Articolista giuridico, collaboratore esterno di Immobiliare.it
L’aumento del costo del denaro non resta confinato ai mutui e al credito bancario, ma può riflettersi direttamente anche sulla gestione quotidiana dei condomini. Per l’amministratore significa gestire una cassa più “fragile” proprio mentre possono crescere le richieste economiche dei fornitori, in particolare quelli dell’energia.
In questo scenario il recupero tempestivo delle morosità diventa quindi una funzione centrale della gestione e l’amministratore di condominio si trova così a operare come punto di equilibrio tra difficoltà finanziarie dei singoli, obblighi di riscossione e pressioni creditorie dei fornitori.
Il 10 settembre 2026 la Banca centrale europea ha deciso un nuovo aumento di 25 punti base dei tre principali tassi di riferimento, con effetto dal 16 settembre. Il tasso sui depositi è così salito dal 2,25% al 2,50%, mentre quello sulle operazioni di rifinanziamento principali è passato dal 2,40% al 2,65%.
È il secondo rialzo dell’anno e arriva in una fase in cui l’inflazione nell’area euro è tornata a farsi sentire. Per famiglie e condomìni il dato non resta confinato alle decisioni della BCE, perché si riflette progressivamente sul costo del credito.
Per un condominio, che non è un soggetto finanziariamente autonomo ma dipende dai versamenti dei singoli partecipanti, gli effetti possono passare soprattutto da due canali:
Il primo effetto potenziale riguarda i pagamenti. I condòmini con un mutuo a tasso variabile possono vedere crescere la rata, mentre l’aumento generale dei prezzi riduce il reddito disponibile.
Le quote condominiali, che si sommano a queste voci, potrebbero quindi essere versate con ritardo o non essere versate. Il quadro normativo attribuisce all’amministratore l’onere di agire per la riscossione dei contributi dovuti (art. 63 disp. att. c.c.) e prevede che, dopo l’escussione dei morosi, i creditori possano rivolgersi ai condòmini in regola, in via sussidiaria.
Inoltre, l’aumento delle insolvenze può generare tensioni di cassa per l’intera compagine, con ritardi nei pagamenti ai fornitori e maggiori difficoltà nel far fronte alle spese correnti.
Il secondo effetto riguarda gli interventi sulle parti comuni. Per i lavori straordinari la legge richiede la costituzione di un fondo speciale di importo pari alle opere (art. 1135 c.c.), il che presuppone una capacità di anticipo finanziario da parte dei condòmini.
Dove questa capacità si riduce, o dove il ricorso a un finanziamento bancario diventa più oneroso per l’aumento dei tassi, l’assemblea può rinviare l’approvazione delle opere, scaglionarle in più fasi o ridimensionarne il perimetro. Il rinvio può riguardare interventi di manutenzione e di efficientamento energetico, con possibili conseguenze sulle condizioni dell’edificio e sui costi futuri.
Va ricordato che le decisioni restano affidate alle maggioranze assembleari previste dal codice civile e dipendono dalla situazione di ciascun edificio.
A questi elementi si aggiunge la voce energia. Il 29 settembre 2026 ARERA ha comunicato che nel quarto trimestre la bolletta elettrica del cliente tipo vulnerabile servito in maggior tutela aumenterà del 37,3% rispetto al trimestre precedente.
L’Autorità precisa che l’aggiornamento riguarda solo circa 3 milioni di clienti vulnerabili in maggior tutela e lo attribuisce ai maggiori costi di acquisto dell’energia, mentre gli oneri generali di sistema restano invariati e i costi di dispacciamento scendono del 2,2%. La spesa annua per l’utente tipo vulnerabile si attesterà a 665,38 euro nel 2026, il 9,3% in più rispetto ai 608,72 euro dell’anno precedente.
Il provvedimento non si applica direttamente alla maggior parte dei contratti condominiali, che per le utenze comuni (illuminazione, ascensore, impianti) sono in genere sul mercato libero; tuttavia resta un indicatore dell’andamento dei prezzi dell’energia, che incide sulle spese ordinarie e sul riscaldamento centralizzato. Per i condomìni, quindi, il costo del denaro e quello dell’energia tendono a sommarsi.