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McMurdo Station in Antarctica
Case, Ville e Appartamenti 19 febbraio 2026

Come sono fatte le case in Antartide?


Come si presentano le case in Antartide e quali caratteristiche hanno gli alloggi destinati a ricercatori e scienziati? Una breve panoramica.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Sul planisfero l’Antartide appare come una distesa bianca quasi vuota, un’enorme macchia ai confini del mondo. Nella realtà è un grande esperimento di architettura funzionale, dove l’uomo ha dovuto reinventare il concetto stesso di abitare.

Quasi il 98% della superficie è coperto da ghiaccio, che conserva la maggior parte delle riserve terrestri, e sotto quella calotta si nasconde persino una rete di laghi e corsi d’acqua subglaciali. Il paesaggio sembra fermo nel tempo, invece tutto si muove lentamente, compresi i ghiacciai che scivolano verso il mare e danno origine a piattaforme gigantesche.

In mezzo a questo “deserto bianco” si nascondono strutture progettate per rendere possibile la vita umana in uno degli ambienti più ostili del pianeta.  Scopriamo come sono fatte.

È possibile vivere in Antartide?

L’Antartide si trova nell’emisfero australe. Situato attorno al Polo Sud, è il continente più freddo, secco e ventoso della Terra, di conseguenza non esistono città, quartieri o case come nel resto del mondo. Non ha mai avuto una popolazione stabile perché le condizioni climatiche rendono impossibile una vita permanente nel senso tradizionale del termine. 

Qui si arriva per periodi limitati, si lavora in ambienti protetti e si riparte quando le missioni scientifiche si concludono. Per questo chi “vive” in Antartide in realtà soggiorna nelle stazioni di ricerca, strutture progettate per resistere all’ambiente più estremo della Terra e garantire condizioni minime di sicurezza e comfort.

Quante persone vivono in Antartide

Il continente antartico non è abitato da una popolazione indigena e non ha residenti stabili. I numeri sono stagionali, legati alla logistica e alle condizioni ambientali. In estate, la presenza umana può raggiungere le 4.000 persone circa, mentre in inverno scende attorno alle 1.000 unità, con oscillazioni che dipendono dai programmi di ricerca e dalle rotazioni del personale.

Come si vive in Antartide

Le giornate antartiche sono scandite più dal funzionamento degli impianti che dagli orologi. Le stazioni sono organizzate in comunità piccole e multiculturali, in cui si lavora in laboratorio e sul campo, ma si vive anche di manutenzione continua, perché la sopravvivenza dipende dall’energia, dalle comunicazioni, dall’acqua e dalla gestione dei rifiuti. 

L’isolamento è un fattore materiale e psicologico. Per mesi il buio può diventare totale e, al contrario, la luce può restare continua per settimane, con un impatto evidente sul sonno e sull’umore di chi staziona in questi centri. 

Come si chiamano le case in Antartide?

Nell’immaginario collettivo l’Antartide può sembrare popolato da pinguini e da improbabili Igloo, che invece appartengono al Polo Nord e alla Groenlandia. Le persone che arrivano al Polo Sud per lavorare vivono all’interno di stazioni e basi di ricerca scientifica, strutture progettate per resistere in condizioni così estreme. Queste basi funzionano come piccoli centri abitati temporanei affiancate a moduli abitativi più semplici per chi svolge missioni sul campo. 

Accanto alle stazioni principali si possono montare tende e piccole capanne operative, usate per campagne di ricerca e attività sul terreno, equipaggiate con razioni, illuminazione e cucine essenziali.

Come sono fatte le “case” in Antartide

Le strutture in cui stazionano ricercatori e tecnici sono progettate per resistere a freddo estremo, vento costante e accumuli di neve che, nel tempo, possono seppellire interi edifici. Per questo l’ “architettura antartica” segue criteri rigorosi che valgono in quasi tutte le basi scientifiche. Le “case” dell’Antartide hanno caratteristiche comuni:

Questi principi sostengono l’architettura dei grandi centri di ricerca come la McMurdo Station, la più grande del continente, e delle strutture italiane coordinate dal Programma nazionale di ricerche in Antartide, che comprendono la base costiera Mario Zucchelli e la stazione Concordia nell’entroterra, sul plateau di Dome C, a oltre 3.000 metri di quota.

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