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Quante sono le strade dedicate alle donne in Italia?
Italia 25 novembre 2024

Quante sono le strade dedicate alle donne in Italia?


In Italia, solo una minima parte delle strade è dedicata alle donne, evidenziando un profondo squilibrio nella rappresentazione di genere. Scopriamo i dati e le iniziative per una maggiore inclusione.
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Emanuele Bianchi

Ex collaboratore esterno di Immobiliare.it

Passeggiando per le vie delle nostre città, raramente ci soffermiamo a riflettere sui nomi che le identificano. Eppure, quei nomi raccontano una storia, la storia di chi ha lasciato un segno nella memoria collettiva. Ma è una storia incompleta, che relega le figure femminili in un ruolo marginale

A svelare questo squilibrio è Mapping Diversity, una mappa digitale che ha analizzato la toponomastica anche dei 21 capoluoghi di regione italiani, scoprendo un dato sorprendente: su oltre 24.000 strade intitolate a persone, solo il 6,6% porta il nome di una donna. E se escludiamo le sante e le figure religiose, la percentuale crolla ulteriormente, scendendo a meno di mille strade.

Un dato che fa riflettere, e che ci interroga sul perché le donne siano così poco presenti nella toponomastica italiana. 

Certo, la storia è stata a lungo scritta da una prospettiva maschile, e le donne sono state spesso escluse dai ruoli di potere e di visibilità. Ma questo non giustifica una disparità così marcata. 

Le strade dedicate alle donne sono ancora troppo poche

Come sottolinea Mapping Diversity, “la preponderanza di figure maschili nelle nostre strade […] contribuisce a perpetrare la marginalizzazione del contributo femminile“. I nomi delle strade, lungi dall’essere “innocui elementi urbani”, esercitano un “forte potere simbolico” nella costruzione della memoria collettiva. Uno spazio pubblico dominato da nomi maschili trasmette un messaggio implicito: le donne non sono protagoniste della storia, le loro azioni e i loro talenti non meritano di essere ricordati.

A Milano, su 2.593 vie e piazze intitolate a persone, solo 127 sono dedicate a donne. A Roma la situazione non è molto diversa: su 7.892 strade, appena 528 portano un nome femminile. Tra i nomi più ricorrenti, oltre all’onnipresente Maria, madre di Gesù, spiccano figure come la regina Margherita di Savoia e la scrittrice Grazia Deledda. Donne che, pur avendo raggiunto una certa notorietà, rappresentano pur sempre una minoranza rispetto alla schiacciante presenza di figure maschili.

Un gap di genere che si estende alle piazze e ai monumenti

E non si tratta solo di strade. Anche nei monumenti, le donne sono spesso raffigurate in ruoli stereotipati o come figure allegoriche. A Milano, fino a poco tempo fa, su 121 statue dedicate a personaggi storici, nessuna rappresentava una donna. Un vuoto che contribuisce a rafforzare l’idea di una storia “al maschile”, in cui le donne sono relegate a un ruolo secondario.

Toponomastica femminile: la storia a metà delle nostre città

Qualcosa sta però cambiando. Iniziative come “Toponomastica femminile“, un gruppo di ricerca e attivismo nato nel 2012, si battono per una maggiore inclusione delle donne nello spazio pubblico. Attraverso censimenti, mostre e campagne di sensibilizzazione, “Toponomastica femminile” chiede ai comuni di intitolare nuove strade a figure femminili meritevoli, scienziate, artiste, politiche, attiviste, che hanno contribuito a scrivere la storia del nostro paese. Un modo per riequilibrare la narrativa storica e dare visibilità a tutte le protagoniste del passato.

Anche il movimento femminista Non Una di Meno si è mobilitato, ribattezzando simbolicamente alcune strade con i nomi di donne importanti, come Sylvia Rivera, icona LGBTQIA+, e Tina Modotti, fotografa e militante rivoluzionaria. Queste azioni, oltre a rivendicare una maggiore visibilità per le donne, stimolano un dibattito pubblico sulla necessità di decolonizzare lo spazio urbano da una prospettiva di genere.

Iniziative dal basso per una toponomastica più inclusiva

E non solo in Italia: anche in altre città europee, come Bruxelles, si stanno moltiplicando le iniziative per intitolare strade a donne che si sono distinte in diversi ambiti, dalle scienze all’attivismo sociale. L’obiettivo è quello di creare una toponomastica che rifletta la complessità e la diversità della società, dando voce a tutte le sue componenti.

La strada verso una rappresentanza equilibrata è ancora lunga, ma le iniziative cittadine e l’impegno di associazioni e movimenti femministi stanno contribuendo a riscrivere la mappa delle nostre città, rendendola più inclusiva e rappresentativa della ricchezza e della diversità della storia e della società. Un processo fondamentale per costruire una società più giusta e equilibrata, in cui tutti e tutte possano sentirsi rappresentati e valorizzati.

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