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campo da tennis + foto in miniatura di Pierfrancesco Favino
Italia 13 novembre 2025

“Il Maestro”: tutte le location del film con Pierfrancesco Favino


Dal 13 novembre nelle sale italiane, "Il Maestro" è l'ultimo film con Pierfrancesco Favino: ecco dov'è stato girato.
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Lorenzo Usai

Collaboratore esterno di Immobiliare.it

Presentato in anteprima Fuori Concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il nuovo lavoro di Andrea Di Stefano si intitola “Il Maestro” e prova a intenerire lo spettatore attraverso lo sport. Scritto dallo stesso Di Stefano a quattro mani con Ludovica Rampoldi, immagina un bambino alle prese con una sfiancante passione per il tennis, macchiata dal peso delle responsabilità.

In 125 minuti, il regista racconta un duplice viaggio on the road, da un lato quello più evidente in cui un maestro e il suo allievo girano l’Italia, campo dopo campo, match dopo match. Dall’altro, invece, si dedica a un’avventura totalmente volta alla ricerca di ciò che conta veramente, cercando di ritrovare il proprio focus primario ed evitando di perdersi in continui loop distruttivi, che portano a sopravvivere anziché vivere.

“Il Maestro” arriverà nelle sale italiane il 13 novembre 2025, grazie a Vision Distribution: ecco le location principali del film.

Cosa racconta il film “Il Maestro”

Siamo in estate, a fine anni Ottanta. Felice ha tredici anni e sulle spalle il peso delle ambizioni del padre. Dopo anni di allenamenti rigorosi e sacrifici, è finalmente pronto per affrontare i tornei nazionali di tennis.

Per aiutarlo a fare il salto decisivo, il padre lo affida a Raul Gatti, un ex tennista che si autodefinisce “campione” e che dice di aver raggiunto gli ottavi agli Internazionali d’Italia, al Foro Italico.

Comincia così un viaggio lungo la costa italiana, tra match, sconfitte, bugie e incontri surreali. Felice, in quel percorso, comincia a respirare la libertà per la prima volta, mentre Raul (in apparenza disilluso e sopra le righe) ritrova il desiderio di rimettersi in gioco.

Tra i due nasce così un legame inaspettato, profondo, unico; di quelli che si vivono solo in certe estati, destinate a non tornare più.

Dove è stato girato “Il Maestro”

Il film è stato girato principalmente tra il Lazio e le Marche nell’autunno 2024. Luoghi come Roma, Gaeta e Formia hanno fatto da sfondo ad alcune sequenze per poi dirigersi a Portonovo, San Benedetto del Tronto, Ancona, Grottammare e la Riviera del Conero.

Le riprese si sono dedicate a scene specifiche come, per esempio, quelle in una villa privata di Gaeta e nel Circolo Tennis della città o sul litorale di Formia, in particolare sulla spiaggia. Successivamente, la troupe si è spostata nelle zone marchigiane sopracitate per concludere il percorso che ha portato alla realizzazione completa del film.

Il ruolo dello sport

Persistere a rincorrere un scopo è giusto, ma quando lo si fa più per non deludere i propri cari che per sé stessi, non si è più in un territorio fertile. “Il Maestro” riflette in parte proprio su questo, oltre a focalizzarsi su varie altre questioni. Lo sport viene utilizzato come metafora principale: le sfide sul campo, l’intensa e costante battaglia con gli allenamenti, il feeling (o meno) col proprio insegnante.

Dramma e ironia si mescolano nel film, Pierfrancesco Favino e il piccolo Tiziano Menichelli creano una sintonia che cresce lungo la durata, portando a un legame inizialmente forzato verso qualcosa di profondo. Supportati da comprimari come Valentina Bellè, Giovanni Ludeno e Dora Romano, che elevano i momenti e le situazioni, i due giocano una partita fatta quasi sempre di sconfitte.

Sul campo sono entrambi perdenti, ma anche nella vita personale non gli va molto bene. Da un lato, Raul, deve fare costantemente i conti col passato turbolento, mentre dall’altro c’è Felice, un ragazzino che pensava di avere un equilibrio sano ma si rende conto che la gioia vera risiede altrove.

“Il Maestro” finisce, dunque, per essere anche un tributo a quei mentori imperfetti, segnati dalla vita ma ancora capaci di insegnare con il cuore. È un racconto che attraversa le ferite della crescita, la forza evolutiva dell’insegnamento e la delicatezza dei rapporti umani.

Immagine in alto – Credits to @pierfrancescofavino

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