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Prima di Sanremo c’era il Festival della Canzone Napoletana
Italia 3 febbraio 2025

Prima di Sanremo c’era il Festival della Canzone Napoletana


Il Festival della Canzone Napoletana, antenato di quello sanremese, è una manifestazione che ha lanciato grandi artisti e lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana.
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Caterina Vasaturo

Giornalista, collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Quando si parla di festival musicali in Italia, il pensiero corre immediatamente a quello di Sanremo, evento simbolo della canzone italiana dal 1951. Ma prima di Sanremo, e in parallelo ad esso per molti anni, è esistita un’altra manifestazione che ha segnato profondamente la storia della musica italiana: il Festival della Canzone Napoletana. Scopriamone di più.

Le origini del Festival prima di Sanremo: la Canzone Napoletana

Sapevi che gli ideatori del Festival sono due creativi napoletani? Proprio così: il poeta Ernesto Murolo e il musicista Ernesto Tagliaferri, che nel lontano 1931 trasportarono nella cittadina costiera una manifestazione natalizia ispirata alla “Festa di Piedigrotta”.

Nato con l’obiettivo di promuovere e valorizzare la canzone napoletana, un genere che già vantava una tradizione secolare e un repertorio di brani immortali, l’evento si tenne nel casinò municipale di Sanremo, e andò in scena dal 24 dicembre 1931 al 1 gennaio 1932 come “Festival partenopeo di canti, tradizioni e costumi”.

La “Festa di Piedigrotta”: dalla musica popolare alla canzone d’autore

La “Festa di Piedigrotta”, culla della musica popolare napoletana, ha ospitato per secoli musicisti strepitosi, che si sono esibiti con brani divenuti immortali. C’è, tuttavia, una canzone in particolare che ha segnato il passaggio a una nuova forma di musica, ovvero la canzone d’autore, ed è “te voglio bene assaje”, composta addirittura nella prima metà dell’Ottocento.

La manifestazione si è, poi, trasformata in un appuntamento imperdibile, soprattutto dal ventesimo secolo, celebrando artisti adorati dagli amanti della canzone napoletana, da Salvatore di Giacomo a Libero Bovio e Raffaele Sacco.

Il Festival della Canzone di Napoli

Successore spirituale della “Festa di Piedigrotta”, il Festival della Canzone di Napoli nasce nel 1952, in risposta al successo di quello di Sanremo, con l’obiettivo di dare nuova linfa alla tradizione musicale napoletana. L’evento partenopeo nei primi anni si è tenuto al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare. A differenza del fratello sanremese, il festival napoletano si concentrava esclusivamente sulle canzoni in lingua napoletana, mantenendo vivo un patrimonio musicale che aveva conquistato il mondo grazie ad artisti come Enrico Caruso e Roberto Murolo.

Il Periodo d’Oro

Negli anni ’50 e ’60, il Festival della Canzone Napoletana raggiunge l’apice della popolarità. Vi partecipano artisti di grande calibro come Sergio Bruni, Aurelio Fierro, Mario Abbate, Peppino Di Capri e Claudio Villa, che si cimentano nell’interpretazione di brani che sarebbero diventati grandi classici. Canzoni come Malafemmena di Totò, Indifferentemente e Carmela hanno lasciato un segno indelebile nella cultura musicale italiana. Il festival è stato anche un trampolino di lancio per giovani talenti, molti dei quali hanno proseguito la loro carriera a livello nazionale e internazionale.

Il declino e la fine

Con l’avvento della musica pop e il crescente successo di Sanremo, il Festival della Canzone Napoletana comincia a perdere importanza. Le edizioni degli anni ‘70 sono segnate da un calo di interesse da parte del pubblico e dei media, fino alla sua definitiva chiusura nel 1971. Negli anni successivi ci sono stati alcuni tentativi di riportarlo in vita, ma senza riuscire a restituirgli il prestigio di un tempo.

L’eredità del Festival

Oggi il Festival della Canzone Napoletana è ricordato con nostalgia dagli amanti della musica partenopea e dagli storici della canzone italiana. Sebbene non esista più come evento, il suo impatto è ancora visibile nella musica contemporanea, nelle reinterpretazioni dei suoi brani più celebri, nella passione che la canzone napoletana continua a suscitare e anche nel Festival, che andrebbe considerato come un lascito della cultura partenopea, il cui legame è spesso dimenticato.


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