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Le statue equestri più famose in Italia
Monumenti, Musei ed Edifici Storici 4 maggio 2025

Le statue equestri più famose in Italia


Simboli di potere e memoria, le statue equestri italiane raccontano secoli di storia artistica e politica.
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Ludovica Russotti

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Le statue equestri rappresentano una delle forme artistiche più potenti e simboliche della scultura monumentale. Espressione di autorità, coraggio e celebrazione, questi capolavori in bronzo o marmo hanno costellato piazze e centri storici italiani a partire dall’età imperiale romana, fino all’epoca rinascimentale e moderna. L’Italia custodisce alcune delle statue equestri più celebri al mondo, testimoni di eventi storici e protagonisti della cultura militare, politica e religiosa. 

La statua equestre di Marco Aurelio

Tra le statue equestri in Italia, quella dell’imperatore Marco Aurelio è forse la più celebre e significativa. Realizzata nel II secolo d.C., è l’unica statua equestre in bronzo di epoca imperiale giunta fino a noi, grazie al suo erroneo riconoscimento come raffigurazione di Costantino, primo imperatore cristiano. Originariamente situata nel Foro Romano, venne spostata nel 1538 da Papa Paolo III in Piazza del Campidoglio, dove Michelangelo la inserì al centro della sua celebre piazza rinascimentale. Oggi, l’originale è custodita nei Musei Capitolini per ragioni conservative, mentre una copia troneggia all’aperto. 

Il Gattamelata di Donatello

A inaugurare la rinascita delle statue equestri dopo il lungo silenzio medievale fu Donatello con il monumento al Gattamelata, a Padova. Realizzato tra il 1447 e il 1453, raffigura il condottiero Erasmo da Narni, detto appunto Gattamelata, al servizio della Repubblica di Venezia. Situato davanti alla Basilica di Sant’Antonio, è la prima statua equestre di epoca moderna a essere realizzata in bronzo, ispirandosi all’esempio antico di Marco Aurelio. Donatello rompe con la tradizione medievale e restituisce dignità classica alla figura dell’uomo d’armi: l’equilibrio tra cavallo e cavaliere, l’armatura sobria e lo sguardo fiero incarnano l’ideale rinascimentale di virtù civile.

Il Colleoni del Verrocchio

Se il Gattamelata di Donatello apre la via, il Colleoni di Andrea del Verrocchio la porta a compimento. Realizzata tra il 1481 e il 1496 e collocata a Venezia, in Campo Santi Giovanni e Paolo, la statua equestre di Bartolomeo Colleoni – altro celebre condottiero rinascimentale – si distingue per l’energia e il movimento impresso alla composizione. Verrocchio, assistito nella fusione finale da Alessandro Leopardi, imprime tensione muscolare al cavallo e fierezza aggressiva al volto del cavaliere. 

Cosimo I de’ Medici a cavallo

A Firenze, nella centrale Piazza della Signoria, sorge la statua equestre di Cosimo I de’ Medici, realizzata da Giambologna nel 1594. Monumento politico oltre che artistico, l’opera celebra la fondazione del Granducato di Toscana e il consolidamento del potere mediceo. L’influenza della statua di Marco Aurelio è evidente, ma reinterpretata secondo i canoni manieristi del tardo Cinquecento. Si tratta di una delle statue equestri in Italia che più chiaramente esprime la funzione celebrativa e politica della scultura pubblica.

Statue equestri moderne

Nel XIX secolo, l’arte equestre si trasforma in strumento di costruzione dell’identità nazionale. Le statue equestri in Italia risorgimentale si moltiplicano, ponendo al centro figure-chiave come Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II. La statua equestre di quest’ultimo, collocata al centro dell’Altare della Patria a Roma, domina la città da una posizione simbolica e strategica. Alta più di 10 metri, fu realizzata da Enrico Chiaradia tra il 1889 e il 1910, diventando parte integrante del Vittoriano. In parallelo, la statua di Garibaldi sul Gianicolo, opera di Emilio Gallori del 1895, è tra le più iconiche del patriota, raffigurato in posa solenne su un cavallo in movimento, con lo sguardo rivolto a San Pietro, a sottolineare il legame tra nazione e Roma capitale.

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