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Bologna
Bologna 17 gennaio 2025

Perché Bologna è chiamata la “Manhattan medievale”?


Perché Bologna è definita la "Manhattan medievale" e che ruolo avevano le sue torri durante il periodo medievale? Scopriamolo insieme.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Oltre a essere una destinazione particolarmente rinomata per le sue bontà culinarie, Bologna deve la sua fama alle sue iconiche torri medievali, che nel XII e XIII secolo svettavano numerose all’interno della seconda cerchia muraria. Il suo panorama urbano unico ha spinto lo storico dell’arte Eugenio Riccomini a definire il capoluogo emiliano “la Manhattan medievale”. Le torri, simbolo di potere e prestigio, costituivano una risposta alla necessità di sfruttare lo spazio verticale in un contesto urbano densamente popolato.

Secondo lo storico Giovanni Gozzadini, durante il periodo di massima edificazione, le torri di Bologna arrivarono a superare il numero di 180. Gli edifici, costruiti principalmente in mattoni, erano visibili da lontano e rendevano il profilo della città inconfondibile, tanto da essere descritto nei diari di viaggiatori illustri, come lo scrittore inglese John Evelyn, che nel 1645 paragonò Bologna a un grande vascello arenato nella pianura.



Le torri medievali di Bologna: simboli di potere e difesa

Le torri rappresentavano anche una dichiarazione di potere da parte delle famiglie nobili. Ogni torre raccontava infatti una storia di rivalità e competizione, poiché serviva sia come strumento di difesa, sia come status symbol. La loro altezza simboleggiava l’importanza del casato, mentre la solidità della struttura ne sottolineava la ricchezza e l’influenza.

Dal punto di vista pratico, le torri avevano anche scopi difensivi e strategici. Posizionate in punti chiave della città, permettevano di avvistare eventuali nemici o di proteggersi durante i conflitti interni tra fazioni. Questo utilizzo si univa alla necessità di sfruttare al meglio lo spazio urbano all’interno della cerchia muraria, spingendo i costruttori a edificare verso l’alto.

L’età d’oro delle torri bolognesi

La maggior parte delle torri fu costruita tra il XII e il XIII secolo, periodo di grande prosperità per Bologna. L’ultimo contratto documentato per l’edificazione di una torre risale al 1196, data che segna la fine di un’epoca di intensa attività edilizia.

Tra le torri più celebri si trovano la Garisenda e l’Asinelli, entrambe citate anche da Dante nella Divina Commedia. La Torre degli Asinelli, con i suoi 98 metri, è ancora oggi la torre in mattoni più alta del mondo. Altre, come la Torre Prendiparte e la Azzoguidi, conosciuta anche come “Altabella”, sono meno note ma altrettanto affascinanti.

Le torri dimenticate e demolite

Non tutte le torri medievali di Bologna sono sopravvissute al tempo. Alcune, come la Torre Cornacchina, furono abbattute per fare spazio a nuovi edifici, mentre altre furono inglobate in costruzioni posteriori e trasformate in altane o abitazioni. Un esempio interessante è quello della Torre della Magione, che nel 1455 fu spostata di oltre 18 metri dall’architetto Aristotile Fioravanti, un’impresa tecnica eccezionale per l’epoca.

Molto più recenti sono gli interventi urbanistici del XX secolo che portarono alla demolizione di tre torri nell’area del Mercato di Mezzo. Questi interventi, pur contestati, modificarono profondamente il centro storico, facendo perdere parte del patrimonio medievale della città.

Le torri di Bologna oggi

Oggi Bologna conserva 24 torri, alcune perfettamente conservate e visitabili. Ogni anno, migliaia di turisti salgono sulla Torre degli Asinelli per ammirare la vista mozzafiato sulla città e sui colli circostanti.

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