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Disponibile dal 22 ottobre 2025 su Netflix, “Il Mostro” è la miniserie italiana in 4 episodi, ispirata alla vera storia del Mostro di Firenze. Il primo serial killer nostrano che, tra gli anni ’60 e ’80, prese di mira coppie appartate nelle campagne attorno al capoluogo toscano.
Diretta da Stefano Sollima ripercorre i delitti del famoso assassino di Firenze, tra mistero, paura e verità celate. Presentata in anteprima mondiale all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è capace di calare lo spettatore indietro nel tempo, riportando la memoria a quegli anni e a quei tragici eventi.
Oltre a questo, c’è una costante che non viene mai tradita: i luoghi del terrore. La serie conserva infatti un profondo legame con ogni location, ma scopriamo il perché.
Questo crime drama, ideato da Stefano Sollima (ACAB, Suburra, Soldado) insieme a Leonardo Fasoli (Gomorra – La serie), ricostruisce una delle indagini più lunghe e complesse nella storia italiana, e mai concluse: gli omicidi compiuti dal “mostro di Firenze”. Nonostante sia stato tracciato un profilo dell’assassino, il suo nome infatti resta ancora sconosciuto.
La miniserie si concentra sulla pista sarda e sui probabili “mostri” emersi nel corso delle indagini, raccontandoli dal loro punto di vista.
Le riprese si sono svolte principalmente in Toscana, con un’attenzione speciale alla città di Firenze, per garantire una rappresentazione il più possibile aderente alla realtà dei fatti.
In particolare, le scene sono state girate nel centro storico, toccando luoghi come via Ghibellina, viale della Giovine Italia, via delle Conce, via dei Conciatori, via del Proconsolo, piazza San Firenze, via dell’Anguillara e il Cimitero di Trespiano.
Altri comuni toscani coinvolti nelle riprese includono Signa, Mercatale Val di Pesa, San Casciano in Val di Pesa e Campi Bisenzio.
Alcune sequenze sono poi state girate nel Lazio, in località come Testa di Lepre (frazione di Fiumicino), Ronciglione e altre aree della Tuscia. Inoltre, sono stati utilizzati come set anche luoghi nei dintorni dei Castelli Romani, tra cui il centro storico di Marino, a sud di Roma.
A Mercatale Val di Pesa è stata realizzata la scena della perquisizione nell’abitazione di Pietro Pacciani, uno dei principali sospettati del caso.
Come sottolineato anche dai diretti interessati (Sollima, il co-creatore Leonardo Fasoli e il consulente storico Francesco Cappelletti) durante la conferenza stampa a Venezia, l’utilizzo di location autentiche legate ai fatti – tra cui le campagne intorno a Firenze, i tribunali e i luoghi storici della città – ha contribuito a conferire alla serie un forte senso di veridicità, creando un’atmosfera di “verità ricostruita”.
Otto duplici omicidi, diciassette anni di terrore e la stessa arma usata, una Beretta calibro 22: questo è il nucleo centrale di una vicenda senza precedenti.
Un viaggio psicologico all’interno dell’animo umano che regala allo spettatore un racconto profondamente angosciante ma anche, purtroppo, precisamente autentico. Ogni dettaglio posizionato nelle stanze, ogni dinamica dei delitti, ogni colorazione degli interni, tutto si affida a perizie medico-legali e balistiche che gli autori hanno studiato incessantemente.
Documenti su documenti, interviste ai protagonisti di questi atroci eventi e tanta voglia di ricostruire un racconto che fosse chiaro. Un monito che ha l’intento di riaprire una riflessione sempre attuale. In fin dei conti si tratta di delitti basati su una violenza di genere, indirizzata ferocemente verso le donne.
In una storia che attraversa ipotesi e piste differenti ancora oggi misteriose, portate a tracciare il profilo di più di un probabile Mostro, la serie Netflix sceglie una linea chiara, quella della fedeltà estrema.
Al di là infatti di chi sia o meno l’assassino, ciò che “Il Mostro” fa è affidarsi a ogni minuzioso dettaglio che chiarisca l’accaduto. Ecco dunque che le abitazioni, le caserme, i luoghi bui in cui il killer agisce, sono tutti allestiti con estrema cura e capaci di trasmetterti quel devastante alone tenebroso.
“Avvicinarsi alla storia del Mostro di Firenze non è semplicemente un lavoro di ricerca, di scrittura, di messa in scena, è un confronto diretto con l’orrore. Ogni dettaglio, ogni ricostruzione, ogni dialogo immaginato pesa come il piombo. La sensazione perenne è che ci sia sempre qualcosa che sfugge. Avverti il pericolo dello scivolamento verso la morbosità che rischia di trasformare il dolore in intrattenimento e, all’opposto, la tentazione di attenuare l’orrore per renderlo più accettabile. Perché ciò che conta è raccontare sempre con onestà, con rispetto e con rigore.”
Così Stefano Sollima ha descritto l’approccio alla lavorazione de “Il Mostro”. Un prodotto talmente accurato, soprattutto nella scelta dei luoghi e degli spazi, che prevedeva durante ogni scena una prima stesura da parte del consulente storico Francesco Cappelletti, il quale spiegava agli attori l’accaduto reale nei minimi dettagli. Soltanto dopo questa ricostruzione il regista procedeva col suo lavoro, indirizzando il cast sempre verso una simmetria perfetta, rispetto a quanto avvenuto.
Immagine in alto @netflixitalia