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Ristrutturazione ed Edilizia 4 giugno 2026

Come capire se il pavimento sta cedendo e cosa fare


Dai segnali d'allarme alle iniezioni di resina e i micropali: tutto su come riconoscere e trattare un pavimento che sta cedendo.
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Dafne Perico

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Un pavimento che scricchiola, che mostra crepe insolite o presenta avvallamenti improvvisi non va mai sottovalutato. Sono segnali, apparentemente banali, che possono essere la spia di un problema strutturale più profondo che coinvolge le fondamenta dell’edificio. 

Sapere come capire se il pavimento sta cedendo, e come agire per rimediare, è fondamentale per tutelare la sicurezza della propria abitazione e intervenire prima che i danni diventino irreversibili.

Assestamento o cedimento? Una distinzione importante

Prima di allarmarsi, è utile distinguere due fenomeni diversi: l’assestamento e il cedimento:

La forma più pericolosa è il cedimento differenziale, a causa del  quale parti diverse dell’edificio si abbassano in misura diversa, generando forze di trazione e compressione che causano lesioni strutturali anche importanti.

Per distinguere con certezza un cedimento da un semplice assestamento è necessaria una doppia indagine: geologica (che analizza la composizione e il comportamento del terreno) e strutturale (che valuta lo stato delle fondazioni e dell’ossatura dell’edificio).

Perché un pavimento può cedere

Nella maggior parte dei casi il cedimento è la conseguenza visibile di un dissesto che parte dal sottosuolo: il terreno su cui poggiano le fondazioni si modifica nel tempo per cause naturali o antropiche, perdendo la capacità di sostenere il peso dell’edificio.

Tra le cause più frequenti:

I segnali da non ignorare

Riconoscere i campanelli d’allarme in anticipo può fare la differenza tra un intervento contenuto e un consolidamento strutturale di grande portata. 

Ecco i principali indicatori a cui prestare attenzione:

Un’ispezione visiva regolare delle pareti, dei pavimenti e degli infissi, soprattutto dopo periodi di siccità intensa o di piogge abbondanti, permette di cogliere eventuali anomalie nelle fasi iniziali, quando l’intervento è ancora semplice ed economico.

Cosa fare se si sospetta un cedimento

Il primo passo, essenziale, è non improvvisare: la valutazione di un cedimento strutturale richiede competenze tecniche specifiche.

Dunque, occorre contattare un tecnico qualificato, ossia un ingegnere strutturista o un geologo, che effettui un sopralluogo e un’analisi del quadro fessurativo. 

Una volta individuata la causa, si potrà scegliere la tecnica di consolidamento più adatta tra quelle disponibili, come:

Micropali

Elementi in acciaio ad alta resistenza o in calcestruzzo armato inseriti nel terreno per trasferire i carichi dell’edificio a strati più stabili e profondi. 

Esistono due principali varianti: i micropali trivellati, che raggiungono le profondità necessarie attraverso perforazione, e i micropali pressoinfissi, che vengono infissi nel terreno tramite martinetti idraulici senza trivellazione, particolarmente indicati in prossimità  di zone in cui è fondamentale ridurre vibrazioni e rumore.

Generalmente richiedono scavi molto più limitati rispetto alle tecniche tradizionali di sottofondazione, con tempi di cantiere ridotti e nessun materiale di risulta da smaltire.

Iniezioni di resine espandenti

Una tecnologia minimamente invasiva che prevede l’iniezione nel terreno o nella fondazione di resine poliuretaniche che si espandono e solidificano, riempiendo i vuoti e aumentando localmente la densità e la capacità portante del terreno.

Il grande vantaggio è che non richiede demolizioni, produce pochissima rumorosità e vibrazione, e spesso consente di limitare l’interruzione dell’uso dell’immobile

In alcuni casi può essere abbinata ai micropali per ottenere un consolidamento combinato.

Allargamento delle fondazioni esistenti (sottofondazione)

Si  tratta di una tecnica tradizionale che consiste nell’ampliare la base di fondazione esistente attraverso nuovi elementi strutturali, distribuendo meglio i carichi sul terreno. 

È indicata nei casi in cui il terreno sia debole ma ancora continuo, e lo strato compatto da raggiungere non sia eccessivamente profondo.

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