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Tasse, Imposte e Normative 16 febbraio 2026

Successione e diritto di abitazione del coniuge superstite: cosa sapere


Nel diritto successorio, il coniuge assume un ruolo centrale nel passaggio dei beni alla morte del partner, compresi gli immobili: cosa sapere.
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Nicola Camporese

Avvocato, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Nel diritto successorio italiano, il coniuge assume un ruolo centrale nel passaggio generazionale dei beni alla morte del partner, compresi gli immobili. La disciplina codicistica, infatti, riconosce al coniuge superstite la qualità di erede legittimo e legittimario, con diritto a una quota dell’asse ereditario e a specifiche tutele di natura reale, come il diritto di abitazione sulla casa familiare. Tali norme, oltre a riflettere l’importanza dell’unità familiare, mirano ad evitare che il coniuge superstite si trovi in condizioni di disagio economico o abitativo immediatamente dopo la perdita del partner. 

Nel caso di successione legittima (cioè quando il defunto non lascia un testamento o questo è nullo/invalido), la legge pone il coniuge e i figli al primo posto nell’ordine dei “successibili”: il coniuge concorre alla divisione dell’eredità insieme ai figli e, in assenza di questi ultimi, può ricevere l’intera eredità. 

Il diritto di abitazione sulla casa familiare

Un elemento peculiare della successione riguarda proprio gli immobili: il coniuge superstite non solo eredita quote di proprietà, ma acquista automaticamente dalla legge, all’apertura della successione, un diritto reale di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (ossia l’immobile in cui la famiglia viveva stabilmente), nonché un diritto di uso sui mobili che la corredano. Si tratta di un legato “ex lege” (cioè imposto direttamente dalla legge, indipendentemente dalla volontà del defunto), destinato a garantire continuità abitativa al coniuge superstite. 

Eredi legittimi e quote: la legge tutela sempre il coniuge

In linea generale, l’eredità si apre secondo regole rigide della successione legittima quando non esiste un testamento: il coniuge entra nella successione e riceve una quota della massa ereditaria insieme agli altri eredi chiamati dalla legge (figli, ascendenti, collaterali ecc.). 

Anche nella successione testamentaria, in cui il defunto dispone dei suoi beni attraverso un testamento, la legge italiana non consente al testatore di escludere del tutto il coniuge se questi è un legittimario: infatti il diritto alla quota di legittima riconosciuta al coniuge non può essere sacrificato da un testamento (salvo casi eccezionali giuridicamente qualificati). 

In pratica, quindi, salvo che ricorrano specifiche condizioni previste dalla legge, il coniuge non può essere completamente tagliato fuori dalla successione, soprattutto quando si tratta dell’abitazione familiare o di immobili essenziali alla sussistenza. 

Si può escludere il coniuge dall’eredità?

La risposta, nell’ordinamento italiano, è generalmente negativa: la legge tende a salvaguardare il coniuge superstite come beneficiario dell’eredità, inclusi gli immobili oggetto della successione. Esistono tuttavia precise eccezioni in cui il coniuge può perdere tale diritto:

Divorzio e scioglimento del matrimonio

Una volta che il matrimonio è stato legalmente sciolto con sentenza di divorzio o cessazione degli effetti civili del matrimonio (per il matrimonio concordatario), il rapporto coniugale cessa e con esso anche lo status ereditario: il coniuge divorziato non è più considerato erede legittimo del partner defunto, in quanto non è più legato dal vincolo matrimoniale. 

Separazione con addebito

Se il coniuge è stato legalmente separato con addebito, ossia quando la separazione è stata pronunciata attribuendo la responsabilità dell’insuccesso del matrimonio a uno dei coniugi, la legge prevede che il coniuge con addebito possa perdere i diritti successori. In tale ipotesi, il coniuge superstite non partecipa alla successione e può ricevere al massimo un assegno vitalizio, qualora fosse stato beneficiario di alimenti dal defunto al momento dell’apertura della successione. 

Indegnità a succedere

Un altro caso importante, di natura giuridico-processuale, è quello dell’indegnità a succedere (art. 463 c.c.), che riguarda situazioni in cui il coniuge ha tenuto comportamenti talmente gravi nei confronti del defunto da essere escluso dalla successione stessa. La legge prevede ipotesi tassative, tra cui:

La giurisprudenza ha consolidato il principio secondo cui l’indegnità non si verifica automaticamente, ma deve essere accertata in giudizio con una sentenza costitutiva. Tale sentenza retroagisce al momento dell’apertura della successione e fa sì che l’indegno perda il diritto a ricevere beni, compresi gli immobili, che saranno attribuiti ai successibili in subordine come se il coniuge indegno non fosse mai stato chiamato all’eredità. 

Sospensione ed esclusione per indagini penali

La legge (art. 463-bis c.c.) prevede anche una forma di sospensione dalla successione per un coniuge indagato per omicidio o tentato omicidio nei confronti dell’altro coniuge o di altri parenti stretti. In tali casi, fino alla decisione penale definitiva, il diritto successorio è sospeso e viene nominato un curatore per l’eredità giacente; in caso di condanna, la sospensione si trasforma in esclusione dalla successione. 

La giurisprudenza recente e i casi più rilevanti

In tema di diritti successori del coniuge, la giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito principi importanti: ad esempio, con sentenze come Cass. Civ., sez. II, n. 7128/2023, la Corte ha precisato che il diritto di abitazione del coniuge superstite riguarda un solo immobile adibito a residenza familiare, escludendo altre abitazioni eventualmente a disposizione della famiglia. 

In altre pronunce la Cassazione ha affrontato l’ambito dell’indegnità a succedere, sottolineando che l’esclusione dalla successione per indegnità non si applica automaticamente, ma deve essere accertata con una pronuncia giudiziale. 

L’equilibrio tra tutela del coniuge e rispetto della legge

La disciplina successoria italiana pone al centro il principio della tutela del coniuge superstite, specie quando si tratta di immobili familiari e della continuità abitativa. Tuttavia, come abbiamo visto, è possibile che il coniuge perda tali diritti solo in casi tassativi e rigorosamente disciplinati:

Queste regole mostrano il delicato equilibrio che il nostro Ordinamento cerca di perseguire: da un lato, garantire sicurezza economica e abitativa al coniuge superstite; dall’altro, impedire che chi ha gravemente violato i vincoli familiari o la libertà testamentaria tragga profitto dalla successione. 

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