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Per gestire un Bed and Breakfast serve aprire partita Iva? Non sempre
Tasse, Imposte e Normative 18 settembre 2024

Si può gestire un B&B senza partita IVA?


Per bed and breakfast e affittacamere non serve aprire partita IVA purché venga in maniera saltuaria e rispettando le normative regionali.
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Gestire un B&B senza partita IVA? Si può. Una recente sentenza apre nuove opportunità per i gestori di attività occasionali, ampliando le possibilità per chi opera in regime di non professionalità nel rispetto delle normative regionali e comunali.

La Commissione tributaria regionale del Friuli Venezia Giulia, con sentenza 154/1/2024 ha affermato che per bed and breakfast e affittacamere non serve aprire partita IVA purché venga in maniera saltuaria e rispettando le normative regionali.

Attività occasionali o d’impresa? 

Al centro della controversia si poneva la distinzione tra attività occasionale e attività d’impresa. Secondo il Fisco, la gestione del B&B e delle camere in affitto possedeva i requisiti dell’imprenditorialità, richiedendo pertanto l’apertura della partita IVA e l’applicazione delle relative norme contabili e fiscali. Tuttavia, la Cgt ha confermato il verdetto di primo grado, dichiarando infondate tali richieste. 

La Corte ha sottolineato come l’attività svolta dai coniugi fosse priva dei requisiti di “organizzazione” e “professionalità” tipici dell’attività imprenditoriale. In particolare, la struttura era gestita con criteri familiari e operava in modo intermittente, rispettando pienamente la normativa regionale del Friuli Venezia Giulia (Legge regionale 2 del 16 gennaio 2002) e i regolamenti comunali che disciplinano le attività ricettive extra-alberghiere. 

Gestire un B&B senza partita IVA: normativa regionale di riferimento 

La sentenza ha fatto riferimento alla disciplina regionale sui B&B e sugli affittacamere, che permette la gestione di queste attività con criteri flessibili e su base familiare. In particolare, la legge consente di offrire alloggio e colazione in abitazioni private, per un numero limitato di camere (non più di tre) e posti letto (massimo sei), con un carattere saltuario o stagionale, avvalendosi della normale organizzazione familiare. 

Nel caso specifico, la documentazione prodotta dai coniugi ha dimostrato come l’attività fosse conforme a queste prescrizioni. Le camere offerte erano limitate nel numero, la gestione avveniva esclusivamente attraverso la normale organizzazione domestica e, soprattutto, l’esercizio era caratterizzato da frequenti interruzioni e chiusure stagionali, dimostrando così la natura non continuativa e saltuaria dell’attività. 

Secondo la Cgt, l’organizzazione familiare su cui si basava l’attività ricettiva dei coniugi costituisce un chiaro elemento che distingue l’attività occasionale da quella d’impresa. La Corte ha evidenziato che, se l’ospitalità è concessa secondo le disponibilità della famiglia e senza la presenza di una struttura organizzativa professionale, non è necessario aprire una partita IVA o rispettare le stringenti normative fiscali riservate alle attività commerciali. 

Un precedente importante 

La decisione della Cgt Friuli Venezia Giulia rappresenta un precedente rilevante, soprattutto in un contesto in cui molte amministrazioni fiscali locali tendono a considerare le attività di B&B e affittacamere come imprese commerciali, richiedendo l’applicazione di tassazioni e normative severe.

Questa sentenza, quindi, non solo tutela i piccoli imprenditori familiari, ma riconosce formalmente il diritto a svolgere attività occasionali senza l’onere di essere trattati alla stregua di imprese. Il pronunciamento potrebbe avere effetti a catena anche in altre regioni italiane, dove le normative locali permettono attività simili, favorendo così una maggiore chiarezza nell’applicazione delle regole fiscali per queste realtà.

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