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Pulire troppo casa non fa bene alla salute
Manutenzione e Pulizia 16 gennaio 2025

Pulire troppo casa non fa bene alla salute


Un’eccessiva pulizia domestica e uso di disinfettanti possono alterare il microbioma della casa, con impatti negativi sulla salute e sul sistema immunitario.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Troppo poco o troppo? Alle pulizie domestiche vengono da tempo riconosciuti i benefici che apportano al corpo e alla mente: una ricerca pubblicata sulla rivista Mindfulness ha infatti dimostrato che chi pratica “consapevolezza” (mindfulness) durante attività come lavare i piatti sperimenta una riduzione del nervosismo del 27%. La scienza ci mette però anche in guardia contro i rischi di un’igiene eccessiva: il microbioma domestico (la comunità di batteri, virus e funghi che popolano le nostre abitazioni) è altrettanto essenziale per mantenere il sistema immunitario in equilibrio, e l’eccessiva eliminazione di questi microrganismi, causata da pulizie troppo aggressive, rischia di compromettere il fragile ecosistema.

Secondo alcuni ecologisti, il microbioma di una casa riflette quello dei suoi abitanti, influenzato anche dall’ambiente circostante, dagli animali domestici e dai materiali presenti. Un ambiente troppo sterile, ottenuto con un uso eccessivo di disinfettanti, in realtà non sempre corrisponde a una casa più sana.

I rischi di una pulizia eccessiva

Gli esperti sottolineano che una casa completamente priva di microbi è un obiettivo irrealizzabile e non auspicabile. L’uso frequente di detergenti aggressivi può portare conseguenze indesiderate, come l’aumento della resistenza dei batteri agli antimicrobici e il potenziale sviluppo di allergie o asma. Prodotti spray e disinfettanti, se utilizzati in modo intensivo, possono alterare il microbioma e provocare una reazione immunitaria meno efficace. 

L’ipotesi dell’igiene suggerisce che l’esposizione a una varietà di microrganismi è essenziale per educare il sistema immunitario, prevenendo reazioni eccessive, come quelle osservate nelle allergie e nelle malattie autoimmuni. Ridurre l’utilizzo di disinfettanti nella pulizia quotidiana, senza rinunciare all’igiene di base, può contribuire a mantenere un microbioma sano.

L’importanza dell’ambiente naturale

Uno studio pubblicato su Science Advances sottolinea come vivere in prossimità di ecosistemi naturali favorisca una maggiore diversità microbica, con effetti positivi sulla salute generale degli occupanti. La ricerca ha evidenziato che i bambini che crescono in aree verdi hanno un rischio ridotto del 20% di sviluppare malattie allergiche rispetto a quelli che vivono in ambienti urbani altamente urbanizzati. Anche brevi esposizioni agli ambienti naturali, come passeggiate nei parchi cittadini, possono rafforzare il microbiota umano. Un’indagine simile condotta da un’Università danese ha dimostrato che l’accesso a spazi verdi è associato a un minore rischio di malattie croniche, incluse quelle cardiovascolari e immunologiche.

Case probiotiche, “edifici viventi” e materiali innovativi

La ricerca sta esplorando soluzioni innovative per migliorare la salute delle abitazioni. Alla Bartlett School of Architecture, in collaborazione con esperti di microbiologia, si lavora al concetto di edifici probiotici, con materiali capaci di ospitare microbi benefici. Superfici in ceramica e malte contenenti batteri vivi sono già in fase di test, e in futuro potrebbero rappresentare la chiave per creare case più sane e integrate con il nostro microbioma.

Il concetto di “edifici viventi” si collega anche alla sostenibilità: materiali come legno trattato con microrganismi e pannelli a base di alghe potrebbero integrare le funzioni di depurazione e regolazione dell’umidità, creando abitazioni che collaborano attivamente con l’ambiente circostante. 



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