituzionale

Un passaggio decisivo è arrivato con la sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale. Fino a quel momento la disciplina dell’IMU prevedeva che, se i componenti del nucleo familiare avevano stabilito dimora abituale e residenza in immobili diversi, l’esenzione per l’abitazione principale fosse riconosciuta per un solo immobile.

Questa interpretazione aveva creato numerosi problemi, soprattutto alle coppie che vivevano realmente in Comuni differenti per ragioni indipendenti dalla loro volontà. La Consulta ha dichiarato incostituzionale tale disciplina, ritenendo che limitasse irragionevolmente il diritto dei coniugi di organizzare la propria vita familiare e introducesse una disparità di trattamento rispetto ad altre situazioni analoghe.

Secondo i giudici costituzionali, il requisito da verificare è quello relativo al singolo possessore dell’immobile e non all’intero nucleo familiare.

La conferma della Cassazione nel 2025

A rafforzare questo orientamento è intervenuta anche la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9799 del 14 aprile 2025. La Suprema Corte ha ribadito che i coniugi possono avere residenze anagrafiche differenti, anche in Comuni diversi, senza che questo comporti automaticamente la perdita dell’esenzione IMU. Per beneficiare dell’agevolazione è sufficiente che il proprietario dell’immobile vi abbia stabilito la propria residenza anagrafica e la propria dimora abituale, anche se il coniuge vive stabilmente altrove.

Si tratta di un principio particolarmente importante perché supera definitivamente l’idea secondo cui marito e moglie dovrebbero necessariamente condividere la stessa residenza per poter usufruire delle agevolazioni previste per l’abitazione principale.

Non esiste un obbligo di coabitazione assoluto

Uno degli aspetti affrontati dalla Cassazione riguarda il rapporto tra gli articoli 143 e 144 del Codice civile. L’articolo 143 richiama i doveri reciproci dei coniugi, tra cui quello della collaborazione e della coabitazione. Tuttavia questo principio non può essere interpretato come un obbligo assoluto di vivere sempre nella stessa abitazione.

L’articolo 144 del Codice civile riconosce infatti ai coniugi il diritto di concordare liberamente l’indirizzo della vita familiare, adattandolo alle esigenze concrete della coppia. Proprio questo principio è stato valorizzato sia dalla Corte Costituzionale sia dalla Cassazione, che hanno chiarito come la diversa residenza possa rappresentare una scelta pienamente legittima quando deriva da un’organizzazione condivisa della vita familiare.

Quando spetta l’esenzione IMU

L’esenzione IMU continua a essere riconosciuta per l’abitazione principale, cioè l’immobile nel quale il proprietario risiede anagraficamente e dimora abitualmente. Dopo gli ultimi interventi della giurisprudenza, ciò che assume rilievo è la posizione del singolo contribuente.

In altre parole, se ciascun coniuge possiede un immobile diverso e vive realmente in quell’abitazione, la verifica dei requisiti deve essere effettuata con riferimento a ciascun proprietario e non all’intero nucleo familiare. Naturalmente resta fermo il potere del Comune di effettuare controlli per verificare che la residenza e la dimora abituale siano effettive e non costituiscano una semplice formalità finalizzata a ottenere un beneficio fiscale.

Attenzione alle residenze solo formali

Le pronunce dei giudici costituzionali e di legittimità non autorizzano comportamenti elusivi.

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