Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it
Calcata è un “eremo d’anima eretto su tufo”. Il poeta e aforista romano Massimiliano Giannocco descrive così, questo delizioso borgo sopraelevato e arroccato, appunto come un eremo solitario alle porte di Viterbo, nell’Agro Falisco. Osservandolo a distanza panoramica, questo paesino sembra elevarsi come una scultura mimetizzata con le rocce sottostanti. Scopriamo allora come Calcata si sia guadagnata la fama di città rifugio degli artisti.
La storia di Calcata inizia in tempi preistorici, con la presenza umana documentata da numerosi reperti trovati nella vicina altura di Narce, legati alla civiltà etrusco-falisca. Nel IV secolo a.C., l’insediamento di Narce fu conquistato dai Romani, e nel corso dei secoli successivi la fertilità del territorio favorì la nascita di numerose ville rustiche, forse alla base della futura Calcata.
Comunque, il nome “Calcata” appare per la prima volta in un documento dell’VIII secolo, durante il pontificato di Adriano I, quando il “fundus” Calcata veniva incluso tra le proprietà papali destinate a rifornire Roma.
Nel corso dei secoli, il borgo fu oggetto di continui scambi tra le famiglie nobiliari, come i Sinibaldi e gli Anguillara, fino a diventare parte del ducato di Rignano sotto il dominio della famiglia Massimo nel 1828.
Dopo tante vicissitudini, nel Novecento Calcata rischiava di diventare un borgo fantasma. Infatti, negli anni ’30, una legge fascista obbligò lo sgombero delle abitazioni pericolanti, spingendo i residenti a trasferirsi in un nuovo insediamento. Tuttavia, non fu mai del tutto abbandonata, grazie alla sensibilità di artisti e artigiani che avviarono, così, una delle prime opere di riqualificazione urbana della storia moderna.
Oltre alla particolare conformazione urbanistica e architettonica, questo borgo medievale è famoso per essere diventato una comunità dal grande fermento culturale, artigianale e artistico. Infatti, dopo lo sgombero degli anni ’30 del Novecento, a partire dai ’60 diversi artisti e intellettuali furono attratti dall’atmosfera unica del borgo, ripopolandolo e acquistando le case a prezzi stracciati da ristrutturare. Una strategia pionieristica all’epoca, e che oggi orienta molte politiche di ripopolazione urbanistica nei borghi italiani a rischio abbandono.
In questo modo, Calcata è diventato un centro di creatività, popolato di artisti stranieri e hippies soprattutto nel Sessantotto e negli anni Settanta. Si stabilirono nel borgo, e lo riqualificarono con le proprie forze e l’estro creativo. Le antiche abitazioni furono restaurate nel rispetto della storia e dell’architettura dei luoghi, le botteghe artigiane ripresero a produrre preservando antichi mestieri.
Calcata è immersa tra numerose bellezze storiche e paesaggistiche. Solo per citare alcune delle attrazioni principali:
Il fascino di Calcata non è sfuggito al mondo del cinema. Il borgo è stato scelto come set per numerosi film, tra cui “Amici miei” di Mario Monicelli e “La mazzetta” con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. La sua atmosfera rilassante e gli scorci pittoreschi hanno fatto da sfondo a molte pellicole italiane, rilanciando il borgo come una delle location cinematografiche più affascinanti del Paese.
Calcata, che sembrava destinata a scomparire, oggi rappresenta un modello più dolce e lento di stile di vita.