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Pignoramento per IMU e TARI non pagata: chi è a rischio con il nuovo decreto?
Tasse, Imposte e Normative 6 febbraio 2025

Pignoramento più veloce per IMU e TARI non pagata con il nuovo decreto: chi è a rischio?


Il nuovo decreto prevede misure più severe per chi non paga IMU e TARI. Chi rischia il pignoramento e quali sono le soglie di rischio.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Il panorama fiscale italiano sta per subire alcune modifiche importanti riguardo la riscossione dei tributi locali, in particolare l’IMU (Imposta Municipale Unica) e la TARI (Tassa sui Rifiuti). Un nuovo decreto, attualmente in fase di approvazione, introdurrebbe modifiche sostanziali nelle procedure di pignoramento per i contribuenti inadempienti. 

Cosa prevede il nuovo decreto sul pignoramento per IMU e TARI

Il decreto in esame mira a rendere più efficaci le procedure di riscossione dei tributi locali. Una delle principali novità riguarda la riduzione dei tempi necessari per avviare azioni esecutive nei confronti dei contribuenti morosi. Attualmente, i Comuni devono attendere 180 giorni prima di procedere con il pignoramento dei beni del debitore. Con il nuovo decreto, questo termine sarà ridotto a un terzo, accelerando notevolmente il processo di recupero delle somme dovute. 

Oltre alla riduzione dei tempi, il decreto prevede una diminuzione delle sanzioni per omessa o infedele dichiarazione. In particolare, la penalità per omessa dichiarazione scenderà al 100% dell’importo dovuto, rispetto all’attuale range che varia dal 100% al 200%. Per le dichiarazioni infedeli, la sanzione sarà ridotta al 40%, rispetto all’attuale forbice tra il 50% e il 100%. 

Chi rischia il pignoramento se non paga la TARI e l’IMU

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto, i contribuenti che non adempiono al pagamento dell’IMU e della TARI entro i termini stabiliti saranno soggetti a procedure esecutive più rapide. In particolare, coloro che accumulano debiti  nei confronti dei Comuni rischiano il pignoramento dei beni mobili e immobili. È importante sottolineare che il pignoramento sarà avviato solo se l’importo del debito è tale da giustificare un’azione esecutiva. 

Il pignoramento per il mancato pagamento di IMU e TARI può colpire diversi tipi di beni, a seconda della gravità del debito e delle risorse a disposizione del contribuente. In genere, i Comuni avviano prima il recupero forzoso tramite il pignoramento di somme depositate su conti correnti, stipendi o pensioni, nei limiti previsti dalla legge per garantire un minimo vitale al debitore. Se l’importo da riscuotere è elevato o se il contribuente non dispone di liquidità sufficiente, il pignoramento può estendersi ai beni mobili registrati, come automobili o motocicli, che vengono posti sotto sequestro e possono essere successivamente messi all’asta.

Come funzionava fino a oggi

Attualmente, le procedure di pignoramento per il mancato pagamento di IMU e TARI seguono tempistiche piuttosto lunghe, concedendo ai contribuenti un buon margine di tempo prima dell’avvio di azioni esecutive. I Comuni, infatti, devono attendere 180 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento prima di poter procedere con il recupero coattivo del credito attraverso il pignoramento di beni mobili o immobili. Questo lasso di tempo consente ai debitori di regolarizzare la propria posizione senza incorrere immediatamente in conseguenze più gravi, come il blocco del conto corrente o l’iscrizione di ipoteca sugli immobili di proprietà. Tuttavia, la dilatazione dei tempi di riscossione ha spesso generato difficoltà per gli enti locali, che si trovano a fronteggiare un accumulo di crediti non incassati.

Pignoramenti più veloci: cosa cambia

La principale modifica che verrebbe introdotta dal nuovo decreto riguarda la drastica riduzione dei tempi per l’avvio delle procedure esecutive. Riducendo il termine da 180 a 60 giorni, i Comuni potranno agire più rapidamente nei confronti dei contribuenti morosi. Questa accelerazione mira a migliorare l’efficienza nella riscossione dei tributi locali e a ridurre l’accumulo di crediti non riscossi. Per i contribuenti, ciò significa che sarà fondamentale prestare maggiore attenzione alle scadenze dei pagamenti per evitare conseguenze legali più immediate. 

Quali sono le sanatorie per i Comuni

La bozza del decreto introduce anche la possibilità per i Comuni di adottare definizioni agevolate, ovvero sanatorie, per incentivare i contribuenti a regolarizzare la propria posizione. Queste sanatorie possono prevedere l’esclusione o la riduzione degli interessi e delle sanzioni per coloro che effettuano il pagamento entro un termine fissato dall’ente locale, non inferiore a 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto sul sito istituzionale. La misura offre ai Comuni uno strumento flessibile per favorire il recupero delle somme dovute, andando incontro alle esigenze dei contribuenti in difficoltà. 

Quali sono le sanatorie per le Regioni

Anche le Regioni avranno la facoltà di introdurre sanatorie per i tributi di loro competenza, con l’eccezione dell’IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive). Ciò significa che le Regioni potranno prevedere misure agevolative per tributi come il bollo auto, offrendo ai contribuenti la possibilità di regolarizzare la propria posizione con riduzioni su interessi e sanzioni. Tuttavia, l’IRAP rimane esclusa da queste definizioni agevolate, mantenendo inalterate le procedure di riscossione ordinarie. 

Come pagare IMU e TARI arretrate

Per i contribuenti che hanno accumulato arretrati relativi a IMU e TARI, è consigliabile procedere al più presto alla regolarizzazione per evitare l’avvio di procedure esecutive. In caso di difficoltà economiche, è possibile contattare l’ufficio tributi del proprio Comune per verificare la possibilità di rateizzare l’importo dovuto o di usufruire di eventuali sanatorie o definizioni agevolate attive. È importante monitorare le comunicazioni ufficiali del Comune per essere informati su eventuali opportunità di regolarizzazione agevolata.


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Le modalità di pagamento per IMU e TARI

Il pagamento dell’IMU e della TARI può essere effettuato tramite diverse modalità, garantendo ai contribuenti flessibilità nella scelta dello strumento più adatto alle proprie esigenze.

L’obiettivo del governo è approvare il decreto entro la fine di febbraio, avviando poi il confronto con le Regioni e il Parlamento per eventuali modifiche prima del via libera definitivo

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