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una ragazza cerca di non sentire il rumore
Tasse, Imposte e Tributi 17 luglio 2024

Troppo rumore durante le notti estive: il Comune deve risarcire i proprietari delle seconde case


"I villeggianti proprietari di seconde case, disturbati dagli spettacoli estivi organizzati dall'amministrazione locale, hanno diritto al risarcimento se il rumore notturno supera i limiti di tollerabilità".
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Estate, momento di vacanze e relax. Ma bisogna anche saper scegliere la giusta meta. Purtroppo, ad una coppia di giovani lombardi, che avevano deciso di soggiornare presso un Comune sulla riviera ligure, le cose non sono andate bene. 

Infatti, è intervenuta la Corte di Cassazione – con un’ordinanza n. 18676 pubblicata il 9 luglio 2024- che ha condannato il Comune a risarcire i danni per vacanze rovinate, enunciando il seguente principio: i villeggianti proprietari di seconde case, disturbati dagli spettacoli estivi organizzati dall’amministrazione locale, hanno diritto al risarcimento se il rumore notturno supera i limiti di tollerabilità. 

Anche se il regolamento comunale consente livelli di rumore fino a 70 decibel, la tollerabilità deve essere valutata caso per caso, tenendo in considerazione il contesto e le circostanze specifiche. L’interesse pubblico di organizzare eventi estivi non può giustificare il sacrificio del diritto dei privati oltre il limite della normale sopportazione.

Condannato il Comune a risarcire 3.000 euro 

La sentenza diventa definitiva per un Comune sulla riviera ligure, obbligato a risarcire 3.000 euro a una coppia lombarda. I proprietari non hanno potuto godere dell’appartamento destinato a residenza estiva a causa del rumore insopportabile proveniente dalla piazza principale, dove si svolgono gli eventi organizzati dall’amministrazione. 

Il giudice ha ritenuto che il risarcimento fissato in primo grado a soli 1.000 euro fosse insufficiente, stabilendo che il ristoro deve essere integrale, considerando che la seconda casa risulta inutilizzabile per l’intero periodo estivo.

Contrariamente a quanto sostenuto dal Comune, la consulenza tecnica d’ufficio non si è basata sui limiti previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 novembre 1997, che riguarda le sorgenti sonore delle attività produttive. I limiti indicati dai regolamenti comunali sono solo indicativi e non vincolanti. La tollerabilità delle immissioni sonore deve essere valutata tenendo conto di diversi fattori, tra cui i luoghi, gli orari, le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti.

Precedentemente si espresso anche il Tribunale di Rimini che, con sentenza n. 302 del 20 marzo 2017, che aveva stabilito che il Comune ha l’obbligo di garantire il rispetto dei limiti in materia di inquinamento acustico, anche quando l’organizzazione degli eventi è affidata a società private. 

Il Tribunale aveva evidenziato che la responsabilità del Comune non è solo commissiva, per aver organizzato direttamente alcuni spettacoli, ma anche omissiva, per non aver vigilato adeguatamente sulle immissioni acustiche denunciate.  

Secondo la normativa vigente, il Comune deve adottare tutte le misure necessarie per prevenire e controllare l’inquinamento acustico, garantendo il rispetto dei limiti imposti. In questo caso, è emerso chiaramente che il Comune ha omesso di svolgere i necessari controlli durante gli eventi, non assicurando il rispetto della normativa sull’inquinamento acustico. Questa mancanza di vigilanza ha causato un ambiente di rumore intollerabile per gli abitanti della zona, che hanno subito danni patrimoniali e non patrimoniali.

Rumore dopo la chiusura dei locali: il Comune può essere condannato al risarcimento

Su un caso quasi analogo si era già espressa la Cassazione, stabilendo che il Comune può essere chiamato a rispondere in giudizio per i rumori intollerabili provenienti dalle strade comunali, prodotti dagli avventori degli esercizi commerciali dopo l’orario di chiusura, che ledono i diritti dei cittadini alla salute, alla vita familiare e alla proprietà (Corte di Cassazione sentenza n. 14209 del 23 maggio 2023).

La Corte di Cassazione ha infatti esteso le responsabilità dell’amministrazione comunale, affermando che il Comune è responsabile dell’inquinamento acustico causato dai locali notturni e dalla loro clientela, in quanto proprietario delle aree pubbliche, come le strade. Questo implica che il Comune debba adottare misure adeguate per tutelare i diritti dei cittadini.

Conclusioni

Il caso dei concerti in piazza rappresenta un esempio significativo delle responsabilità in capo al Comune in materia di inquinamento acustico. Le amministrazioni comunali devono garantire che tutti gli eventi pubblici rispettino i limiti di rumore stabiliti, adottando misure preventive e di controllo efficaci. 

In caso di inadempienza, il Comune può essere chiamato a rispondere per i danni causati, come evidenziato dal Tribunale in questa specifica vicenda. Il rispetto della normativa sull’inquinamento acustico è fondamentale per proteggere la qualità della vita dei cittadini e per prevenire danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti da immissioni sonore intollerabili.

Queste decisioni della Cassazione sottolineano l’importanza di bilanciare l’interesse pubblico con i diritti dei privati. I Comuni devono garantire che le attività pubbliche, come gli spettacoli estivi, non compromettano il diritto al quieto godimento delle proprietà private. 

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