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Case, Ville e Condomini 1 luglio 2025

Accesso agli atti catastali: quando la trasparenza prevale sugli interessi del singolo condomino?


Il TAR Catania apre all’accesso agli atti catastali tra vicini in condominio: se c’è un interesse concreto e difensivo, vale più della privacy
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Ivan Meo

Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Può un condomino accedere alla documentazione catastale relativa a un’unità immobiliare altrui, se sospetta abusi edilizi che incidono sulle parti comuni? Secondo il TAR di Catania,. Lo ha stabilito con la sentenza n. 1572/2025, relativa a un caso in cui una proprietaria di un appartamento al terzo piano aveva rilevato modifiche sostanziali a una bottega del piano terra, tra cui una copertura abusiva che impediva il montaggio di un ponteggio nel cortile condominiale. 

Dopo aver ricevuto riscontri negativi da Comune e Soprintendenza, aveva richiesto l’accesso alla documentazione catastale presso l’Agenzia delle Entrate. L’Amministrazione, però, aveva rigettato l’istanza ritenendola generica, rilevando la natura meramente fiscale degli atti richiesti e opponendo ragioni di riservatezza. 

L’Interesse concreto e difensivo prevale su genericità e privacy

Secondo i giudici amministrativi, il rifiuto opposto dall’Agenzia delle Entrate è illegittimo perché l’interesse difensivo della condomina è concreto, attuale e giuridicamente rilevante

La ricorrente – si legge nella sentenza – ha allegato e supportato documentalmente di essere titolare di un interesse […] volto a comprovare lo stato originario del fabbricato ove insiste il proprio immobile», per verificarne la relativa regolarità e valutare «eventuali azioni» a tutela della stabilità e delle parti comuni

I giudici evidenziano che l’accesso agli atti è la regola, mentre le preclusioni – come la riservatezza o la fiscalità – sono eccezioni e devono essere specificamente provate. Inoltre, anche se l’istanza non conteneva estremi dettagliati dei documenti (numero di protocollo, data), la richiesta era comunque sufficientemente specifica, perché individuava l’immobile con gli estremi catastali. “Non può pretendersi – afferma il TAR – che l’istante indichi dati non in suo possesso”. L’Agenzia non può pretendere una “prova impossibile”.

Il diritto di sapere per difendere i propri spazi

La sentenza offre una tutela concreta ai proprietari di casa che intendano verificare la regolarità edilizia degli immobili confinanti quando vi siano riflessi diretti sulle parti comuni o sulla sicurezza strutturale dell’edificio. 

Non si tratta di “curiosità invasiva”, ma di legittima autodifesa: l’accesso documentale, «è destinato a prevalere sul contrapposto interesse alla riservatezza», purché sussista un nesso strumentale con la situazione giuridica da tutelare. 

In conclusione, il TAR ha ordinato all’Agenzia delle Entrate di consentire entro 30 giorni l’accesso e la copia dei documenti richiesti. 

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