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Duomo di Milano
Milano 6 novembre 2024

Anche Milano ha il suo Gobbo di Notre Dame: la storia dell’eremita sul Duomo


Scopriamo insieme l'affascinante e misteriosa storia dell’eremita che trovò rifugio sul tetto del Duomo di Milano.
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Nicola Teofilo

Giornalista, collaboratore esterno di Immobiliare.it

Tra le guglie del Duomo di Milano, a metà del Seicento visse un personaggio singolare e misterioso per l’epoca: un eremita rifugiato nel cantiere della cattedrale in costruzione. L’uomo solitario si guadagnò l’affetto dei milanesi che, affascinati dalla sua presenza silenziosa e rispettosa, vollero proteggerlo da una vita segnata dalla miseria e dalle avversità.

Colpiti dalla distruzione della sua precaria abitazione, gli operai e i cittadini si mobilitarono per offrirgli un rifugio inaspettato e incredibile: una nuova “casa” tra le torri e le statue della futura “casa di Dio”. Così, in un’epoca difficile, la comunità milanese dimostrò umanità e solidarietà, accogliendo quell’uomo che cercava solo un angolo sicuro in cui pregare e contemplare. Una storia che alimenta leggende e ulteriore fascino tra le pieghe oscure del capolavoro gotico di Milano.

Rispolveriamo questo capitolo di una Milano antica e già accogliente, in un’epoca segnata dalla pestilenza.



Duomo come Notre-Dame: la storia dell’eremita

Nel 1651 il Duomo di Milano era ancora un cantiere aperto, con la facciata in fase di completamento. L’area circostante si presentava caotica: durante il giorno, tra bancarelle e operai al lavoro, regnava un continuo via vai; ma di notte, la piazza diventava desolata e pericolosa. La zona era nota per la presenza di malavita e prostituzione, in particolare tra i quartieri di Rebecchino e Bottonuto, rendendola tutt’altro che sicura.

In questo contesto si inserì la figura dell’eremita, un uomo che aveva vissuto difficoltà personali e sociali. Sopravvissuto alla terribile peste del 1630, il misterioso uomo rimase solo e senza risorse, trovando infine riparo presso le mura della cattedrale. Con materiali di scarto del cantiere, si costruì una rudimentale capanna con materiali di scarto del cantiere, ribattezzata la “Capanna di Sassi”, che divenne la sua dimora. 

Quest’uomo solitario e mite divenne presto noto a tutti come l’eremita del Duomo, tollerato dalla Fabbrica della Cattedrale e persino dagli agenti della polizia spagnola di ronda, che chiudevano un occhio alla sua presenza.

La demolizione

Un giorno, però, la sua abitazione fu distrutta per ordine della Fabbrica. Mentre l’eremita era assente, gli operai smantellarono la Capanna di Sassi, probabilmente per permettere la pavimentazione dell’area attorno alla cattedrale.

Al suo ritorno, il povero uomo trovò il rifugio demolito e ogni suo bene disperso. Colpiti dalla sua reazione composta e dal rispetto che tutti nutrivano per lui, gli operai e la Veneranda Fabbrica decisero di rimediare al danno in un modo del tutto inaspettato.

Accettando la proposta, l’eremita scelse di vivere sul tetto del Duomo stesso, una posizione che sentiva più sicura e vicina a Dio. Gli operai ricostruirono così la sua piccola capanna tra le guglie, dove poté vivere indisturbato, contemplando la città dall’alto e trascorrendo le sue giornate in preghiera. La Veneranda Fabbrica si prese anche cura dei suoi bisogni essenziali, sostenendolo fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1660.

Con la sua scomparsa, la “Capanna di Sassi” fu rimossa, ma la memoria di questo insolito abitante del Duomo è rimasta una testimonianza di un’epoca in cui anche i più umili potevano trovare un posto in mezzo alla grandiosità dell’arte e della fede.

Fascino e mistero: il legame tra due capolavori del gotico

Il legame tra il Duomo di Milano e Notre-Dame di Parigi emerge qui non solo a livello architettonico, ma anche simbolico. Come il gobbo di Notre Dame trovò rifugio e significato tra le torri di Parigi, anche l’eremita trovò una casa tra le guglie milanesi, in un contesto di bellezza gotica e di spiritualità.

Ci sono altri paralleli interessanti tra queste due figure emblematiche e tra i rispettivi capolavori gotici. Eccone alcuni:

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