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Cagliari
Tasse, Imposte e Normative 25 maggio 2026

Salva Casa, la Corte costituzionale limita la Sardegna: stop a sanatorie regionali più larghe


La Consulta, con una recente sentenza, interviene sulla legge sarda di recepimento del Salva Casa e chiarisce che le Regioni, anche a statuto speciale, non possono derogare ai principi fondamentali del Testo unico edilizia.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

La Sardegna aveva scelto una strada autonoma, controcorrente rispetto ad altre Regioni che hanno adottato in blocco le semplificazioni previste dal Decreto Salva Casa.

Con l’approvazione del Disegno di legge n. 83/A, il Consiglio regionale ha, infatti, formalizzato un recepimento selettivo e critico del provvedimento nazionale, mantenendo inalterati i requisiti minimi di abitabilità e rifiutando l’introduzione dei micro-appartamenti da 20 mq. 

Standard abitativi al centro della scelta regionale

Il cuore della controversia ruota intorno alla possibilità, introdotta dal decreto-legge n. 69/2024, di ridurre la superficie minima abitabile da 28 a 20 metri quadrati e l’altezza minima interna da 2,70 a 2,40 metri. La Sardegna ha deciso di non recepire queste modifiche, giudicandole non in linea con le esigenze e le peculiarità del territorio isolano.

La Regione ha così optato per tutele più stringenti, valorizzando la qualità dell’abitare e ritenendo più efficace intervenire sulle difformità edilizie pregresse piuttosto che abbassare gli standard abitativi.

No ai cambi d’uso, sì alla regolarizzazione delle difformità

L’impianto normativo approvato si innesta nel solco della Legge Regionale n. 23/1985 ma senza sposare ogni scelta del Governo. In particolare, non è stato recepito il regime semplificato per i cambi di destinazione d’uso, ritenuto superfluo vista la maggiore evoluzione della normativa regionale già vigente.

Sono, invece, stati accolti gli strumenti relativi al concetto di “stato legittimo” degli immobili, alle tolleranze costruttive e alle modalità di sanatoria per le difformità minori, con l’obiettivo di sbloccare il mercato immobiliare. Un intervento che risponde in particolare alle criticità di un patrimonio edilizio vetusto: oltre il 60% delle costruzioni sarde risalgono al periodo pre-1980.

La Corte Costituzionale ridisegna i confini dell’autonomia regionale

Il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini aveva scritto direttamente alla Presidente della Regione e al Presidente del Consiglio regionale, esprimendo perplessità sul mancato allineamento agli standard nazionali.

Il confronto istituzionale al momento dell’approvazione della legge sarda è successivamente arrivato davanti alla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 86/2026, ha tracciato un confine netto tra autonomia regionale e principi statali in materia edilizia. 

La Corte non ha smentito in blocco la scelta della Sardegna di mantenere un’impostazione più prudente sugli standard abitativi, ma ha dichiarato illegittime diverse disposizioni regionali che ampliavano il perimetro delle semplificazioni oltre i limiti fissati dal Testo unico ediliziaIn particolare, sono state censurate le norme che ricomprendevano nella ristrutturazione edilizia gli ampliamenti volumetrici realizzati all’interno della sagoma, le definizioni regionali di totale e parziale difformità fondate su soglie quantitative rigide e alcune ipotesi di sanatoria degli abusi più gravi attraverso interventi correttivi non previsti dalla disciplina statale. 

Bocciate anche le deroghe generalizzate ai requisiti igienico-sanitari di aeroilluminazione e alcune previsioni sui cambi di destinazione d’uso. 

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