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riciclare l'acqua piovana
Manutenzione e Pulizia 10 luglio 2025

Come raccogliere e riciclare l’acqua piovana?


Come raccogliere l’acqua piovana? Ecco una pratica guida al riciclo e al riutilizzo di una risorsa fondamentale per la casa.
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Alice Bocca

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Oggi più che mai, sostenibilità e risparmio idrico sono due facce della stessa medaglia. Con l’aumento dei periodi di siccità e il costo crescente delle utenze domestiche, adottare soluzioni alternative all’acqua potabile diventa non solo una scelta ecologica, ma anche una strategia vantaggiosa dal punto di vista economico e abitativo.

Tra le soluzioni più semplici ed efficaci c’è quella di raccogliere l’acqua piovana: una risorsa naturale abbondante e gratuita, che spesso viene dispersa inutilmente. Scopriamo perché vale la pena recuperarla, quali sono gli usi consentiti, cosa prevede la normativa e come progettare un sistema funzionale ed efficiente per raccogliere e conservare l’acqua piovana.

Perché raccogliere l’acqua piovana?

Raccogliere l’acqua piovana permette di ridurre sensibilmente il consumo di acqua potabile, destinando quella meteorica ad attività non potabili che rappresentano comunque una parte rilevante dell’uso quotidiano: dall’irrigazione del giardino al lavaggio di superfici esterne e auto, fino agli impieghi nei servizi igienici o negli elettrodomestici.

Un altro vantaggio è rappresentato dalla composizione stessa dell’acqua piovana, naturalmente priva di calcare. Questo aspetto la rende particolarmente adatta a usi che prevedono il contatto con impianti e superfici, poiché evita la formazione di incrostazioni e prolunga la vita di elettrodomestici come lavatrici o sistemi di climatizzazione. Sul fronte ambientale, raccogliere l’acqua piovana contribuisce a ridurre il sovraccarico delle reti fognarie durante i fenomeni meteo intensi, minimizzando i rischi di allagamento.

Inoltre, trattandosi di un’azione decentralizzata, permette a ogni singolo utente di assumere un ruolo attivo nella gestione sostenibile delle risorse idriche. In ambito edilizio, i sistemi di raccolta sono oggi considerati elementi qualificanti per le abitazioni moderne, in particolare in contesti che puntano alla bioedilizia e alla certificazione energetica avanzata.

Tutti gli usi dell’acqua piovana recuperata

L’acqua piovana raccolta può essere impiegata in molti ambiti, a seconda della qualità dell’impianto e dei trattamenti a cui viene sottoposta. Gli usi esterni sono quelli più semplici da realizzare e comprendono: irrigazione di giardini e orti, lavaggio dell’auto, pulizia di cortili, vialetti o terrazzi.

Con impianti più avanzati, che prevedono filtri specifici e sistemi di separazione dalla rete potabile, è possibile utilizzare l’acqua piovana anche all’interno dell’abitazione. In particolare, può servire per l’alimentazione dello sciacquone, per la lavatrice o per usi tecnici nei sistemi di climatizzazione.

È importante ricordare che raccogliere l’acqua piovana non consente il suo uso per fini potabili, a meno di interventi di trattamento molto complessi e costosi. Tuttavia, considerando che circa il 50% dell’acqua utilizzata in casa non richiede qualità potabile, il potenziale risparmio è comunque molto elevato. In ambito agricolo, il recupero dell’acqua piovana viene spesso integrato con sistemi di irrigazione a goccia o a pioggia, per massimizzare l’efficienza e ridurre i consumi. Anche nei condomini e negli edifici pubblici, i sistemi centralizzati permettono di ottimizzare la gestione delle acque meteoriche in modo ecologico.

Norme per il riutilizzo dell’acqua piovana

Raccogliere l’acqua piovana è un’attività regolata da precise norme tecniche e legislative, soprattutto quando se ne prevede l’impiego all’interno degli edifici. Le norme di riferimento in Italia includono la UNI EN 16941‑1, che fornisce le linee guida per la progettazione, installazione e manutenzione degli impianti di raccolta, e la UNI/TS 11445, specifica per l’utilizzo in ambito domestico non potabile.

Secondo le normative, è obbligatorio prevedere la separazione tra la rete idrica potabile e quella alimentata da acqua piovana, attraverso un sistema a doppia tubazione e l’installazione di valvole anti-ritorno. Inoltre, il serbatoio di raccolta deve essere opportunamente sigillato per evitare contaminazioni e la proliferazione di agenti patogeni.

Il riutilizzo per fini potabili è espressamente vietato, salvo autorizzazioni specifiche e trattamenti certificati. L’installazione dell’impianto deve essere notificata al Comune e, in caso di nuova costruzione o ristrutturazione importante, può essere richiesta per legge. In alcune Regioni italiane, come previsto dal Decreto Ministeriale del 26 giugno 2015, è obbligatorio prevedere sistemi di raccolta dell’acqua piovana per le nuove edificazioni con superficie impermeabile superiore a determinati parametri. Inoltre, alcuni Comuni offrono incentivi per chi installa serbatoi o impianti di recupero, come detrazioni fiscali o sgravi sugli oneri urbanistici.

Come raccoglierla e conservarla

Per raccogliere l’acqua piovana è necessario predisporre un sistema ben progettato, composto da elementi essenziali: superficie di captazione, filtro, serbatoio, pompa e sistema di distribuzione. La superficie di raccolta più comune è il tetto, che convoglia l’acqua attraverso le grondaie verso il filtro. Questo primo passaggio è fondamentale: un buon filtro deve trattenere foglie, sabbia e altri detriti che potrebbero compromettere la qualità dell’acqua.

Successivamente, l’acqua viene convogliata nel serbatoio di raccolta, che può essere fuori terra o interrato. I serbatoi interrati, più costosi ma esteticamente invisibili e termicamente più stabili, sono ideali per un uso continuo e protetto. Quelli fuori terra sono più economici, facili da installare e perfetti per l’irrigazione stagionale del giardino.

In entrambi i casi, è importante che il contenitore sia opaco e dotato di chiusura ermetica, per evitare l’esposizione alla luce solare e la proliferazione di alghe. Per il riutilizzo domestico è necessario installare una pompa che distribuisca l’acqua con la giusta pressione agli impianti interni. Alcuni sistemi prevedono anche un by‑pass automatico per il reintegro da rete idrica in caso di esaurimento dell’acqua piovana. In fase di progettazione, è essenziale calcolare correttamente la capacità del serbatoio in base alla superficie del tetto, alla piovosità media della zona e al fabbisogno idrico previsto.

Per esempio, un tetto di 100 m² in una zona con 800 mm di pioggia annua può garantire fino a 80.000 litri l’anno, da sfruttare al meglio con un impianto dimensionato in modo efficiente. Infine, la manutenzione è semplice ma fondamentale: pulizia periodica del filtro (almeno 2 volte l’anno), verifica dello stato del serbatoio e controllo delle pompe garantiscono lunga durata ed efficienza.

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