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padella in ghisa
Manutenzione e Pulizia 18 aprile 2025

Come pulire le pentole e le padelle in ghisa per mantenerle sempre come nuove


Pentole e padelle in ghisa: scopriamo insieme come pulirle e come fare manutenzione per farle durare a lungo.
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Sara Mostaccio

Giornalista, collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Sono le più robuste, certamente tra le più versatili e praticamente eterne: parliamo di padelle e pentole in ghisa, preziose alleate in cucina. Ma perché durino durare davvero nel tempo, mantenendo le loro proprietà antiaderenti naturali, richiedono cure specifiche.

No, non basta solo lavarle, è necessario farlo nel modo giusto e sapere esattamente come trattarle dopo ogni utilizzo. Dunque, scopriamo insieme, passo dopo passo, come pulire le pentole in ghisa, evitando tutti gli errori più comuni e mantenendo pentole e padelle impeccabili ed efficienti.

Breve storia della ghisa in cucina

La ghisa ha origini piuttosto antiche; si utilizzava già in Cina molti secoli prima che diventasse popolare in Europa. Ma è solo a partire dal XIX secolo che le pentole in ghisa iniziano a diffondersi nelle cucine domestiche occidentali. La capacità di trattenere e distribuire il calore in modo uniforme rivoluzionò la cucina.

Essendo un materiale molto duraturo, pentole e padelle in ghisa si possono addirittura tramandare di generazione in generazione. Se, un tempo, venivano associate alle cucine economiche alimentate a legna, oggi le padelle in ghisa si usano anche nelle cucine moderne e sono addirittura apprezzate dagli chef.

Perché la ghisa è diversa dalle altre padelle

A differenza delle padelle antiaderenti tradizionali, quelle in ghisa sono prive di rivestimenti chimici. La superficie antiaderente si crea nel tempo tramite un un processo naturale noto come “stagionatura”. È un procedimento che consiste nel cuocere un sottile strato di olio sulla superficie della padella.

Questo sottile film protettivo rende la superficie più resistente, migliora la cottura dei cibi e soprattutto impedisce alla ruggine di formarsi e rovinare la padella. Per questo motivo è essenziale lavarla in modo corretto per non danneggiare lo strato protettivo, anche chiamato “condimento”.

Ghisa vs. altri materiali: pro e contro

Rispetto ad altri materiali comunemente utilizzati in cucina, come alluminio o acciaio inossidabile, la ghisa si distingue per la sua capacità di mantenere costante la temperatura. È dunque l’ideale per cotture lente.

A differenza delle padelle antiaderenti industriali, con strati protettivi chimici, la ghisa può essere utilizzata anche ad alte temperature senza timore che rilasci sostanze potenzialmente nocive. D’altro canto è vero che richiede più manutenzione ed è anche piuttosto pesante.

Lavaggio a mano, ma con metodo

Anche se la stagionatura va trattata con cura per evitare di sciuparla, è errato credere che sia vietato usare il sapone. Basta usarne poco, senza esagerare con la quantità, e preferire un detergente delicato. Quello che conta è non strofinare troppo e non usare strumenti abrasivi.

In caso di residui più ostinati o incrostazioni, versate acqua calda sulla padella ancora calda a sua volta e lasciate riposare per qualche minuto. Resti di cibo e incrostazioni si ammorbidiranno e saranno più facili da rimuovere usando un raschietto di plastica o una spugna morbida.

Padelle in ghisa: no alla lavastoviglie e a immersioni prolungate

Le padelle in ghisa vanno lavate rigorosamente a mano evitando la lavastoviglie. I detergenti aggressivi e l’esposizione all’umidità prolungata ne danneggerebbero la superficie, favorendo la comparsa di ruggine.

Dunque, evitate di lasciare la padella in ammollo nel lavandino. Basterà qualche minuto, sufficiente ad ammorbidire lo sporco. Occhio anche agli sbalzi di temperatura. Se la padella è ancora rovente, non immergetela in acqua fredda. Lo choc termico potrebbe provocare microfratture nel materiale.

L’asciugatura

Una volta lavata, la padella va asciugata immediatamente e con molta cura. L’umidità è il nemico numero uno della ghisa.

Dopo ogni lavaggio asciugatela con attenzione usando un panno morbido. Potete anche passarla per un minuto sul fornello a fuoco basso, per assicurarsi che tutta l’acqua evapori. Non preoccupatevi se notate un alone sul panno che usate per asciugarla, è solo la prova che la stagionatura è ancora presente.

L’importanza dell’olio: come e quando usarlo

Per mantenere la stagionatura, potete passare un leggero velo di olio di cucina sulla padella dopo averla asciugata, alla fine del lavaggio, ne bastano poche gocce. Potete anche usare un olio spray per dosare meglio la quantità. Usate poi un po’ di carta assorbente per distribuire l’olio su tutta la superficie, inclusi pareti interne e fondo esterno.

È un gesto che richiede giusto un paio di minuti ma mantiene intatta la stagionatura e dunque la superficie antiaderente, proteggendo anche la superficie dall’ossidazione. I migliori oli da usare? Quelli con punto di fumo elevato, come olio di semi o canola. Da evitare l’olio d’oliva extravergine perché tende a bruciare.

Padella in ghisa: cosa fare se è arrugginita?

Se notate macchie di ruggine sulla padella, o vi sembra diventata un po’ appiccicosa al tatto, è il momento di un intervento più deciso. Lavatela con acqua e sapone strofinando bene per eliminare ogni segno di ruggine. Asciugate con attenzione e poi applicate un sottile strato di olio su tutta la superficie, dentro e fuori. A questo punto, infornate la padella capovolta per un’ora a 230-250°.

Attenzione ai manici se non sono in ghisa, se presenti vanno smontati prima. Potete appoggiare la padella a una teglia o sistemare un foglio di stagnola sul fondo del forno, in caso che qualche goccia di olio coli dalla padella. Dopo il trattamento, lasciate asciugare la padella a forno spento.

Come mantenerla in condizioni perfette

Ogni volta che cucinate in una padella in ghisa, lo strato di condimento si rinforza. Usarla regolarmente è dunque il miglior modo per mantenerla in perfette condizioni. Tenete però conto che alcune preparazioni possono indebolire la stagionatura.

Ad esempio è il caso di cotture ad alta acidità, cioè con ingredienti come pomodoro, vino o limone. Lo stesso vale per le ricette troppo acquose: ricorderete che l’acqua è la prima nemica della ghisa. Ciò non vuole che bisogna evitarle del tutto, ma è bene alternare questo tipo di cottura a preparazioni più grasse e ricordarsi sempre di oliare la padella dopo ogni utilizzo.

Come conservarla correttamente

Una volta pulita, asciugata e oliata, la padella o la pentola in ghisa può essere riposta. Il consiglio migliore? Tenerla in un luogo asciutto, priva di coperchio. Mantenetela separata da altre pentole.

Se per ragioni di spazio dovete necessariamente impilarla, sistemate un foglio di carta da cucina tra una padella e l’altra. In questo modo manterrete intatta la superficie evitando anche graffi.

Gli errori da evitare con la ghisa

Come abbiamo visto, dimenticarsi di asciugarla bene è l’errore più comune. Anche eccedere con l’olio dopo la pulizia può essere controproducente creando una sgradevole patina appiccicosa. Abbiate anche cura di non utilizzare utensili troppo aggressivi per grattare via lo sporco.

Come scegliere una buona padella in ghisa

Non tutte le padelle in ghisa sono state create uguali. Una buona padella in ghisa deve avere una superficie liscia, priva di bolle e imperfezioni, oltre che uno spessore uniforme. Se la acquistate nuova, verificate se è già pre-condizionata; in caso contrario dovrete essere voi a realizzare il primo condimento.

Badate anche al manico: meglio se è in ghisa fusa, come parte integrante del corpo della pentola o della padella. Sarà più stabile e durevole. Se ne ereditate una usata, controllate che non abbia crepe o segni di ruggine.

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