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Quante e quali sono le spiagge italiane che rischiano di scomparire per il cambiamento climatico?
Italia 20 luglio 2026

Quante e quali sono le spiagge italiane che rischiano di scomparire per il cambiamento climatico?


Spiagge italiane a rischio: quali potrebbero scomparire per il cambiamento climatico e perché l'erosione avanza.
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Ludovica Russotti

Collaboratrice esterna di Immobiliare.it

Le coste italiane rappresentano uno dei patrimoni naturali più preziosi del Paese, ma anche uno dei più vulnerabili agli effetti della crisi climatica. L’innalzamento del livello del mare, l’aumento della frequenza delle mareggiate e la progressiva erosione del litorale stanno modificando il profilo di numerose località balneari. Non si tratta di un fenomeno confinato al futuro: in molte aree è già possibile osservare l’arretramento della linea di costa e la riduzione della superficie delle spiagge sabbiose. Comprendere quali sono le spiagge che rischiano di scomparire, perché questo accade e quali territori risultano maggiormente esposti significa leggere il cambiamento climatico attraverso uno dei suoi effetti più tangibili sul paesaggio italiano.

Quante spiagge italiane rischiano davvero di scomparire entro il 2100?

Le proiezioni elaborate da istituti di ricerca e organismi scientifici indicano uno scenario particolarmente delicato. Se le emissioni globali continueranno a seguire gli scenari più sfavorevoli, entro la fine del secolo quasi il 45% delle spiagge sabbiose italiane potrebbe essere interessato da una forte regressione o addirittura scomparire. Si tratta di una percentuale che non implica la perdita totale di tutti questi litorali, ma evidenzia un rischio concreto di trasformazione irreversibile.

Il fenomeno dipende principalmente dalla combinazione tra innalzamento del livello medio del Mar Mediterraneo, erosione costiera e riduzione dell’apporto naturale di sedimenti trasportati dai fiumi. Quando il mare avanza e la spiaggia non riceve nuovo materiale sabbioso, la linea di costa arretra progressivamente, fino a compromettere ecosistemi, infrastrutture e attività economiche.

Perché il cambiamento climatico accelera l’erosione delle coste italiane?

L’erosione costiera è un processo naturale, ma oggi viene amplificato da fattori climatici e antropici che agiscono contemporaneamente.

Il primo elemento riguarda l’aumento del livello del mare, conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai e della dilatazione termica delle acque. Anche pochi millimetri all’anno, accumulandosi nel corso dei decenni, modificano profondamente l’equilibrio delle spiagge.

A questo si aggiunge una maggiore intensità delle mareggiate. Eventi meteorologici più violenti trasportano grandi quantità di sabbia verso il largo, accelerando l’arretramento della costa. In molti casi il naturale recupero della spiaggia durante la stagione estiva non riesce più a compensare le perdite.

Un ruolo importante è svolto anche dall’intervento umano. Porti, pennelli, dighe, urbanizzazione costiera e canalizzazione dei corsi d’acqua alterano il trasporto dei sedimenti, mentre la riduzione delle dune limita la capacità naturale delle spiagge di assorbire l’energia del mare.

Quali sono le regioni italiane più esposte alla scomparsa delle spiagge?

Non tutte le coste italiane presentano lo stesso livello di vulnerabilità. Le aree pianeggianti, caratterizzate da litorali bassi e sabbiosi, risultano generalmente più esposte rispetto alle coste rocciose.

Tra i territori maggiormente interessati figurano il Delta del Po, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna, dove l’Adriatico presenta fondali poco profondi e vaste spiagge facilmente soggette all’erosione.

Anche il Lazio, soprattutto lungo il litorale romano e pontino, mostra tratti costieri in progressivo arretramento. Situazioni analoghe interessano diverse zone della Campania, della Puglia, in particolare il Gargano e alcuni litorali del Salento, oltre a porzioni della Calabria e della Sicilia.

Persino la Sardegna, spesso associata a spiagge incontaminate, presenta aree sensibili. I litorali del Golfo di Cagliari, dell’Oristanese e alcune spiagge della costa occidentale mostrano dinamiche erosive che richiedono monitoraggi costanti.

Quali spiagge italiane sono considerate tra le più vulnerabili?

Le situazioni più critiche riguardano soprattutto le spiagge caratterizzate da fondali bassi e limitata disponibilità di sedimenti.

Tra gli esempi più frequentemente analizzati dagli studiosi figurano Rosolina, Jesolo, Bibione, il sistema costiero del Delta del Po, parte del litorale ravennate, alcune spiagge della costa laziale come quelle comprese tra Ostia e Fiumicino, oltre a diversi tratti della costa campana e pugliese.

Non significa che queste località siano destinate a scomparire completamente nel breve periodo. Piuttosto, rappresentano territori nei quali il rischio di perdita di superficie balneabile è significativamente superiore rispetto ad altre aree, soprattutto in assenza di efficaci strategie di adattamento.

L’evoluzione delle coste, infatti, dipenderà sia dalla velocità del cambiamento climatico sia dalle politiche di gestione del territorio adottate nei prossimi decenni.

Perché le dune costiere sono fondamentali per proteggere le spiagge?

Uno degli elementi più sottovalutati nella tutela del litorale è rappresentato dalle dune costiere.

Questi rilievi sabbiosi costituiscono una vera barriera naturale contro l’azione del mare. Durante le mareggiate assorbono parte dell’energia delle onde e fungono da riserva di sabbia, contribuendo al naturale ripristino della spiaggia.

Quando vengono eliminate per lasciare spazio a parcheggi, stabilimenti balneari o infrastrutture turistiche, il sistema costiero perde gran parte della propria capacità di adattamento. Anche la vegetazione tipica delle dune svolge un ruolo determinante, poiché stabilizza la sabbia e limita l’erosione provocata dal vento.

La conservazione degli ecosistemi dunali è oggi considerata una delle strategie più efficaci e sostenibili per aumentare la resilienza delle coste mediterranee.

Quali conseguenze avrebbe la perdita delle spiagge italiane?

La progressiva riduzione delle spiagge non rappresenta soltanto un problema ambientale.

Dal punto di vista economico, il turismo balneare costituisce uno dei principali motori dell’economia italiana. Una diminuzione della superficie disponibile potrebbe incidere sulla competitività di numerose destinazioni, con effetti sulle imprese turistiche, sulla ricettività e sull’occupazione.

Le conseguenze riguardano anche la biodiversità. Molti habitat costieri ospitano specie vegetali e animali altamente specializzate, che rischiano di scomparire insieme agli ambienti nei quali si sono evolute.

Esiste inoltre un tema di sicurezza. L’arretramento della linea di costa espone maggiormente abitazioni, strade, porti e infrastrutture agli effetti delle mareggiate, aumentando i costi di manutenzione e di protezione civile.

Come si possono salvare le spiagge più minacciate dall’erosione?

Non esiste una soluzione unica valida per tutti i litorali. La gestione moderna delle coste privilegia un insieme di interventi coordinati, capaci di adattarsi alle caratteristiche di ciascun territorio.

I ripascimenti artificiali, quando progettati correttamente, possono compensare la perdita di sedimenti. Al tempo stesso assumono crescente importanza il recupero delle dune, la rinaturalizzazione delle foci fluviali, la limitazione del consumo di suolo costiero e una pianificazione urbanistica che tenga conto dell’evoluzione futura del mare.

In alcuni casi si sta valutando anche il cosiddetto arretramento pianificato, cioè lo spostamento graduale di infrastrutture particolarmente esposte, anziché la costruzione continua di nuove opere rigide di difesa.

Proteggere le coste italiane significa quindi intervenire sull’equilibrio complessivo tra ambiente, attività umane e cambiamenti climatici. Le spiagge che oggi rischiano di scomparire rappresentano uno degli indicatori più evidenti della trasformazione in atto nel Mediterraneo e ricordano quanto la tutela del territorio sia ormai parte integrante delle politiche di adattamento climatico. Conservare questi ecosistemi significa preservare paesaggi, biodiversità, economia locale e una parte fondamentale dell’identità geografica e culturale italiana.

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