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Bergamo
Italia 30 ottobre 2024

Cosa sono i quartieri alti?


I quartieri “alti” coincidono spesso con la parte prestigiosa di una città, ma il concetto si è evoluto nel tempo. Ecco l’origine, dal passato a oggi.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

L’espressione “quartieri alti” ha radici antiche, legate non solo a una questione di posizione geografica, ma anche di prestigio e potere. Basti pensare a città come Bergamo, dove la distinzione tra la parte alta e bassa non era solo una questione di altitudine, ma divideva il centro del potere e delle ricchezze da quello laborioso dei commerci e della vita cittadina.

È stato così nell’antica acropoli di Atene (ἄκρος, che significa la parte “in alto” della città), quella più fortificata e chiusa nella difensiva, dove si prendevano le decisioni importanti. 

Oggi, queste aree continuano a mantenere un aspetto esclusivo, ma il concetto di “alto” si è evoluto con i cambiamenti della società. In alcune città moderne i “quartieri alti” corrispondono ai centri storici di pregio, si parla di quartieri alti anche in riferimento a zone centrali e riservate, spesso situate all’interno delle cosiddette ZTL (Zone a Traffico Limitato), acronimo prestato alla dialettica socio-politica per indicarle come luoghi di privilegio.

Ma cosa significa esattamente vivere nei “quartieri alti”? E quali sono le origini e le caratteristiche distintive? Partiamo dalla definizione di quartiere, e come si sviluppa.

Come nascono i quartieri?

I quartieri, come li conosciamo oggi, non sono sempre esistiti nella forma attuale. Sono il risultato di scelte urbanistiche nell’organizzazione dei centri urbani, ma anche di processi storici, sociali ed economici che hanno modellato le città nel corso dei secoli.

Nelle città medievali, ad esempio, le abitazioni erano spesso raggruppate intorno ai centri del potere politico o religioso, come castelli e cattedrali. Con la crescita delle città, si svilupparono aree distinte in base alle funzioni e alle classi sociali che le abitavano.

Nel corso del tempo, le divisioni urbane si sono fatte più definite: alcune aree venivano destinate alle élite, mentre altre ospitavano le classi lavoratrici. Questo processo ha portato alla nascita dei “quartieri alti”, un termine ancora oggi dal forte connotato sociale.

Perciò, la distinzione tra quartieri non è solo geografica, ma spesso simbolica, legata a uno status di prestigio e privilegio, o funzionale, legata a bisogno e a necessità di spazi disponibili su cui edificare.

Cosa sono i quartieri alti? 

I “quartieri alti” sono, dunque, quelle zone della città che storicamente hanno ospitato le classi più abbienti e potenti. Ma non è stato sempre e solo così, infatti il termine si può riferire a due concetti di “altezza”:

Questi quartieri si possono distinguere anche per la presenza di uno (o più) dei seguenti elementi:

È anche una questione di altezza: come sono nati i quartieri alti in Italia 

L’espressione “quartieri alti” ha effettivamente origini legate all’altitudine geografica e all’espansione urbanistica. A Roma, in particolare, l’espansione urbanistica seguita alla proclamazione della città come capitale del Regno portò alla necessità di dover costruire abitazione.

Gli unici spazi per preparare la capitale a diventare una grande città erano disponibili su alcuni colli, in alto, quelli non ancora fortemente urbanizzati. Così si svilupparono nuove aree residenziali sulle colline dell’Esquilino, del Viminale e del Quirinale. Come spiegato dallo storico della lingua italiana Bruno Migliorini, i residenti della Roma pianeggiante, concentrati tra il Campidoglio, il Pincio e il Tevere, iniziarono a chiamare “quartieri alti” questi nuovi insediamenti sulle colline.

Naturalmente all’epoca non era in atto un’esplosione demografica, come avverrà nel dopoguerra quando esploderanno le borgate romane. Perciò, sul finire dell’Ottocento, queste nuove aree venivano indicate tra le zone più eleganti o moderne della città, definite appunto “quartieri alti”. 

In seguito, l’espressione indicava più i Parioli a Roma, ma si diffuse anche in altre città italiane, prima tra tutte Napoli (il rione Vomero che è anche in alto) e Brera a Milano, assumendo un significato più ampio e riferendosi non solo alla posizione geografica, ma anche a un contesto sociale elevato. Oggi, il termine è ampiamente usato in tutta Italia per indicare le aree urbane più prestigiose o influenti di una città.

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