Ex collaboratrice esterna di Immobiliare.it
Un rivestimento in PVD può essere scelto per la finitura di alcuni oggetti della casa, specialmente per il lavello della cucina, ma anche per la rubinetteria e le maniglie. Questo tipo di trattamento dona al materiale una particolare lucentezza e gli conferisce eleganza e bellezza.
Ecco tutto quello che c’è da sapere sul PVD, quali sono le sue caratteristiche e come si pulisce.
La sigla PVD significa Physical Vapor Deposition e si riferisce a una tecnologia avanzata applicata a una superficie. Si tratta di un processo che avviene sottovuoto e che consiste nell’applicare uno strato molto sottile di materiale metallico alla superficie di un oggetto.
Questa lavorazione rende il materiale trattato brillante, lucido e lussuoso e gli conferisce alcune caratteristiche, quali:
Come accennato in precedenza, il trattamento in PVD viene applicato spesso ai lavelli della cucina, ma può essere impiegato anche per le maniglie di porte e finestre, per la rubinetteria, per la finitura delle lampade o di accessori usati in cucina.
La superficie trattata con un rivestimento in PVD va pulita evitando i metodi aggressivi, come materiali abrasivi o prodotti chimici, che potrebbero danneggiarla. Non vanno usati quindi spugnette metalliche, detersivi in polvere, prodotti chimici, candeggina e ammoniaca.
Per la pulizia è bene utilizzare una spugna o un panno morbido in microfibra con acqua calda e sapone neutro o detergente delicato per i piatti.
Dopo il risciacquo, è preferibile asciugare subito la superficie per evitare le macchie d’acqua e l’accumulo di calcare.
Se si vuole effettuare una pulizia più profonda, si può usare una soluzione di acqua tiepida e aceto bianco da passare sulla superficie per eliminare macchie e calcare, ma facendo attenzione a non lasciare l’aceto a contatto con il rivestimento per un tempo prolungato.