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La storia dei vincitori del Festival attraverso le targhe dei suoi vincitori sulla
Italia 29 gennaio 2025

La storia dei vincitori del Festival attraverso le targhe dei suoi vincitori sulla “Walk of Fame” di Sanremo


Dal 1951 ad oggi, le targhe dei vincitori del Festival della canzone italiana sulla "Walk of Fame" di Sanremo raccontano l’evoluzione della gara canora più famosa d’Italia.
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Agnese Giardini

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

A Sanremo, nell’area pedonale di via Matteotti, poco distante dal Teatro Ariston, si trova la “Walk of Fame” sanremese: una serie di targhe sulle quali sono incisi i nomi dei vincitori del Festival della canzone italiana e i titoli dei brani vincitori, che ripercorre la storia delle edizioni dell’evento musicale dal 1951 a oggi. L’idea nacque nel 2001, per celebrare il cinquantesimo anniversario del Festival, con l’obiettivo di commemorare gli artisti che negli anni avevano partecipato e vinto alla manifestazione musicale più importante della città e del Paese. 

Come sono le targhe

Realizzate dalla Fonderia Sancisi, le placche, disposte su una stella linea narratrice, sono fatte in bronzo dorato e fissate al pavimento tramite otto bulloni. All’interno della decorazione a forma di onda, inciso a sinistra si trova l’anno dell’edizione, al centro il titolo del brano e in basso a destra l’artista o gli artisti vincitori. All’incrocio di via Escoffier, la statua del conduttore televisivo Mike Bongiorno, anch’essa in bronzo, che lo ritrae in un gesto di saluto mentre impugna una cartellina con a rilievo scritta la sua esclamazione tipica “Allegria”, sorveglia il percorso che racconta la storia della gara canora che per ben undici volte lo ha visto presentatore.

Il debutto del Festival e gli anni ‘50

La prima targa riporta la data 1951, anno in cui Nilla Pizzi, con il brano “Grazie dei fiori”, vinse la prima edizione del Festival. Negli anni ’50 la competizione era ospitata all’interno del Casinò Municipale della città, dalla cui direzione era stata presa proprio l’iniziativa di un istituire una competizione musicale che fosse ispirata al Festival Canoro Nazionale di Viareggio. Tra i nomi celebri del periodo spiccano Achille Togliani, il Duo Fasano e ancora Nilla Pizzi, che conquistò la vittoria anche nel 1952 con “Vola colomba”. Con l’introduzione nel regolamento della doppia esibizione, a partire dal 1953, quando vinsero Carla Boni e Flo Sandon’s con la canzone “Viale d’autunno”, sulle targhe si possono ritrovare coppie di nomi. 

L’approdo in televisione nel 1955 segnò un passaggio fondamentale nella storia del Festival. Quell’anno Claudio Villa e Tullio Pane conquistarono il pubblico con “Buongiorno tristezza”. Villa, soprannominato il Reuccio, avrebbe consolidato il suo primato con quattro vittorie, un record condiviso solo con Domenico Modugno. Nel 1958, con “Nel blu dipinto di blu”, presentata al fianco di Johnny Dorelli, Modugno portò sul palco uno stile interpretativo nuovo, fatto di gesti attraverso esibizioni che coinvolgevano il pubblico. Il loro successo si replicò l’anno seguente con il brano “Piove”, che confermò l’ascesa del cantante.

Gli anni ’60 e le canzoni di Modugno

La prima metà degli anni ’60 è vissuta nella continuità della rivoluzione di Modugno, che lo vede vincitore nel ’62 insieme a Claudio Villa con il brano “Addio…addio” e per l’ultima volta nel ’66 con “Dio come ti amo” portato sul palco in compagnia della cantante Gigliola Cinquetti. Nella seconda metà, invece, si assistette a un’evoluzione del Festival, con l’introduzione di nuove regole e come l’apertura a generi musicali più moderni. Questo decennio vide anche l’ascesa di gruppi musicali, come i Minstrels, che vinsero nel 1965 con “Se piangi se ridi” insieme a Bobby Solo.

La rivoluzione degli anni ’70

Gli anni ’70 rappresentarono un altro grande punto di svolta per il Festival, che divenne sempre più spettacolare e mediatico. Il trasferimento al Teatro Ariston nel 1977 e l’introduzione della televisione a colori portarono la manifestazione in una nuova era. Brani come “Chi non lavora non fa l’amore” di Adriano Celentano e Claudia Mori, vincitore nel 1970, riflettono i mutamenti sociali e culturali del periodo.

Gli anni ’80 e la spettacolarizzazione del Festival

Con l’arrivo degli anni ’80, il Festival si trasformò ulteriormente in un evento mediatico di grande portata. Non solo la musica, ma anche le scenografie, i conduttori e gli ospiti internazionali acquisirono più importanza nel corso delle varie edizioni. Pippo Baudo, conduttore per ben tredici edizioni, divenne una figura centrale del Festival. Tra i brani simbolo di questo decennio figurano “Ci sarà” di Al Bano e Romina Power (1984) e “Adesso tu” di Eros Ramazzotti (1986).

Gli anni ’90 e la consacrazione dei cantautori

La “Walk of Fame” riporta anche l’evoluzione musicale degli anni ’90. Tra le targhe più significative figurano quelle di Riccardo Cocciante con “Se stiamo insieme” (1991), Luca Barbarossa con “Portami a ballare” (1992) ed Enrico Ruggeri con “Mistero” (1993). Un momento speciale fu il 1995, quando Giorgia vinse con “Come saprei” e ricevette anche il Premio della Critica, un riconoscimento mai assegnato prima al vincitore del Festival.

Il nuovo millennio e nuovi linguaggi

Con l’arrivo degli anni 2000, le targhe del Festival mostrano una notevole eterogeneità musicale segnata dalla contaminazione di nuovi stili e percorsi artistici. Nel 2001, Elisa, fino ad allora conosciuta per le sue interpretazioni in lingua inglese, conquistò il pubblico italiano con “Luce”. Due anni dopo, nel 2003, Alexia seguì un percorso simile, presentandosi al Festival con “Per dire di no”. 

Dal 2009 il Festival vide sempre di più emergere artisti provenienti dai talent show, tra cui Marco Carta nel 2009 con “La forza mia”, Emma Marrone nel 2012 con “Non è l’inferno” e infine Marco Mengoni nel 2013 col successo di “L’essenziale”. Tuttavia, non mancarono eccezioni significative, come Roberto Vecchioni, vincitore nel 2011 con “Chiamami ancora amore”, e gli Stadio, che trionfarono nel 2016 con “Un giorno mi dirai”.

*Immagine in alto – credits to Céline GERARD via Google Maps

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