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Pier Luigi Nervi (Sondrio 1891 – Roma 1979) è considerato uno dei più grandi ingegneri e costruttori del Novecento. Con le sue opere ha trasformato il cemento armato da semplice materiale tecnico a linguaggio architettonico. La sua visione nasce dall’equilibrio tra intuizione e calcolo: studiava come pesi e forze si distribuiscono negli edifici e da queste soluzioni traeva la forma, trasformando strutture portanti in elementi di bellezza.
Nervature, costole e volte non venivano mai nascosti ma messi in evidenza, così che ciò che sostiene l’edificio diventa parte integrante del progetto. Ecco una selezione delle opere principali di Pier Luigi Nervi.
Negli anni Trenta e Quaranta, Nervi affinò le sue tecniche lavorando su grandi coperture: hangar aeronautici, rimesse e strutture militari. L’Aviorimessa di Orvieto (1935) è un esempio perfetto: la copertura a volta in cemento armato, sorretta da nervature intersecanti, consentiva di coprire grandi luci con minimi appoggi.
Simili soluzioni furono adottate negli hangar di Marsala e Orbetello, dove sperimentò l’uso di elementi prefabbricati e configurazioni modulari. Questi progetti furono fondamentali per mostrare le potenzialità del cemento armato in termini di leggerezza, resistenza e rapidità costruttiva, anticipando i principi che avrebbero guidato la sua produzione successiva.
Tra le prime opere che rivelano il genio di Pier Luigi Nervi c’è lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, costruito tra il 1930 e il 1932 insieme all’ingegnere Gioacchino Mellucci. L’impianto è un manifesto del suo linguaggio: cemento armato lasciato a vista, pensiline leggere e una scala elicoidale che si avvolge come una spirale, diventata riferimento internazionale per eleganza e funzionalità.
A completare la composizione, la torre di maratona, che slancia l’insieme e ne accentua la forza monumentale. Con questo stadio, Nervi dimostrò che anche un’arena sportiva poteva essere un’opera d’arte, anticipando un modo nuovo di concepire l’architettura pubblica.
Nel dopoguerra, Nervi fu protagonista della ricostruzione e della grande committenza pubblica. A Torino realizzò il Salone B di Torino Esposizioni, un’enorme volta trasparente sostenuta da nervature leggere e costruita con un sistema di ponteggi brevettato per velocizzare il cantiere. Nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, progettò insieme a Gio Ponti ed Ettore Sottsass Sr il Palazzo del Lavoro: la copertura a griglia modulare con nervature a doppia curvatura permette un interno privo di pilastri, uno spazio libero e flessibile pensato per fiere ed esposizioni.
Ancora oggi è considerato uno degli esempi più audaci di architettura strutturale del Novecento.
Il grande successo internazionale arrivò con le opere per i Giochi di Roma del 1960. Nervi progettò lo Stadio Flaminio, caratterizzato da tribune in cemento nervato e da una pianta che garantiva ottima visibilità da ogni posto.
Con Annibale Vitellozzi firmò il Palazzetto dello Sport, celebre per la sua cupola in cemento armato sorretta da pilastri inclinati a “Y”, una delle coperture più eleganti del periodo. Infine collaborò con Marcello Piacentini per il Palazzo dello Sport all’EUR, dove le nervature a vista della cupola dialogano con l’impianto monumentale del quartiere. Queste opere fecero scuola a livello mondiale, diventando riferimento per la progettazione di strutture sportive.

Fra i simboli del miracolo economico italiano spicca il Grattacielo Pirelli a Milano (1955-59). Sebbene il progetto architettonico sia di Gio Ponti, Nervi curò le strutture e ideò soluzioni innovative per distribuire le sollecitazioni in maniera uniforme, ottimizzando l’uso del materiale. La pianta e le sezioni del grattacielo sono esempi di razionalità strutturale, e l’edificio è divenuto uno dei landmark di Milano, testimonianza dell’ingegneria italiana degli anni Cinquanta.

Il talento di Nervi lo portò a collaborare a grandi progetti internazionali. Fra questi la sede dell’UNESCO a Parigi (1953–58), dove ideò le strutture portanti che resero possibile la pianta a “Y”, e la Cattedrale di Saint Mary of the Assumption a San Francisco, realizzata con Pietro Belluschi, caratterizzata da quattro paraboloidi iperbolici in cemento armato che si incontrano in sommità creando un effetto di grande leggerezza.
Questi interventi consacrarono Nervi come figura globale, capace di esportare il “metodo italiano” in contesti diversi e complessi.

Oltre all’Europa e agli Stati Uniti, Nervi lasciò il segno anche in Canada e Australia. Partecipò alla realizzazione della Tour de la Bourse di Montréal (1963-64) e di Australia Square a Sydney (1961-67), dove la sua ingegneria rese possibile la creazione di strutture snelle e resistenti. Questi progetti confermarono la sua abilità nel coniugare le esigenze di altezza e leggerezza, portando il linguaggio nerviano nel panorama internazionale dei grattacieli.
Uno degli ultimi lavori di Nervi è l’Ambasciata italiana a Brasilia (1976), dove il cemento armato assume un carattere quasi scultoreo. L’edificio, pensato per dialogare con l’urbanistica monumentale di Niemeyer, rappresenta una sintesi fra rigore tecnico e sensibilità plastica, dimostrando come Nervi non smise mai di sperimentare nuove soluzioni anche nella maturità professionale.