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bicchiere e acqua del rubinetto
Manutenzione e Pulizia 15 settembre 2025

Quanto deve essere la carica batterica dell’acqua: limiti, come misurarla e cosa fare se è troppo alta


La carica batterica dell’acqua è un parametro fondamentale per valutare la qualità microbiologica. Ecco come si misura e le azioni correttive in caso di valori fuori norma.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

La carica batterica (o conta batterica totale) è la misura della quantità di microrganismi presenti in un campione d’acqua. Pur non indicando la presenza di eventuali agenti patogeni, rappresenta un parametro utile per valutare la salubrità e l’igiene della rete idrica. Una verifica che viene eseguita coltivando i batteri presenti nel campione su terreni specifici, contando le colonie sviluppate dopo un certo periodo di incubazione. Valori elevati possono suggerire stagnazione, inadeguata disinfezione o presenza di condizioni favorevoli alla proliferazione microbica.

Limiti normativi sulla qualità microbiologica

In Italia la qualità microbiologica dell’acqua potabile è regolata dal D.Lgs. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 sostituendo il precedente D.Lgs. 31/2001. La normativa non stabilisce un limite numerico per la carica batterica totale, misurata con la conta a 22 °C o a 36/37 °C, che rimane un parametro indicativo dello stato igienico della rete idrica e utile per il monitoraggio, ma non decisivo ai fini della conformità. 

Al contrario, vengono fissati requisiti stringenti per parametri indicatori di rischio come Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, che devono risultare assenti in 100 mL di acqua. Per la prima volta, inoltre, il decreto introduce un limite specifico per la Legionella, fissato a 1 000 UFC/L. I laboratori riportano abitualmente nei referti i valori della conta batterica a 22 °C e a 36/37 °C: livelli elevati non equivalgono a un rischio sanitario immediato, ma rappresentano un campanello d’allarme che richiede ulteriori verifiche e indagini più approfondite.

Conta colonie a 22°C vs 37°C

La conta a 22°C misura i microrganismi ambientali che si sviluppano a temperatura ambiente. Un valore elevato può indicare stagnazione nelle tubazioni o biofilm interni (aggregazioni di microorganismi come batteri o funghi), senza tuttavia rappresentare un pericolo per la salute. La conta a 37°C, rileva invece microrganismi in grado di crescere a temperatura corporea, capaci di generare batteri potenzialmente patogeni. Un loro incremento merita un’analisi approfondita, soprattutto se associato ad altri indicatori microbiologici fuori norma.

Indicatori di rischio sanitario: Escherichia coli, Enterococchi e batteri coliformi

Oltre alla carica batterica totale, i parametri più importanti per la sicurezza dell’acqua potabile sono gli indicatori di contaminazione fecale. Escherichia coli ed Enterococchi intestinali devono essere assenti. In caso contrario, la loro presenza potrebbe indicare un inquinamento recente e la possibile coesistenza di microrganismi patogeni. I batteri coliformi, non sempre dannosi, rappresentano invece un campanello d’allarme per verificare lo stato della rete idrica. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il monitoraggio regolare di questi indicatori è essenziale per prevenire rischi sanitari.

Come misurare la carica batterica

La precisione dei risultati dipende in gran parte dal campionamento. È importante prelevare il campione d’acqua in contenitori sterili, dopo aver fatto scorrere il rubinetto per alcuni minuti. In laboratorio, il campione viene filtrato o seminato su terreni di coltura, incubato a 22°C o 37°C e analizzato con il metodo della conta delle colonie. Tecniche più moderne, come la biologia molecolare, permettono di identificare in modo preciso e con rapidità maggiore i microrganismi presenti, a costi più elevati rispetto ai metodi tradizionali.

I fattori che fanno salire la carica

Le cause che possono determinare un incremento della carica batterica nell’acqua sono diverse e spesso legate a condizioni della rete idrica o a fattori ambientali. Tra i principali si possono citare:

Erogatori e sistemi POU

Gli erogatori d’acqua e i sistemi POU (Point of Use) richiedono particolare attenzione: se non correttamente mantenuti, possono infatti diventare fonte di contaminazione secondaria. È necessario effettuare sanificazioni periodiche, sostituire i filtri (come da indicazioni del produttore) integrando barriere fisiche e disinfezioni con lampade UV in contesti ad alto rischio come ospedali o aziende alimentari. Anche la semplice pulizia dei rubinetti e delle uscite di erogazione contribuisce a mantenere bassa la carica batterica.

Carica batterica alta: diagnosi delle cause e piano di azioni correttive passo-passo

Se i controlli rivelano una carica batterica troppo alta, va innanzitutto individuata la causa, analizzando il tratto di rete idrica interessato, verificando serbatoi, filtri e condizioni di stagnazione. Si procede successivamente, pianificando un intervento che può includere shock di disinfezione (detto anche clorazione shock o superclorazione) con cloro, svuotamento e pulizia dei serbatoi, sostituzione di tratti di tubazione o installazione di sistemi di trattamento. È fondamentale ripetere le analisi dopo aver effettuato gli interventi per accertare il ritorno dei valori entro la normalità.

Prevenzione in casa e in azienda

La prevenzione rimane sempre e comunque la strategia più efficace. In casa è importante far scorrere l’acqua se non utilizzata da tempo, pulendo regolarmente i rompigetto e verificando lo stato dei serbatoi di accumulo. In contesti aziendali, soprattutto nel settore alimentare e sanitario, occorre programmare piani di autocontrollo, scegliendo materiali idonei per le tubazioni, garantendo una manutenzione documentata e costante.

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