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Locali Commerciali, Uffici e Hotel 5 gennaio 2021

Com’è cambiato il mondo degli uffici dopo la pandemia?


Riprogettare gli uffici per renderli spazi di collaborazione e creatività con l’aiuto della tecnologia: così il lavoro diventa davvero smart.
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Pietro Gualtieri

Collaboratore esterno di Immobiliare.it

La domanda che ci si pone sempre più spesso è: prima o poi torneremo ad andare in ufficio tutti i giorni? Probabilmente la risposta è no, perché il Covid-19 ha segnato uno spartiacque definitivo nel mondo lavorativo. L’organizzazione aziendale è cambiata e, con essa, si trasformeranno anche gli spazi in un’ottica di maggiore produttività e benessere personale al tempo stesso.

L’anno delle sperimentazioni

L’emergenza sanitaria ha imposto di sperimentare nuove strategie lavorative, che diventeranno fonte di ispirazione per creare un “new way of working” nei prossimi anni. Ashley Whillans, professoressa della Harvard Business School, ritiene per esempio che i dipendenti passeranno tre giorni in ufficio e due a casa e che, pertanto, le sfide da affrontare saranno due: da una parte bisognerà fare in modo che anche i mestieri più tradizionali si possano svolgere da remoto e, dall’altra, gli uffici andranno ridisegnati per stimolare al massimo la collaborazione e la creatività, ovvero quei valori aggiunti che la presenza fisica in uno stesso ambiente può garantire. I designer dovranno pensare perciò a come favorire il processo di brainstorming all’interno di un ufficio, che non sarà necessariamente in città né, paradossalmente, fisso.

Benessere aziendale

L’obiettivo da raggiungere, nella fase di progettazione di un ufficio, non è solo quello della produttività, ma anche del benessere del dipendente. Le aziende che saranno in grado di ridisegnare i propri spazi e di adattare le strategie lavorative alle esigenze del personale riusciranno anche ad attrarre i talenti maggiori. E la tecnologia deve aiutare proprio in questo senso, evitando agli esseri umani i compiti più monotoni e ripetitivi. Solo così il lavoro può diventare veramente smart.

In modo particolare una domanda circola fra gli investitori immobiliari: rientreremo mai in ufficio, o lo smartworking diventerà una prassi abituale? E, in tal caso, che cosa succederà agli spazi rimasti liberi? Assisteremo anche in Italia a quello che si sta verificando nella Silicon Valley, dove i dipendenti delle aziende tecnologiche, ai quali è stato chiesto di lavorare da casa ancora per molti mesi, hanno lasciato in massa le proprie abitazioni per trasferirsi in località meno care? Vedremo le aree business delle grandi città svuotarsi come la City di Londra?

Il 30% degli spazi per l’ufficio rimarrà libero

Una risposta l’ha fornita Alessandro Profumo durante il meeting di Cl a Rimini: secondo l’amministratore delegato del gruppo Leonardo circa il 30% degli spazi ora occupati dagli uffici si libererà, con inevitabili conseguenze sul mercato immobiliare. Anche se i lavoratori rimarranno a casa solo due giorni alla settimana e sebbene alcune mansioni siano danneggiate dalla mancanza di scambi con i colleghi, l’assetto organizzativo degli uffici dovrà cambiare in modo drastico.

Il legame con il luogo di lavoro va conservato

Più cauto è il presidente dell’ISTAT Gian Carlo Blangiardo, intervenuto a sua volta a Rimini, secondo cui lo smartworking non è l’unica soluzione che si prospetta e non deve essere enfatizzato a tutti i costi perché, come faceva notare anche Profumo, a volte non è realmente “smart” e può creare dei problemi. L’ideale sarebbe quello di trovare una mediazione, così da «conservare il legame con il luogo di lavoro».

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