Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it
Il caldo estremo entra sempre più direttamente nelle politiche europee sulla casa e sulle città. Nel discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre 2026, Ursula von der Leyen ha annunciato un nuovo quadro europeo per la resilienza climatica, l’individuazione di 100 territori particolarmente vulnerabili e la prossima presentazione di un European Heatwave Plan.
Tra le direttrici indicate figurano sistemi di allerta più efficaci, preparazione sanitaria, adattamento urbano e raffrescamento, insieme a misure rivolte alle persone maggiormente esposte. Al momento non esiste ancora un nuovo pacchetto europeo che imponga specifici interventi alle abitazioni.
Nel recente discorso tenuto dalla Von der Leyen si fa un esplicito riferimento al cooling, cioè alla capacità di raffreddare in modo efficiente edifici e spazi urbani, e alla necessità di intervenire a livello locale.
L’obiettivo non è soltanto migliorare la risposta durante i giorni di allerta, ma inserire le temperature estreme nelle politiche di adattamento urbano.
È un approccio che potrebbe interessare direttamente la progettazione della casa. Schermature solari, superfici permeabili, alberature e verde urbano non riguardano più soltanto il comfort estivo: diventano elementi della capacità di un edificio e del quartiere circostante di mantenere condizioni accettabili durante periodi prolungati di temperature elevate.
Al quadro sull’adattamento si affianca poi quello assicurativo. La presidente della Commissione ha ricordato che in Europa solo circa il 25% delle perdite legate alle catastrofi risulta storicamente coperto da assicurazioni private e ha annunciato la creazione di una Climate Insurance Alliance.
Non significa, almeno allo stato attuale, l’introduzione di una nuova assicurazione obbligatoria per i proprietari di abitazioni. L’indicazione europea è piuttosto quella di costruire un sistema nel quale prevenzione, riduzione del rischio e strumenti assicurativi siano maggiormente collegati.
In Italia il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici – PNACC contiene 361 possibili azioni di adattamento e individua tra i problemi da affrontare anche l’aumento delle temperature e le isole di calore urbane.
Tra le azioni del settore energetico compaiono l’adattamento degli edifici esistenti e il climate proofing delle nuove costruzioni. Per gli insediamenti urbani il PNACC indica inoltre l’opportunità di adeguare progressivamente pianificazione urbanistica e regolamenti edilizi e richiama soluzioni come raffrescamento passivo, verde sugli edifici, infrastrutture verdi, permeabilizzazione del suolo e interventi sul microclima urbano.
Il tema è diventato ancora più concreto nel 2026. Il Ministero della Salute ha aggiornato le proprie linee di indirizzo sulle ondate di calore inserendo anche misure di adattamento urbano e di contrasto alle isole di calore. Il sistema nazionale di allarme utilizza gli Heat Health Watch Warning Systems, capaci di anticipare fino a 72 ore le condizioni meteorologiche pericolose, con bollettini riferiti a 27 città.
Dunque, le principali novità per la gestione del rischio caldo in Italia potrebbero giungere dal futuro Heatwave Plan europeo, senza la necessità di rifondare l’impianto normativo nazionale esistente.
Per chi possiede, compra o ristruttura una casa, gli effetti non saranno necessariamente immediati. L’European Heatwave Plan dovrà prima essere presentato e sarà necessario verificare quali misure resteranno di indirizzo e quali, eventualmente, richiederanno interventi degli Stati membri.
Dunque, alla tradizionale valutazione della prestazione energetica invernale si affianca una crescente attenzione alla prestazione estiva dell’immobile: esposizione solare, capacità di schermatura, ventilazione, raffrescamento efficiente, presenza di verde, caratteristiche del quartiere e continuità dell’approvvigionamento energetico. Sono fattori che possono incidere sul comfort, ma anche sui costi di utilizzo dell’abitazione.