Collaboratrice esterna di Immobiliare.it
Abitare in una casa vicino ai binari del treno può essere un vantaggio per chi utilizza spesso la ferrovia per spostarsi, potendo raggiungere la stazione locale più vicina a piedi o in tempi ridotti. Una posizione che potrebbe aggiungere valore all’immobile di chi lavora in altre località, o predilige il trasporto pubblico, al netto del risparmio sui costi di trasporto privato, lo stress da traffico e il minore impatto ambientale.
Vivere vicino ai binari comporta tuttavia anche svantaggi non indifferenti soprattutto di notte: rumore, fischi, segnalazioni acustiche e vibrazioni generate dal passaggio dei convogli, che propagandosi nel terreno e gli edifici, possono provocare fastidio o microlesioni strutturali. Non va infine sottovalutato l’inquinamento, soprattutto in caso di linee ferroviarie non elettrificate dove circolano locomotive diesel. Il valore dell’immobile può quindi essere inferiore rispetto a una zona più silenziosa, con effetti sulla qualità della vita e sulla salute.
Il rumore generato dai treni può essere di tipo impulsivo, come i passaggi notturni o i colpi metallici, oppure continuo, misurato in termini di livello equivalente (LAeq). Entrambi i fenomeni agiscono e influiscono sul comfort acustico domestico. Le vibrazioni, spesso meno percepite del rumore, si propagano attraverso il terreno potendo causare disagio, tremori e problemi a infissi e arredi. L’entità del disturbo dipende da fattori come la frequenza dei passaggi, orario, tipologia di linea e qualità dell’isolamento dell’edificio.
Il solo fatto di abitare vicino ai binari non garantisce di per sé il diritto ad avere un risarcimento: è necessario che vengano superati i limiti di legge per il rumore e le vibrazioni, che il danno sia dimostrabile e che le immissioni in ambiente superino la normale tollerabilità. Deve inoltre sussistere un nesso causale tra il disturbo e l’attività dell’infrastruttura ferroviaria. In alcuni casi, i tribunali hanno riconosciuto indennizzi a proprietari di immobili il cui valore era diminuito a causa dell’aumento del traffico ferroviario o della costruzione di nuove linee in prossimità delle abitazioni.
Il risarcimento è strettamente legato alla dimostrazione di un danno (patrimoniale o non patrimoniale) corrisposto da chi lo ha causato. L’indennizzo è invece una compensazione spesso prevista dalla legge in maniera forfettaria o automatica, anche senza colpa diretta del responsabile. È importante conoscere la distinzione, dovendo presentare a seconda del caso, debita richiesta in sede civile o amministrativa.
In Italia, la Legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/1995 stabilisce i principi generali per la tutela dal rumore. Il D.P.R. 459/1998 regola il rumore da traffico ferroviario, definendo le fasce di pertinenza acustica e i relativi limiti. Il D.M. 16 marzo 1998 stabilisce i metodi di misurazione, mentre il D.M. 29 novembre 2000 disciplina i piani di contenimento del rumore da parte dei gestori delle infrastrutture. L’articolo 844 del Codice Civile stabilisce inoltre che le immissioni, tra cui rumori e vibrazioni, non devono superare la normale tollerabilità né arrecare danno alla proprietà.
Anche se il rumore e le vibrazioni derivano da un’attività lecita e autorizzata (come ad esempio il transito ferroviario), il gestore può essere chiamato a rispondere se le immissioni superano i limiti di legge. In tal caso, il proprietario può chiedere un risarcimento per danni o una riduzione dell’impatto mediante l’installazione di barriere antirumore o altre soluzioni. Non è necessario dimostrare una colpa grave, ma il superamento della soglia di tollerabilità.
Il calcolo dell’indennizzo parte da misurazioni fonometriche effettuate sul posto e confrontate con i limiti fissati dalla Legge 447/1995 e dal D.P.R. 459/1998. Si considerano la frequenza dei passaggi dei treni, la durata del disturbo e gli orari, con particolare attenzione al periodo notturno. Il danno può comprendere il deprezzamento dell’immobile, i costi di insonorizzazione e, se provati, anche spese sanitarie dovute a disturbi del sonno o stress.
La giurisprudenza ha chiarito che il superamento dei limiti costituisce un presupposto per chiedere il risarcimento: ad esempio, la Cassazione (sent. n. 28893/2018) ha riconosciuto il diritto a un indennizzo quando i livelli di rumore notturni superavano di oltre 10 dB i limiti di legge, ritenendo compromesso il diritto al riposo.
La soglia viene superata quando i livelli di rumore eccedono quelli previsti per le fasce di pertinenza ferroviaria o per la classificazione acustica comunale. Il superamento dei limiti notturni è di norma considerato più grave poiché incide sul diritto al riposo. Anche le vibrazioni, se superiori ai limiti previsti dalla norma UNI 9614, possono giustificare un’azione di tutela.
Oggi esistono interventi mirati che permettono di ridurre sensibilmente il rumore, ecco quali:
Prima dell’acquisto di un immobile situato vicino ai binari del treno, è utile effettuare una perizia acustica per verificare i livelli di rumore e vibrazioni. È importante conoscere la classificazione acustica del comune, nonché l’eventuale presenza di progetti futuri che potrebbero aumentare il traffico ferroviario. In caso di ristrutturazione, conviene utilizzare materiali ad alte prestazioni acustiche. Conservare la documentazione inerente le misurazioni e gli eventuali reclami presentati al gestore ferroviario, può rivelarsi utile nel caso in cui si decida di avviare un’azione legale per ottenere un risarcimento.