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Come aprire un bar da zero: tutti i requisiti e le cose da sapere
Locali Commerciali, Uffici e Hotel 7 agosto 2026

Come aprire un bar da zero: tutti i requisiti e le cose da sapere


Dai requisiti professionali alle autorizzazioni, passando per costi, partita IVA e business plan: ecco tutto quello che c’è da sapere per aprire un bar da zero e avviare l’attività.
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Alessandra Caparello

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Aprire un bar è il sogno di molti aspiranti imprenditori. Si tratta di un’attività che, se ben gestita, può garantire soddisfazioni professionali ed economiche, ma che richiede anche un’attenta pianificazione e il rispetto di una serie di requisiti burocratici e normativi. Dalla scelta della location alle autorizzazioni necessarie, fino alla valutazione dei costi iniziali, avviare un bar non significa semplicemente trovare un locale e acquistare una macchina del caffè.

Prima di investire tempo e denaro è fondamentale conoscere tutti i passaggi necessari per trasformare un’idea imprenditoriale in un’attività operativa.

Come aprire un bar: analizzare il mercato e scegliere la formula giusta

Il primo passo consiste nello studiare il mercato locale e individuare il tipo di attività che si intende realizzare. Oggi il concetto di bar è molto più ampio rispetto al passato. Accanto al classico bar di quartiere esistono caffetterie specializzate, cocktail bar, wine bar, locali per colazioni e brunch, bar pasticceria e attività che integrano servizi di ristorazione leggera.

La scelta della formula commerciale deve tenere conto delle caratteristiche della zona, della presenza di concorrenti e delle abitudini della clientela potenziale. Un locale situato vicino a uffici e scuole avrà esigenze diverse rispetto a uno collocato in una zona turistica o nel centro storico di una città. Una buona analisi preliminare permette di evitare investimenti sbagliati e di costruire un’offerta realmente competitiva.

Come aprire un bar: il business plan

Uno degli errori più frequenti tra i nuovi imprenditori consiste nel sottovalutare l’importanza del business plan. Prima di aprire un bar è opportuno elaborare un piano economico dettagliato che includa investimenti iniziali, costi fissi, costi variabili, stime di fatturato e tempi di rientro dell’investimento.

Un business plan ben costruito consente non solo di valutare la sostenibilità del progetto, ma anche di ottenere più facilmente eventuali finanziamenti bancari o agevolazioni pubbliche.

Aprire la partita IVA e scegliere la forma giuridica

Per avviare un bar è necessario aprire una partita IVA e iscrivere l’attività al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente. L’imprenditore deve inoltre scegliere la forma giuridica più adatta. Molti iniziano come ditta individuale, una soluzione più semplice dal punto di vista amministrativo e meno costosa da gestire. In alternativa è possibile costituire una società, come una Srl, particolarmente indicata quando l’investimento iniziale è elevato o quando l’attività viene avviata da più soci.

La scelta dipende da numerosi fattori, tra cui il capitale disponibile, il livello di rischio e gli obiettivi di crescita dell’impresa.

I requisiti professionali per la somministrazione di alimenti e bevande

Uno degli aspetti più importanti riguarda i requisiti richiesti per svolgere attività di somministrazione di alimenti e bevande. Per gestire un bar è generalmente necessario possedere un requisito professionale specifico, che può essere acquisito in diversi modi. Tra le possibilità previste dalla normativa vi sono il possesso di un diploma o di un titolo di studio attinente al settore alberghiero o della ristorazione, l’aver maturato esperienza lavorativa qualificata nel settore oppure il superamento di un corso abilitante riconosciuto dalla Regione.

Questi requisiti possono essere posseduti direttamente dal titolare oppure da un preposto nominato dall’azienda.

Le autorizzazioni necessarie

Prima dell’apertura occorre presentare al Comune la Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), attraverso lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP). La SCIA consente di avviare l’attività dichiarando il possesso di tutti i requisiti richiesti dalla normativa. Successivamente gli enti competenti possono effettuare verifiche e controlli.

In alcuni casi possono essere necessarie ulteriori autorizzazioni, ad esempio per l’installazione di insegne, l’occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie o l’utilizzo di spazi esterni. È inoltre obbligatoria la notifica sanitaria all’azienda sanitaria locale competente per gli aspetti legati alla sicurezza alimentare.

I requisiti del locale

Il locale deve rispettare precisi standard igienico-sanitari, urbanistici e di sicurezza. Tra gli aspetti da verificare vi sono la destinazione d’uso dell’immobile, la conformità degli impianti elettrici e idraulici, l’accessibilità ai clienti e il rispetto delle norme antincendio quando previste.

I locali destinati alla preparazione e alla conservazione degli alimenti devono essere organizzati secondo criteri che garantiscano la sicurezza e l’igiene delle lavorazioni. Prima di firmare un contratto di affitto è consigliabile effettuare tutte le verifiche tecniche necessarie per evitare costosi interventi successivi.

Quanto costa aprire un bar

L’investimento iniziale può variare notevolmente in base alle dimensioni del locale, alla città in cui si opera e al livello qualitativo dell’offerta. Per un piccolo bar di quartiere possono essere necessari dai 40.000 ai 70.000 euro, mentre per attività più strutturate o situate in aree centrali il budget può facilmente superare i 100.000 euro.

Le principali voci di spesa comprendono:

A queste si aggiunge la necessità di disporre di una liquidità sufficiente per sostenere le spese correnti nei primi mesi di attività.

Finanziamenti e agevolazioni: quali opportunità per chi apre un bar

Chi desidera aprire un bar può contare anche su diverse forme di sostegno economico che possono contribuire a ridurre l’investimento iniziale. Nel 2026 le opportunità più interessanti arrivano soprattutto dalle Camere di Commercio e dagli enti locali, che periodicamente pubblicano bandi dedicati alle piccole imprese. 

Tra gli strumenti disponibili figurano i voucher per la digitalizzazione e l’innovazione, i contributi a fondo perduto per coprire parte delle spese sostenute e le garanzie pubbliche che facilitano l’accesso ai finanziamenti bancari. Le agevolazioni riguardano spesso l’acquisto di attrezzature professionali, software gestionali, sistemi di pagamento elettronico, arredi, interventi per la sicurezza e progetti di presenza online. In alcune aree sono inoltre previsti incentivi per la sostenibilità ambientale, l’efficientamento energetico e la promozione turistica. Per non perdere queste opportunità è consigliabile monitorare regolarmente i siti delle Camere di Commercio, delle Province e degli enti territoriali, dove vengono pubblicati gli avvisi e le modalità di partecipazione ai bandi.

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