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Smart Home e Domotica 9 ottobre 2024

Perché lo schermo della TV si misura in pollici?


Inventata all'inizio del XX secolo, la televisione ha reso il pollice la misura di riferimento per la grandezza dello schermo.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Quando si parla di televisori, la dimensione dello schermo viene espressa in pollici, una misura che potrebbe sembrare insolita per molti Paesi abituati al sistema metrico decimale. Ma perché proprio il pollice? Per rispondere a questa domanda bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino alla nascita della televisione, e considerare il contesto storico in cui si è sviluppata questa tecnologia.

Le origini della televisione e l’uso del sistema imperiale

Il pollice come unità di misura per gli schermi televisivi affonda le sue radici nei primi anni di sviluppo di questa tecnologia. Negli anni ’20 e ’30 del XX secolo, i due pionieri della televisione, John Logie Baird e Philo Farnsworth, lavoravano per perfezionare un’invenzione destinata a rivoluzionare il mondo delle comunicazioni. A quel tempo, sia il Regno Unito che gli Stati Uniti utilizzavano il sistema imperiale britannico per le misurazioni quotidiane, che prevedeva l’uso di pollici, piedi e iarde. Essendo due tra i principali mercati in cui la televisione si stava sviluppando e diffondendo, era naturale per l’industria adottare queste unità per misurare la dimensione degli schermi.

La misurazione dello schermo veniva effettuata in diagonale, un metodo tuttora in uso, per indicare la massima lunghezza visibile dell’immagine. Questo approccio rimase invariato anche con l’evoluzione della tecnologia, adattandosi ai cambiamenti di formato e risoluzione, come il passaggio dagli schermi in 4:3 a quelli in 16:9, ma mantenendo il pollice come unità standard.

L’influenza del mercato statunitense

Un altro motivo per cui il pollice è rimasto la misura standard per gli schermi televisivi risiede nell’influenza del mercato statunitense. Gli Stati Uniti furono tra i primi a produrre televisori su larga scala, rendendo la TV un prodotto di consumo comune nelle famiglie. L’industria televisiva americana adottò il sistema di misurazione imperiale per indicare la dimensione degli schermi, e questo standard si diffuse rapidamente a livello globale, soprattutto con l’aumento dell’esportazione di apparecchi televisivi.

Negli anni ’50, con la crescente domanda di televisori in tutto il mondo, molti paesi iniziarono a importarli dagli Stati Uniti, pratica che consolidò ulteriormente l’uso del pollice come unità di misura internazionale per gli schermi, nonostante molte nazioni utilizzassero già il sistema metrico decimale. Le dimensioni degli schermi televisivi, misurate in pollici, divennero un riferimento universale, rendendo più semplice per i consumatori confrontare i prodotti sul mercato globale.



L’eredità del pollice nell’era digitale

Nonostante il sistema metrico sia ora adottato dalla maggior parte dei Paesi del mondo, il pollice è rimasto la misura standard per gli schermi televisivi e altri dispositivi elettronici come monitor e smartphone. Questo è dovuto in parte alla tradizione consolidata, ma anche al fatto che le aziende tecnologiche statunitensi e britanniche, con un ruolo dominante nel settore, hanno continuato a utilizzare il sistema imperiale per le specifiche tecniche.

L’abitudine di misurare gli schermi in diagonale è un altro elemento che ha contribuito al mantenimento del pollice come unità di misura. La diagonale rappresenta infatti la dimensione massima dello schermo, permettendo di ottenere un numero che suona più impressionante rispetto alla semplice altezza o larghezza. Questo approccio è diventato una norma di marketing e ha influenzato la percezione delle dimensioni degli schermi da parte dei consumatori.

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