Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it
Nel linguaggio quotidiano si utilizzano parole intercambiabili tra loro, ma dal significato differente. Questo accade soprattutto perché la lingua italiana, ricca di varianti e regionalismi, possiede vocaboli dalle lontane radici storiche.
Ad esempio, gli oggetti tradizionali della casa come un lavandino della cucina, si possono pronunciare o scrivere in altre varianti, a seconda delle regioni italiane in cui ci troviamo. Per questo, il lavandino diventa anche “lavello” o “lavabo“. Tuttavia, pur essendo parole simili, in realtà hanno significati e usi specifici.
Il lavandino della cucina si può definire con un altro termine, più calzante e di origini antiche. Scopriamo quale.
Se dobbiamo riferirci al bagno di casa, il lavandino viene solitamente chiamato “lavabo“, indicando la vasca di ceramica usata per l’igiene personale. In cucina, invece, il lavandino assume denominazioni differenti, come “lavello” o “acquaio“. Quest’ultimo termine, ormai in disuso, ci riporta indietro fino ai tempi delle regole grammaticali che si imparano durante le scuole elementari.
La parola “acquaio” era uno degli esempi più diffusi per imparare a pronunciare e a scrivere correttamente il rafforzamento della lettera “q” nel gruppo “cq”, come appunto le parole “acqua” e “acquaio”. Ma da dove deriva questa variante per indicare il lavandino della cucina?
Oggi, con “lavello” si fa riferimento principalmente al lavandino della cucina, mentre anticamente veniva chiamato “acquaio”. Il termine derivava dal latino “aquarium” e indicava il bacile con acqua corrente dove si lavavano le stoviglie. L’acquaio, con scarico a chiusura idraulica, era costruito in pietra o marmo, invece oggi è più diffuso in materiali come porcellana, acciaio o metallo smaltato.
Nonostante sia un termine desueto, l’acquaio ha lasciato tracce nella lingua italiana, come accade con alcuni proverbi e antiche espressioni popolari, ad esempio “andarsene per il buco dell’acquaio” o “mandare tutto per la gola dell’acquaio”, che in alcune province d’Italia evocano immagini di spreco o avidità.
Anche la parola “lavabo” ha origini latine. Durante la messa, il sacerdote mentre si lavava le mani, recitava la formula “lavabo inter innocentes manus meas” (che significa “laverò fra gli innocenti le mie mani). Proprio da questo rito liturgico deriva il termine più utilizzato di “lavandino”. Invece, in altri territori del Nord Italia, la parola “lavandino” proviene da “lavello”.
Tuttavia, nel Medioevo i lavandini non erano quelli delle nostre cucine, bensì oggetti portatili e realizzati in rame, bronzo o materiali preziosi. Solo all’inizio del Novecento divenne comune nelle case e nelle cucine dell’epoca, grazie alle campagne di sensibilizzazione sull’igiene nelle scuole e negli ospedali.