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coppia sistema scatoloni del trasloco
Manutenzione e Pulizia 13 giugno 2026

Perché traslocare si dice anche “fare San Martino”?


Nel Nord Italia si dice "Fare San Martino" per indicare il momento del trasloco. In altre regioni si usano espressioni diverse: scopriamole tutte.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

In diverse regioni d’Italia il momento del trasloco viene associato a un antico modo di dire: “Fare San Martino“. Una formula così radicata nella cultura popolare che persino il re Vittorio Emanuele II, nel bel mezzo di una battaglia risorgimentale, ne avrebbe preso spunto per incitare i suoi soldati.

Ma dove ha origine questo legame? Scopriamo perché “traslocare” si dice anche “fare San Martino”.

Alle origini della tradizione: l’anno lavorativo dei contadini

L’espressione “fare San Martino” associata al trasloco risale a un’epoca in cui l’economia italiana dipendeva interamente dai ritmi della terra. Infatti, nel calendario agricolo la data dell’11 novembre (giorno dedicato a San Martino) segnava ufficialmente la fine dell’anno lavorativo nei campi e la scadenza dei contratti agrari, in particolare quelli di mezzadria.

Era il momento dei bilanci tra proprietari terrieri e lavoratori, un passaggio faticoso per intere famiglie costrette a dover abbandonare i campi e l’abitazione. In altre parole, dovevano traslocare.

Perché traslocare si dice fare San Martino?

Se il proprietario terriero avesse deciso di non rinnovare il contratto per l’anno successivo, il contadino non avrebbe avuto scelta: doveva lasciare la cascina. L’11 novembre, giorno consacrato a San Martino di Tours, diventava così il momento del grande esodo. 

Approfittando del clima insolitamente mite di quel periodo autunnale (la cosiddetta “estate di San Martino“) i contadini caricavano sui carri trainati da cavalli tutto ciò che possedevano: materassi, stoviglie, attrezzi, la cassapanca dei vestiti, la legna per l’inverno e persino gli animali di bassa corte, come polli e conigli nelle stie. I bambini venivano adagiati in cima ai cumuli, mentre gli adulti camminavano a piedi verso la nuova cascina o verso la piazza del paese per cercare un nuovo ingaggio. 

Questo fenomeno sociale è svanito solo con l’industrializzazione degli anni Sessanta del Novecento, lasciando un’impronta linguistica così forte che ancora oggi si usa dire “fare San Martino” quando si trasloca o si riordinano stanze, cantine o box eliminando il superfluo.

Dalla terra al campo di battaglia

“Fare San Martino” era un modo di dire dialettale diffuso già nell’Ottocento. Così si spiega perché l’espressione, così popolare e immediata, avrebbe ispirato re Vittorio Emanuele II durante la sanguinosa battaglia di Solferino e San Martino, nel pieno degli scontri della Seconda Guerra d’Indipendenza contro gli austriaci. Era il 24 giugno 1859, e sulle colline a sud del Lago di Garda il sovrano si sarebbe così rivolto ai soldati della Brigata “Aosta”, in dialetto piemontese:

“Fieuj, o i pioma San Martin o j’auti an fa fè San Martin a noi!”.

Tradotto: “Ragazzi, o prendiamo San Martino o gli altri fan fare San Martino a noi!”.

Il Re avrebbe quindi ironizzato sul fatto che, senza una vittoria contro gli austriaci, i piemontesi avrebbero dovuto fare i bagagli e ritirarsi dalla Lombardia. Per la cronaca, dopo ore di durissimi combattimenti, con migliaia di morti e feriti sul campo, i soldati piemontesi riuscirono a sfondare le linee austriache.

“Fare San Michele”, e le altre varianti a Napoli e Bologna 

La formula linguistica “Fare San Martino” ha radici fonetiche e regionali differenti, ma che condividono tutte la stessa matrice agricola. Ecco come si esprime questo legame nei diversi territori:

Il cambio di casa è accompagnato da rituali protettivi e tabù che cercano di tenere lontana la sfortuna dalle nuove mura. Se la scaramanzia sconsiglia determinati periodi dell’anno in cui fare il trasloco, i modi di dire si adattano in altre zone d’Italia: 

San Martino è il protettore dei traslochi?

In virtù di questa massiccia migrazione rurale che si concentrava ogni 11 di novembre, San Martino viene popolarmente definito e considerato il patrono dei traslocatori.

Per la dottrina ecclesiastica, Martino di Tours è un santo del IV secolo celebre per l’opera di evangelizzazione delle Gallie in Francia e per l’iconico episodio in cui, ancora cavaliere, tagliò a metà il suo mantello militare per condividerlo con un mendicante infreddolito incontrato lungo la strada.

La Chiesa lo ha proclamato patrono ufficiale dei sarti, dei mendicanti, degli albergatori e dei soldati, incarnando il precetto cristiano della carità. Nel folklore italiano, la sovrapposizione tra la figura del santo e la scadenza dei contratti d’affitto ha trasformato la sua festa in un momento simbolico di nuovi inizi e cambiamenti, un concetto di transizione che si ritrova, con modalità differenti, anche nelle culture extra-europee.

Superstizioni e traslochi nel resto del mondo

Il legame tra il trasloco, le credenze popolari e la ricerca della prosperità non è una prerogativa unicamente italiana, ma si declina in rituali affascinanti in ogni angolo del pianeta:

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