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Tasse, Imposte e Tributi 29 gennaio 2026

Residenza fiscale in Italia: ecco quali sono i requisiti


I nuovi criteri per stabilire la residenza fiscale in Italia aggiornati dal Dlgs n. 209/2023 e chiariti dalla Circolare n. 20/E del 4 novembre 2024 dell’Agenzia delle entrate.
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Alessandra Caparello

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

La residenza fiscale è un concetto fondamentale per capire dove una persona o un’impresa deve pagare le tasse.

Dal 1° gennaio 2024, con il Decreto legislativo n. 209/2023 (il cosiddetto decreto fiscalità internazionale) entrano in vigore nuovi criteri di collegamento per determinare la residenza fiscale delle persone fisiche e giuridiche.

Successivamente la Circolare n. 20/E del 4 novembre 2024 dell’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti operativi su questi cambiamenti e spiega come applicarli nella pratica. 

Cos’è la residenza fiscale e cosa significa

La residenza fiscale non coincide automaticamente con la residenza anagrafica né con la semplice proprietà di un immobile. Si tratta di una nozione giuridica definita dalla normativa tributaria, che ha effetti rilevanti su diversi aspetti, tra cui il luogo in cui vengono pagate le imposte sui redditi, i redditi che devono essere indicati nella dichiarazione, l’accesso a eventuali regimi agevolativi (come il regime degli impatriati o gli incentivi per i lavoratori rientrati) e l’applicazione delle convenzioni internazionali contro la doppia imposizione.

A cosa serve la residenza fiscale in Italia

La residenza fiscale in Italia serve a stabilire dove un individuo è tenuto a pagare le tasse sui propri redditi e quali regole fiscali si applicano alla sua situazione. In pratica, determina quali redditi devono essere dichiarati, quali imposte vanno versate e a quali agevolazioni fiscali si può accedere.

Nel dettaglio i principali effetti della residenza fiscale sono:

I nuovi criteri di residenza fiscale per le persone fisiche

I requisiti per stabilire la residenza fiscale in Italia sono stati novellati dal Dlgs n. 209/2023, secondo cui una persona fisica è considerata fiscalmente residente in Italia se, per la maggior parte del periodo d’imposta, ricorre almeno uno dei seguenti criteri previsti dalla legge:

Cosa significa la “maggior parte del periodo d’imposta”?

Un aspetto centrale chiarito dall’Agenzia delle entrate riguarda il calcolo del periodo rilevante. Ai fini della residenza fiscale, possono essere sommati anche periodi di presenza non consecutivi. Non è quindi necessario trascorrere 183 giorni continuativi in Italia: è sufficiente che la somma dei giorni di presenza superi il limite previsto dalla norma.

Il superamento della presunzione anagrafica

Con la riforma, l’iscrizione all’anagrafe non determina più automaticamente la residenza fiscale. Anche chi risulta formalmente residente può dimostrare di non esserlo ai fini fiscali se non vive abitualmente in Italia, non vi ha il centro delle relazioni personali e familiari e non raggiunge il numero minimo di giorni di presenza sul territorio.

Come orientarsi nei casi complessi

La valutazione della residenza fiscale può risultare complessa, soprattutto quando si trascorre parte dell’anno in Italia e parte all’estero, si lavora in smart working per datori di lavoro stranieri, si hanno interessi familiari o patrimoniali distribuiti in più Paesi, oppure si è iscritti all’AIRE o si sta pianificando un rientro in Italia. 

In queste situazioni è consigliabile rivolgersi a un professionista esperto in fiscalità internazionale o effettuare specifiche verifiche con l’Agenzia delle Entrate, al fine di chiarire correttamente la propria posizione ed evitare errori o contestazioni future.

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